Facciate illuminate da led colorati modificano continuamente il loro aspetto, in base al movimento dei visitatori o al battere sincronico delle loro mani; nebbia artificiale avvolge ledificio, mutando i suoi effetti in unatmosfera evanescente; uno schermo a 360° avvolge gli spettatori nellemozionante teatro circolare. Tutto ciò avviene nel Padiglione attraverso il quale 38 aziende a partecipazione pubblica, localizzate nellarea urbana di Shanghai, intendono esprimere un atto di responsabilità nei confronti dello sviluppo futuro della megalopoli.
Come è possibile che lo facciano ricorrendo agli effetti speciali, di fronte alla serietà delle sfide che coinvolgono una delle città più inquinate e dense del pianeta? Perché hanno finanziato il Shanghai Corporate Pavilion?
La luce dei led è diffusa attraverso tubi di policarbonato ottenuti dal riciclo di migliaia di custodie di cd: Shanghai ne utilizza 30 milioni allanno, riciclandone oggi soltanto il 25%. La nebbia, molto scenografica e però anche utile per il raffrescamento diurno, è ottenuta grazie a un complesso sistema di raccolta, immagazzinamento e riciclo dellacqua piovana, che ha trovato nel progetto del Padiglione loccasione per un avanzamento delle tecnologie disponibili. Oltre 1.600 metri quadrati di pannelli fotovoltaici, disposti in copertura, offrono energia elettrica per luso quotidiano del Padiglione.
Come Yung Ho Chang (progettista delledificio con il suo studio pechinese Atelier Feichang Jianzhu) spiega nelleditoriale di questo numero del Giornale, loccasione di lavorare per lExpo di Shanghai lo ha portato a superare il suo solido atteggiamento anti-spettacolarista nei confronti dellarchitettura, che ha segnato le sue opere migliori e che lo qualifica come una delle eccezioni più colte nel panorama dei progettisti cinesi. La sua domanda ricorrente «come non essere spettacolari?», qui cambia in «come essere più che spettacolari?», approfittando del clima eclatante di unesposizione per trasmettere un messaggio determinante.
Il progetto del Shanghai Corporate Pavilion si interroga su come esprimere al pubblico impegni cruciali per la città, sul piano dello sviluppo tecnologico e della sostenibilità.
Quello dellExpo è, come sempre, un pubblico prevalentemente generalista: nel caso di questanno, in particolare, si aggiunge il fatto che moltissimi dei visitatori cinesi, la grande maggioranza tra quelli previsti, scoprirà qui il mondo per la prima volta, «visitandolo» attraverso i vari padiglioni nazionali. In questo sovraccarico di informazione, la scelta del Shanghai Corporate Pavilion di essere educativo attraverso la scelta «leggera» dello spettacolo, appare particolarmente accorta.
Parlando del suo Padiglione, Chang lancia un paragone coraggioso con il Centre Pompidou: se, in quel caso, per la prima volta un edificio veniva «rovesciato» per mostrare a tutti tecnologie e impianti, a Shanghai lambizioso passo vuol essere mostrarli non con il linguaggio specialistico della tecnica, bensì attraverso quello universale dellintrattenimento.
È partecipe di questa strategia anche lo spazio architettonico: una lunga scala mobile (qui la citazione del Beaubourg è letterale) raccoglie i visitatori dallo spazio pubblico, grande piazza coperta senza ingombri strutturali; li trasporta allimprovviso in uno spazio fluido e irregolare, dai pavimenti inclinati, che circonda la «bolla» del teatro a 11 metri di altezza. Qui dentro, lobiettivo esplicito è quello di far perdere ogni riferimento rispetto a unidea tradizionale e geometrica di «costruzione», dimostrando piuttosto come – secondo le parole del progettista – «oggi sono le tecnologie i mattoni più importanti di un edificio».
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