Urbino vs Sgarbi e Boeri: la rimozione della modernità

by • 20 Luglio 2020 • Forum2193

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Riflessioni intorno alla politica di affidamento del Piano strategico della città marchigiana, patrimonio Unesco

 

A Urbino la storia non insegna nulla, nel recente passato come oggi. Era il 1975 quando Giancarlo De Carlo, architetto fautore del progetto politico di Carlo Bo, che basava  la rinascita di Urbino sull’educazione, scriveva al PCI per rimarcare il suo disappunto sull’estromissione dall’incarico di redigere il Piano, unicamente per soddisfare gli appetiti dei costruttori locali. La storia, con le debite proporzioni, si ripete in questi giorni.

L’architetto milanese Stefano Boeri, presidente della Triennale di Milano, allievo di Bernardo Secchi e dello stesso De Carlo, viene prima incaricato di redigere il Piano strategico di Urbino, come conseguenza dell’essere sito Unesco, e poi, dopo breve tempo, il sindaco Maurizio Gambini gli comunica che Vittorio Sgarbi non ne gradisce la presenza. La reazione di Boeri avviene con un video su facebook dove l’episodio riassume la sudditanza psicologica della giunta nei confronti di Sgarbi, che viene nominato pro-sindaco di Urbino, con apposita modifica al regolamento comunale. Non si comprende quale alchimia lo storico dell’arte abbia messo in atto affinché siano tutti così timorosi di lui anche quando non vi sono i presupposti. «Mi auguro che al nostro posto – afferma Boeri da noi interpellato – venga scelto uno studio di urbanistica e architettura capace di affrontare con sensibilità e intelligenza il futuro di un luogo straordinario. Chi sarà scelto non dovrà sopportare indebite invasioni di campo».

Oggi Urbino è una città priva d’identità, e vive soprattutto della memoria del passato del Duca Federico da Montefeltro e in parte del lascito di De Carlo, dove la politica dimostra i suoi limiti nell’assecondare le posizioni reazionarie di Sgarbi. Come si esce da questa situazione? «Con una politica insieme coraggiosa – continua Boeri – e attenta a non travalicare il confine tra orientamento e competenze, con una urbanistica consapevole delle valenze politiche della sua azione».

Tuttavia, questa triste vicenda italiana rispecchia ancora una volta l’eterna lotta, mai risolta, tra chi è reazionario e conservatore (Sgarbi) e chi come De Carlo prima e Boeri oggi, ha una visione aperta e non stantia sul futuro. Non dobbiamo, come fanno alcuni, compiere l’errore di equiparare Boeri a De Carlo, in quanto il periodo storico è molto diverso e le loro opere sono incomparabili, farlo sarebbe un errore storiografico. Ma la redazione di un Piano strategico va difesa dall’interferenza sgarbiana. 
D’altronde le “distruzioni” di Sgarbi sono in misura maggiore delle costruzioni: basti pensare al suo ruolo nella tutela del sito archeologico di Villa del casale a Piazza Armerina (Enna), con lo smantellamento dell’allestimento di Franco Minissi, e la polemica sull’ampliamento del Palazzo dei Diamanti di Ferrara, solo per citare le più note.

Le città e le sue architetture sono l’esito delle stratificazioni secolari che princìpi e papi hanno attuato, determinando implementazioni di spazi. Se rivolgiamo lo sguardo al passato, anche il trattato De Re Aedificatoria di Leon Battista Alberti s’ispira al classicismo greco e romano per rielaborarne forme e linguaggi, definendo i caratteri dell’architettura rinascimentale che tutti osannano. O Le Corbusier, maestro del Movimento moderno che, partendo da Serlio e da Vitruvio, elabora la sua idea di architettura. Invece a Urbino è in atto da un quinquennio la rimozione della modernità su cui altre città, come la Ivrea di Adriano Olivetti, hanno conquistato il riconoscimento Unesco. La modernità urbinate ha attirato grandi consensi a livello internazionale, una risorsa non sfruttata pienamente. Infatti solo la modernità di De Carlo ha consentito, insieme alla politica lungimirante di Bo, d’impedire la distruzione del centro storico urbinate. Determinante in questo senso è l’intervento dello Stato, quando nel 1968 fu promulgata la legge speciale per Urbino. Dunque, se oggi la città marchigiana è sito Unesco, il merito va ascritto alle azioni di Bo e De Carlo, con buona pace di tutti.

Tuttavia, non stupisce l’ipocrisia della politica locale, che si appiattisce sui capricci di Sgarbi dimostrando scarsa autonomia e indipendenza decisionale. Nel 2019 Urbino non ha avuto la capacità politica di festeggiare il centenario di De Carlo. Quando, a giugno 2019, il sindaco Gambini è stato rieletto, il primo atto è stata la modifica di una norma del Piano, redatto da Leonardo Benevolo e poi confermato, soprattutto nelle parti riferite ai vincoli paesaggistici, dallo stesso De Carlo nel Piano del 1994. Tale modifica riguardava la costruzione di nuovi annessi agricoli e il recupero degli annessi agricoli esistenti per finalità non agricole. In questo modo gli annessi (anche quelli del sindaco Gambini, imprenditore agricolo) potranno essere trasformati in residenze, vanificando la battaglia di Benevolo e De Carlo per limitare le nuove costruzioni nel territorio, al fine di conservare il paesaggio tramandatoci dai dipinti di Piero della Francesca.

 

Foto di copertina: © Emanuele Piccardo

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One Response to Urbino vs Sgarbi e Boeri: la rimozione della modernità

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