Le nostre città sono isole di calore, dobbiamo cambiare approccio

by • 17 Settembre 2020 • Forum, Professione e Formazione946

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Riceviamo e pubblichiamo un appello per un’assunzione di responsabilità nella progettazione in chiave bioclimatica

 

Questo è un appello agli architetti, ai progettisti, alle amministrazioni pubbliche. Le nostre città si sono trasformate in immense isole di calore. Per gli umani questo fenomeno aumenta lo stress a causa dell’aumento della temperatura, con conseguenze mortali per le fasce più deboli della popolazione. L’intensità radioattiva dell’isola di calore è proporzionale al logaritmo della popolazione residente, con punte così elevate che il differenziale termico con la campagna arriva fino a 12°. Come è stato possibile non avere una visione a lunga distanza, considerando la tendenza all’agglomerazione, costruendo interi quartieri privi di componenti evaporativi (verde, piante, foglie, acqua)? Non solo si è aumentato il picco termico con la costruzione di edifici completamente vetrati; nella scelta dei materiali, è stata trascurata la più elementare risorsa naturale: l’albedo, componente strategico della riflessione. Abbiamo costruito tetti in bitume, strade e marciapiedi in asfalto, abbiamo distribuito il calcestruzzo a piene mani anche dove non necessario, ovvero inutile per le sue capacità meccaniche. Le città sono diventate dei serbatoi di calore. Il benessere ambientale è una chimera; il benessere individuale è affidato alla climatizzazione. Il risparmio energetico, di fronte ai sistemi meccanici di raffrescamento, è diventato un’utopia; si sono persi i concetti base della ventilazione naturale, dell’evapo-traspirazione, della necessità fisiologica del benessere individuale strettamente connesso all’ambiente. La maggior parte delle città sono sorgenti di calore e, quindi, predisposte alla formazione delle isole di calore.

Il consorzio Climat Impact Lab, formato dalla società di ricerche Rhodium e dall’Università di Berkeley, ha elaborato le temperature passate, attuali e future per numerose città del mondo, conteggiando quanti giorni ognuna di esse raggiunge almeno i 32° dal 1960 fino al 2090. Ad esempio, 60 anni fa Milano raggiungeva tale soglia 8 giorni l’anno; ora il fenomeno si manifesta 22 volte, mentre intorno al 2090 si prevede una media di 47 giorni se verranno rispettati gli obiettivi dell’Accordo sul clima di Parigi.

Prendiamo coscienza degli errori compiuti e diamo una svolta decisa, pensando alla «progettazione per la temperatura», con il supporto della bioclimatica, per il nostro benessere ambientale e per quello delle generazioni che seguiranno.

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