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Lucia Pierro e Marco ScarpinatoWritten by: Città e Territorio Forum Professione e Formazione

Qualità dello spazio pubblico: esiti non all’altezza del dibattito

Sono ancora pochi i processi di rigenerazione urbana che passano attraverso i concorsi. Il caso emblematico della Sicilia

 

Nel nostro paese si dibatte sempre più spesso di rigenerazione urbana e qualità dello spazio pubblico. Un confronto che, attraverso i media, supera gli specifici ambiti disciplinari per raggiungere anche i non addetti ai lavori. A tale vitalità non corrispondono però risultati altrettanto apprezzabili; e ciò avviene sia per l’esiguità delle realizzazioni, sia perché molte occasioni vengono sprecate ricorrendo a formule d’affidamento che, impedendo il confronto tra differenti proposte progettuali, non sempre garantiscono la qualità.

 

Palermo: due concorsi, ma molte consulenze e incarichi diretti

La Sicilia offre un paradigmatico esempio di questa situazione poiché, a fronte di due grandi concorsi di progettazione in due fasi che riguardano rispettivamente la nuova Cittadella della Giustizia su viale Africa a Catania (esitato a luglio scorso) e la nuova sede della Regione su viale Ugo La Malfa a Palermo (gli esiti attesi a marzo), sono stati inaugurati o sono in corso di realizzazione vari interventi frutto di auto-commissioni, consulenze, collaborazioni, “donazioni” e incarichi diretti più o meno dissimulati.

Lo scorso dicembre il dibattito ha riguardato la nuova sistemazione dell’area verde dinnanzi alla sede del Governo regionale di Palazzo d’Orleans, realizzata a Palermo dall’Ufficio speciale di progettazione (la struttura creata nel 2018 per curare l’attività di progettazione, esecuzione e collaudo di tutti i lavori pubblici regionali e fornire anche supporto agli enti locali). Alla vista di quest’intervento, Ordini professionali e associazioni sono insorti sia per gli esiti sia perché, stante il contesto storico-monumentale e il prestigio dell’istituzione, sarebbe stato opportuno bandire un concorso di progettazione.

 

Catania: per gli ex poli sanitari si può fare di più

Nelle ultime settimane il dibattito sulla qualità degli spazi pubblici e le modalità di selezione dei progetti sta avendo un’altra vivace appendice a Catania, dove si discute dell’intervento di trasformazione del comparto degli ex ospedali Santa Marta e Villermosa e Vittorio Emanuele, rispettivamente posti su via di San Giuliano e alle spalle del monumentale monastero benedettino di San Nicolò la Rena, a suo tempo restaurato e rifunzionalizzato su progetto di Giancarlo De Carlo per ospitarvi il Dipartimento di Scienze Umanistiche.

Le previsioni per i due ex poli sanitari sono state presentate alla stampa il 23 gennaio e, come sottolineato dal presidente della Regione, si tratta del più vasto intervento tra quelli previsti nel redigendo piano di riutilizzo dei presidi sanitari dismessi nei nove capoluoghi siciliani. Un piano in fieri che include anche la realizzazione a Messina della Cittadella della cultura nell’ex ospedale Regina Margherita (s’attendono gli esiti della gara chiusa il 12 gennaio riguardante l’affidamento dei servizi d’architettura e ingegneria per rifunzionalizzare l’ex nosocomio).

A Catania i lavori sono partiti il 25 gennaio con l’abbattimento degli immobili dell’ex ospedale Santa Marta e Villermosa, che furono realizzati negli anni cinquanta e sessanta in aggiunta all’originario edificio settecentesco. Secondo quanto riportato nella delibera regionale di finanziamento a questo primo stralcio, alle opere di demolizione sarebbe dovuto seguire un concorso in due fasi volto a valorizzare un’area pubblica di circa 4.000 mq posta nel centro storico barocco protetto dall’Unesco.

A sorpresa invece, durante la conferenza stampa, è stato presentato il progetto (affidato con incarico diretto perché sotto-soglia) di una piazza caratterizzata dall’inserzione di vistose pensiline fotovoltaiche che, oltre a conferire una allure “green”, dovrebbero contribuire a valorizzare l’architettura barocca sullo sfondo. Non sono invece ancora note le modalità con cui sarà sviluppato il progetto di riqualificazione dell’ospedale Vittorio Emanuele, dove si prevede di allocare un “Museo dell’Etna”, un “Museo dell’identità” e alcune gallerie d’arte.

Sulla vicenda la Sezione In/Arch Sicilia ha pubblicato una lettera in cui, oltre a porre l’accento sull’assenza di un progetto culturale, funzionale e di gestione, si denuncia il mancato confronto con operatori e cittadini e l’assenza di procedure concorsuali volte a selezionare proposte di qualità.

Il crescente interesse verso i concorsi di progettazione pare un segnale positivo. Tuttavia, per promuovere la qualità dell’architettura e attivare processi di rigenerazione virtuosi e diffusi, il confronto tra le diverse proposte non può esser invocato solo in pochi casi, lasciando che le restanti opere pubbliche continuino ad essere pianificate e progettate ricorrendo a consulenze, collaborazioni, “donazioni” e incarichi diretti.

 

In copertina: la nuova sistemazione dell’area verde davanti alla sede del Governo regionale di Palazzo d’Orleans a Palermo

 

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Last modified: 10 Febbraio 2021