Palazzo Barberini, un museo “mobile”

by • 10 Settembre 2020 • Mosaico, Patrimonio1334

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I nuovi allestimenti delle Gallerie nazionali Barberini Corsini a Roma

 

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ROMA. Di recente “ridotte” ad accidentale fondale di proiezione dei selfie della nota influencer Chiara Ferragni, le Gallerie nazionali Barberini Corsini sono un emblematico esempio di come il nuovo status di museo autonomo non abbia rappresentato solo una rivoluzione amministrativa, ma sia coinciso con un profondo ripensamento degli spazi e una valorizzazione delle collezioni permanenti.

È nell’aprile 2019 che le Gallerie presentano al pubblico il primo atto di questa trasformazione: dieci nuove sale dell’ala sud di Palazzo Barberini, con le collezioni sei-settecentesche, restituite alla fruizione dopo che è stata conclusa la trattativa con il Ministero della Difesa, il quale aveva avuto in gestione gli spazi per oltre 80 anni. Il nuovo allestimento ha assecondato un criterio prevalentemente cronologico-geografico, con l’inserto di sale tematiche che interrompono il ritmo di visita, con pause utili ad approfondire specifici contesti storico-artistici. Altra caratteristica è la rarefazione delle opere, disposte ora su un’unica fascia. Vengono sistematicamente alternate con altre abitualmente conservate nei depositi. Da cui l’impressione di un museo in continua “mobilità”.

I nuovi apparati didattici sono stati ideati per valorizzare sia le collezioni, sia l’ambiente che le ospita. Nuovo anche l’accesso: dallo scalone a pianta quadrata, il cosiddetto scalone del Bernini. Così come la conclusione del percorso, che ha recuperato uno spazio non più accessibile al pubblico da tempo: lo scalone elicoidale, detto del Borromini.

I lavori sono quindi proseguiti con l’adeguamento dell’ala nord del palazzo, inaugurato nel dicembre 2019. Il coerente mantenimento, anche per le collezioni del Seicento – tra le quali spicca il nucleo caravaggesco – del criterio individuato per l’ala sud, ha privilegiato la narrazione diacronica e tematica rispetto all’enfatizzazione del singolo capolavoro. La riapertura di assi prospettici ha favorito il recupero dell’originario spirito barocco inteso a valorizzare anche gli spazi esterni, dal ponte ruinante a tutto il giardino.

Il rinnovamento proseguirà nel 2021, con le sale cinquecentesche del piano nobile e di quelle al pianterreno del palazzo. Protagonisti quest’ultimo e la famiglia Barberini, grazie ad alcune sale dedicate alla loro storia (la sala affrescata da Andrea Sacchi e la sala marmi del piano nobile) e al loro collezionismo. Fulcro del nuovo percorso sarà, ovviamente, il monumentale salone affrescato da Pietro da Cortona, celebrazione massima del pontificato di Urbano VIII, con il “Trionfo della Divina Provvidenza”. All’inizio della visita, al piano, terra, sarà allestito un tavolo multimediale. A completare il rinnovamento del complesso, la rifunzionalizzazione delle grandi sale al pianterreno per le mostre temporanee, mentre la nuova caffetteria sarà ospitata nella serra presso i giardini storici.

Infine, è rimasto inalterato l’allestimento della Galleria Corsini, che riproduce l’originario, descritto dall’inventario del 1771. Diversamente non si poteva, trattandosi dell’unica quadreria settecentesca pressoché integra a Roma. Il rinnovamento ha riguardato, invece, il modo in cui questi spazi storici vengono comunicati, specie in ambito digitale. Quindi, nuove fiche di sala, indispensabili per una quadreria priva di didascalie; ammodernamento del sistema d’illuminazione, da ultimarsi nel 2021; attivazione di una rete wi-fi gratuita e realizzazione di una guida digitale alle collezioni, disponibile, anch’essa gratuitamente, sia mediante distribuzione di tablet che in modalità app dal proprio dispositivo.

A margine, un’ultima riflessione da tempi che corrono. Quando abbiamo inserito in scaletta il primo appuntamento della rassegna dedicata ai recenti riallestimenti, lanciata con l’intervista all’ex direttore Musei Antonio Lampis, per capire come i musei siano in grado di “influenzare” i visitatori senza scorciatoie dal breve respiro (come un selfie di Ferragni agli Uffizi), non potevamo immaginare che proprio le Gallerie nazionali Barberini Corsini sarebbero state meta della nuova incursione della nota influencer. “Si scateneranno polemiche?”, si leggeva sui canali Instagram e Facebook del museo, dando notizia della nuova visita, dopo la prima che nel luglio scorso aveva infiammato i “puristi” tipo Tomaso Montanari. Polemiche o meno, è evidente che l’effetto sorpresa sia unicamente ciò che tiene in piedi la banalità travestita da scoop. Risultato sicuro, invece, quello di relegare a fondali intercambiabili la “Venere” di Botticelli degli Uffizi e “Giuditta e Oloferne” di Caravaggio delle Gallerie nazionali. Se ci sarà, la terza visita non potrà che essere poco altro che una prova di fedeltà per i venti milioni di follower di Ferragni. Mentre per noi è l’incentivo a proseguire sulla strada con cui abbiamo ritenuto di dare la parola ai musei e al racconto di sé che sono in grado di fare con mezzi propri.

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