Monaco di Baviera (Germania). Davvero un peccato quando, dopo un concorso lungamente atteso con un risultato importante, il committente decide di non proseguire con il progetto vincitore e presenta una proposta personale. Sembra una storia italiana ma è tutta tedesca: si tratta dellambizioso progetto della stazione centrale di Monaco, che ha laureato nel 2008 la proposta dello studio Auer+Weber di Monaco/Stoccarda.
La stazione centrale ha una lunga storia di ricostruzioni, a partire dallOttocento. Dopo un bombardamento della seconda guerra mondiale, nel suo cuore ledificio attuale risale agli anni cinquanta e sessanta, integrando preesistenze come il Starnberger Flügelbahnhof. Con 350.000 viaggiatori giornalieri, Monaco è la seconda stazione più importante dopo Amburgo e, con i suoi 32 binari (più due sotterranei e sei della metropolitana non gestita dalle Ferrovie tedesche), è il più grande nodo ferroviario tedesco. In realtà, ciò che è stato percepito per molti anni come un «provvisorio» è comunque parte della storia della città: la grande hall dei binari, costruita dal 1958 al 1960 dallarchitetto Franz Hart, è un capolavoro di leggerezza ingegneristica e rimane integra anche nel progetto di Auer+Weber.
Esito di un concorso internazionale in più fasi (2003-2004), il complesso di circa 160.000 mq antistante ai binari si presenta, nelle intenzioni degli architetti, come un «foyer per la città». Insieme alla nuova piazza antistante, anchessa riprogettata, vuole essere una hall di dimensioni generose che si presenta con la sua copertura come un grande portale, affiancato dai blocchi vetrati dei servizi (hotel, uffici e aree commerciali), riproponendo la leggerezza dellarchitettura di Hart, anche se con un linguaggio del tutto nuovo. Ciò che era un insieme di architetture cresciute nel tempo è diventato un luogo di comunicazione infrastrutturale coerente.
Gli alti costi di realizzazione, stimati in circa 650 milioni, erano alla base della discussione delle Ferrovie tedesche che da subito hanno iniziato a svincolarsi dal progetto vincitore. Dapprima lipotesi di una ristrutturazione dellesistente, poi la richiesta agli architetti di ridimensionare il progetto, che si presenta ora dopo un ulteriore studio di fattibilità del 2009 con una versione da 287 milioni. In seguito, improvvisamente, spunta un progetto del proprio ufficio tecnico: dalle rarissime immagini in circolazione, si tratta di un cubo di vetro. In una riunione del Consiglio della città il 18 maggio scorso, in cui è stata chiesta ragione dellinfelice scelta, il rappresentante delle Ferrovie è stato evasivo suscitando le vivaci proteste dei consiglieri. La nuova soluzione si presenta come una qualsiasi messa in scena del capitalismo senza qualità architettonica, è dubbioso che possa essere realizzata con costi minori e, cosa peggiore, la fruibilità nelledificio centrale e rispetto ai collegamenti sotterranei rischia di essere fortemente compromessa.
La mossa rimane poco comprensibile agli stessi architetti, perché giunge dopo lunghi mesi in cui si è tentato di trovare una soluzione accettabile per tutti. Sembra piuttosto una tendenza dello stesso committente di lasciare da parte le idee e competenze degli studi di architettura per affidarsi al «fai da te» con i propri tecnici. Dopo la manomissione del progetto per la Lehrter Bahnhof firmato Gerkan Marg und Partner a Berlino, e le tentazioni di estromettere lo studio Ingenhoven dal progetto di Stoccarda, la Deutsche Bahn non si mette certo in bella luce.
(Visited 81 times, 1 visits today)
Articoli recenti
- Forme e controforme del cambiamento. A Mantova si mostra il clima 20 Maggio 2026
- Dalla casa al sistema. Nuovi modelli dell’abitare tra rigenerazione e welfare 20 Maggio 2026
- Architettura e politica: prove di dialogo in Senato 20 Maggio 2026
- I colori del Beaubourg, racconto di una battaglia 20 Maggio 2026
- RDE Festival 2026, a Roma il design come pratica collettiva 19 Maggio 2026
- Nascosti, in piena vista: il paradosso dei paesaggi degli allevamenti padani 14 Maggio 2026
- Speciale Biennale Arte Venezia 2026 14 Maggio 2026
- L’archiviaggio. Normandia e Bretagna oltre il turismo del must see 14 Maggio 2026
- Atlante del mondo: tutte le nazioni della Biennale Arte 13 Maggio 2026
- Le installazioni effimere di Venezia: più scenografia che città 12 Maggio 2026
- Gli allestimenti della Biennale si sintonizzano su toni minori 12 Maggio 2026
- Fondazioni per tutti i gusti: nei Palazzi e in Laguna 12 Maggio 2026
- Se polemiche e pasticci si mangiano l’arte 12 Maggio 2026
- Mendrisio, il gran varietà delle architetture a teatro 10 Maggio 2026
Tag
abitare
alejandro aravena
allestimenti
anniversari
arte contemporanea
biennale venezia 2016
bologna
Chiese
cina
compatibilità ambientale
concorsi
congressi
coronavirus
Dalle Aziende
fiere
fotografia
francia
germania
infrastrutture
INU
lettere al Giornale
libri
Milano
mostre
musei
napoli
paesaggio
parigi
patrimonio
Pianificazione
premi
recupero
reporting from the front
restauro
rigenerazione urbana
ritratti di città
Ri_visitati
roma
sicilia
spazio pubblico
territorio fragile
torino
triennale milano
università
venezia
«Il Giornale dell’Architettura» è un marchio registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. all’associazione culturale The Architectural Post; ilgiornaledellarchitettura.com è un Domain Name registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. a The Architectural Post, editore della testata digitale, derivata e di proprietà di «Il Giornale dell’Architettura» fondato nell’anno 2002 dalla casa editrice Umberto Allemandi & C. S.p.A., oggi Società Editrice Allemandi a r.l.
CONTATTI SOCIAL:
© 2026 Giornale dell'Architettura •
© 2026 TheArchitecturalPost - Privacy - Informativa Cookies - Developed by Studioata




















