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Silvia MazzaWritten by: Patrimonio

Musei siciliani: è l’ora del rinnovamento?

Il piano della Regione prevede interventi e concorsi per ammodernare nove musei, ma le criticità non mancano

 

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Dopo avere passato in rassegna alcune riqualificazioni museali del tutto o quasi completate, si direbbe un atto di fiducia volerci occupare questa volta del programma di interventi con cui la Regione Sicilia intende rimettere a nuovo nove musei (22 milioni, risorse compensative trasferite dallo Stato alla Regione).

Nel 2014, infatti, fu annunciato un programma per i musei su larga scala da 55 milioni (fondi UE). Risultato: gli istituti dell’isola restano ancora oggi obsoleti, con gravi carenze di ogni tipo, da quelle strutturali, col caso estremo delle pozze d’acqua nelle sale del museo messinese dei Caravaggio, all’impiantistica che non funziona e agli allestimenti antiquati. “Per adeguarli agli standard europei”, si legge nel comunicato. Ma anche solo a quelli del resto del Paese. Non sarà un caso, infatti, che la Regione Sicilia non abbia ancora aderito al Sistema Museale Nazionale.

A questo giro, però, pare esserci una novità, un’inversione di tendenza. Non senza contraddizioni, beninteso.

 

L’accordo con gli architetti sui concorsi

Il Dipartimento dei Beni culturali dell’omologo Assessorato regionale ha siglato nei giorni scorsi un protocollo con l’Ordine degli Architetti di Palermo, per una collaborazione nella gestione dei concorsi di progettazione per la riqualificazione dei nove musei. In particolare, ci spiega il presidente Francesco Miceli, l’Ordine metterà a disposizione la propria piattaforma online per il concorso, affiancherà il Dipartimento nella definizione dei bandi e contribuirà alla giuria con due componenti.

 

Gli interventi previsti

L’intervento più cospicuo, per 7 milioni, riguarda il Museo archeologico di Gela (Caltanissetta) per la revisione dell’intero complesso che presenta problemi sotto il profilo statico. Al Museo archeologico di Aidone (Enna) saranno investiti 2,5 milioni per l’allestimento di servizi di accoglienza, bookshop, laboratori didattici (previsti anche per gli altri musei), depositi, climatizzazione ed opere relative all’impiantistica; 3,5 milioni per l’adeguamento della struttura esterna dell’Antiquarium di Himera, a Termini Imerese (Palermo); 1,5 milioni serviranno al Museo Pirro Marconi per migliorare l’area degli scavi e quella dei parcheggi; 2 milioni per il rifacimento delle coperture e degli infissi, e nuovo allestimento del Museo archeologico “Paolo Orsi” (Siracusa). All’Agostino Pepoli di Trapani occorre intervenire, con 2 milioni, sulle coperture e sulla rimozione di infiltrazioni da risalita, problema che attanaglia anche il Museo delle solfare di Trabia Tallarita, nel nisseno (1 milione).

Balzano all’occhio gli appena 2 milioni (contro i 5,5 che servirebbero) per rifare l’impiantistica e gli interventi strutturali del Museo di Messina, il più grande del meridione (17.000 mq), in cui piove dentro le sale. Mentre gli esigui 500.000 euro al Museo regionale d’Arte moderna e contemporanea di Palermo (Riso), per migliorare spazi interni ed esterni, si spiegano perché si tratta di risorse che si aggiungono a quelle appena riconosciute dal CIS per il progetto di riqualificazione urbana di Palermo e che vedrà il Riso realizzare interventi che miglioreranno la sua integrazione nel tessuto della città.

L’accordo, precisa l’assessore dei BBCC Alberto Samonà, “Consente di aprire ai contributi dei professionisti della progettazione, anche in vista di una riduzione dei tempi di avvio nella realizzazione delle opere”.

 

Le criticità

È questa necessità di accelerare i procedimenti che spiega anche perché per gestire questo “pacchetto” per i musei sia stato nominato un commissario: Carmelo Bennardo, capo della Segreteria tecnica di Samonà. Un altro commissario è stato piazzato anche per tutta una serie di altre riqualificazioni, tra ex ospedali ed ex fiere, per oltre 80 milioni. Una gestione commissariale per una nuova stagione di progettazione a trazione regionale, non giustificata da nessuna “emergenza” in corso, a spiegare perché in Sicilia si faccia diversamente dal resto d’Italia.

Gestione “palermocentrica”, pure, per il mancato coinvolgimento degli Ordini delle altre province, anche se gli interventi sono spalmati in quasi tutte. Una contraddizione, dicevamo. Perché affidarsi per i nove musei allo strumento del concorso è una controtendenza di un ramo della Regione (Assessorato BBCC) rispetto a una “tendenza” della stessa Regione, di non procedere in tutti gli altri casi attraverso un concorso di progettazione. E talvolta nemmeno di uniformarsi alle prescrizioni della Soprintendenza, come avvenuto per quell’imbarazzante giardinetto, “fiorito” da qualche mese davanti alla Presidenza della Regione.

 

Immagine di copertina: Museo archeologico regionale Paolo Orsi di Siracusa

 

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Last modified: 23 Febbraio 2021