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Arianna PanarellaWritten by: Reviews

Carlo Aymonino, fedeltà al tradimento

Alla Triennale di Milano, l’allestimento “pop-up” di Federica Parolini per la mostra curata da Manuel Orazi che racconta l’uomo e l’architetto

 

MILANO. La Triennale rende omaggio al lavoro di Carlo Aymonino (1926-2010), architetto atipico ed eccentrico, tra i protagonisti dell’architettura italiana, capace di attraversare le diverse fasi della seconda metà del Novecento. La mostra, nata da un’idea delle figlie Livia e Silvia Aymonino e curata da Manuel Orazi, è un racconto intenso composto da materiali d’archivio, progetti, dipinti, testi, fotografie e interviste. Attraverso questa ricca documentazione emergono non solo la sua concezione della città e delle periferie, ma anche altri aspetti come l’impegno politico, l’amore per il disegno e la pittura e la vita familiare, che s’intrecciano in modo inscindibile con il suo lavoro di architetto.

“Carlo Aymonino. Fedeltà al tradimento” ripercorre tutto il percorso progettuale, con la volontà di restituirne la complessità, ma soprattutto di far emergere anche l’uomo e il suo lato più personale. Questa mostra infatti nasce prima di tutto tra le mura domestiche. Livia e Silvia Aymonino hanno cercato di capire cos’era rimasto nelle numerose case della famiglia allargata (una vita intesa, la sua, tre mogli, quattro figli). Il primo risultato, ottenuto attraverso tutto il materiale fotografato, è stato un libro di quasi duecento pagine, un potente racconto che andava attraversato, ulteriormente indicato e condiviso con una mostra che ha visto un complesso lavoro di ricerca di quasi tre anni.

La volontà principale era quella di raccontare l’uomo e l’architetto insieme, quindi un flusso complesso che riguarda l’arte, il mestiere, la politica, la famiglia, l’amore, la vita. La fedeltà al tradimento, a cui fa riferimento il titolo della mostra, è la paradossale capacità di Aymonino di confrontarsi con tutti i principali ambiti culturali e politici del secondo Novecento, senza mai rimanere intrappolato in un’unica categoria statica, evolvendo costantemente per piccoli strappi, interpretabili come tradimenti.

 

I disegni al centro dell’allestimento

Aymonino è nato a Roma e, grazie all’aiuto dello zio Marcello Piacentini, fin da piccolo intraprende il percorso verso lo studio dell’architettura, imparando a disegnare scenografie per le feste familiari. Si sviluppa in lui la passione per l’arte attraverso la conoscenza di Mario Mafai, Toti Scialoja, Roberto Melli, Renato Guttuso. L’abitudine verso il disegno sembra essere l’arma con cui egli riesce a contestualizzare e giocare con il progetto, rappresentato in viste tridimensionali, spesso di grande formato, in cui sono inserite ombre e figure che aiutano nella comprensione del riferimento spaziale.

Questi disegni sono diventati il soggetto principale dell’allestimento della mostra che, ingranditi e resi tridimensionali, trasformano la mostra in un grande “libro pop-up” attraversabile, come se i suoi noti quaderni rossi prendessero improvvisamente vita. Oltre ai suoi progetti, infatti, in mostra sono esposti materiali e documenti provenienti dal lato più intimo e biografico di Aymonino. Il cuore di questa sezione è rappresentato dagli album rossi che per molti anni l’architetto ha disegnato e riempito di aneddoti insieme con la sua famiglia, producendo un’opera collettiva dove in controluce s’intravedono molti dei fatti e dei protagonisti evocati nel percorso delle città.

 

Il legame con le città e l’impegno didattico e politico

Attraverso l’allestimento onirico di Federica Parolini, la rassegna si sviluppa in un percorso cronologico che lascia spazio al racconto del legame che Aymonino ha avuto con alcune città italiane: Roma, Matera, Venezia, Milano, Pesaro. Luoghi in cui ha lasciato un segno preciso e inconfondibile. A ogni città corrispondono uno o più centri tematici che chiamano in causa influenze e interlocutori differenti.

Roma è stata il luogo centrale per Aymonino, ma i suoi progetti lo hanno portato in tutta l’Italia. Si è confrontato con le periferie di diverse città, come testimoniano le sue opere nei quartieri Gallaratese a Milano e Spine Bianche a Matera, per citare gli esempi più celebri.

L’attività di Aymonino attraversa fasi storiche, esperienze e realtà differenti: dall’impegno nella ricostruzione del dopoguerra al lavoro sulle periferie, dall’insegnamento all’Università IUAV di Venezia fino all’esperienza come assessore per gli interventi al centro storico di Roma, dall’amore giovanile per la pittura al costante esercizio del disegno. L’esposizione è quindi non solo il modo per rendere omaggio a un importante protagonista dell’architettura italiana, ma l’occasione per capire meglio questa particolare figura entrando, attraverso un percorso immersivo, nella sua vita e nelle sue passioni.

Immagine di Copertina: © Arianna Panarella

 

Carlo Aymonino. Fedeltà al tradimento

a cura di Manuel Orazi
da un’idea di Livia e Silvia Aymonino
Triennale Milano
14 maggio – 22 agosto 2021
direzione artistica Triennale Milano: Lorenza Baroncelli
Progetto di allestimento: Federica Parolini
Progetto grafico: NORM, Zurigo
Catalogo a cura di Manuel Orazi per Electa

 

 

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Last modified: 18 Maggio 2021