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Written by: Patrimonio

SOS per la «villa dei direttori»

SERMIDE (MANTOVA). La “villa dei direttori”, realizzata su progetto dell’’architetto di origine mantovana Renzo Zavanella, costituisce uno dei migliori esempi di “razionalismo nautico” italiano. Progettata e costruita tra il 1931 e il 1939 per ospitare le famiglie dei due direttori del grande zuccherificio della famiglia genovese Schiaffino, si trova oggi in un gravissimo stato di abbandono e degrado che verosimilmente diventerà irreversibile in breve tempo. L’edificio è un limpido esempio (raro se non unico della provincia di Mantova) di quel linguaggio architettonico che ha caratterizzato in modo significativo gli esordi del razionalismo italiano (si pensi alla sede AMILA a Tremezzo di Pietro Lingeri). La libera organizzazione delle bucature e la dinamica composizione dell’’esterno rimanda da un lato al “cubismo” di Robert Mallet-Stevens e, dall’’altro (l’’ingresso arrotondato), al Novocomum di Giuseppe Terragni, oltre che alle sperimentazioni del quartiere Weissenhof a Stoccarda. L’’edificio è citato da Edoardo Persico sul numero 7 del luglio 1933 di «Casabella» quale importante testimonianza di come “(…) il gusto moderno vada diffondendosi in Italia a tal punto da essere seguito nelle opere di più comune utilità (…), abbiamo forse bisogno più di queste fabbriche svelte e modernissime che di complicate soluzioni estetiche: è un modo di accostarsi ai bisogni di tutti e di creare realmente una esigenza del nuovo stile architettonico“”. La villa si caratterizza anche per alcune innovative soluzioni tipologiche nella distribuzione degli interni, come l’open space del sistema salotto-cucina-ingresso, o nell’’utilizzo delle armadiature a incasso nei muri (anche nei bagni). Nella terrazza-pontile il corrimano del parapetto e i camini sono disegnati e progettati con chiaro riferimento all’’architettura navale. La struttura della villa è in cemento armato con tamponamenti costituiti da doppia parete con intercapedine. Nel suo complesso l’’edificio si presenta come un’opera già matura di un architetto comunque ancora giovane (Zavanella aveva allora 31 anni); le foto d’’epoca ne rivelano tutta la purezza dello stile e l’’eleganza delle forme. La villa di Sermide costituisce inoltre l’’esordio di Zavanella con la committenza legata all’’alta borghesia e all’’industria emergente che ne caratterizzerà l’’opera per tutta la vita.

La collocazione della villa all’’interno di un esempio paradigmatico di area industriale dismessa (l’’ex zuccherificio) e quindi soggetta a passaggi burocratico-urbanistici lunghi e complessi, diviene un ulteriore elemento di difficoltà a livello gestionale. Grazie a un’’azione congiunta tra Politecnico di Milano, Direzione Regionale Lombardia (MiBAC) e Soprintendenza di Mantova, Brescia e Cremona l’edificio è stato oggetto finalmente di un decreto di tutela, primo tassello –necessario ma non sufficiente –per la conservazione di questo prezioso manufatto.

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Last modified: 1 Giugno 2017