Art Bonus per le chiese: il caso Venezia

by • 23 Marzo 2020 • Mosaico, Patrimonio651

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Complice l’emergenza maltempo l’Art Bonus s’allarga (per ora) al patrimonio di proprietà ecclesiastica delle sole città di Venezia e Matera. Un primo bilancio dal fronte lagunare illustra criticità e spiragli post acqua alta

 

VENEZIA. Una marea durata per settimane, dopo il picco registrato il 12 novembre scorso (187 centimetri sullo zero mareografico di Punta della Salute) e la violenta ondata di maltempo che nello stesso periodo ha investito Matera, hanno indotto il ministro dei Beni e delle attività culturali e del turismo Dario Franceschini con apposito provvedimento (il decreto-legge 24 ottobre 2019 n. 123, poi convertito nella legge n. 156 del 12 dicembre 2019) ad allargare l’Art Bonus al patrimonio di proprietà ecclesiastica di entrambe le città. Una misura straordinaria che per ora esclude i beni ecclesiastici del restante territorio nazionale, i quali possono beneficiare di erogazioni eleggibili ai fini dell’Art Bonus solo se di proprietà di un ente pubblico o nel caso l’ente ecclesiastico sia concessionario o affidatario/gestore (come ricordato nella più ampia panoramica a firma di Francesca Favaro).

Pur con questo limite, la recente disposizione costituisce un passo in avanti per convogliare risorse verso un patrimonio d’innegabile valore artistico e architettonico ma in alcuni casi non dotato della sufficiente valenza rappresentativa o mediatica, a cui spesso l’«illuminato» benefattore punta. Quale sarà, viene da chiedersi in prima istanza, l’appeal di una chiesa rispetto a qualsiasi altro bene?

Per Carolina Botti, direttrice di ALES Spa, società in house del MiBACT e responsabile del programma di gestione e promozione dell’Art Bonus, “Dipende sempre da chi dona: cittadini, fondazioni bancarie, singoli imprenditori. Questi ultimi -ci spiega- spesso sono legati ad un bene emblematico per il territorio: scatta così una sorta di orgoglio nel sostenerne il recupero. Anche i cittadini possono scegliere utilizzando lo stesso criterio. Una leva forte sembra essere quindi la matrice territoriale, ma su progetti più ampi non sempre questo criterio è valido. Mi riferisco a musei e siti archeologici che hanno una riconoscibilità su scala nazionale e acquistano una rilevanza diversa. Sicuramente esistono troppe variabili che non si possono generalizzareRitiene possibile l’estensione all’intera Penisola di quest’ultimo provvedimento? Ritengo -continua Botti- che il Mibact non si tirerebbe certo indietro ma è una questione di priorità. In questo caso la priorità è stata data alle situazioni di emergenza. Non si deve dimenticare che l’estensione ha un costo economico per lo Stato.

 

La situazione in Laguna: la Basilica di San Marco

Intanto, in attesa di concrete prime applicazioni e volgendo lo sguardo al contesto veneziano, in seguito ai recenti accadimenti la Basilica di San Marco è balzata al centro dell’attenzione internazionale. Inondata dalle acque per settimane anche due volte al giorno, meta di pellegrinaggi mediatici e del mondo politico la Basilica è diventata, in un breve arco di tempo, uno dei luoghi più rappresentativi dell’eccezionale fenomeno secondo solo all’Acqua granda del 1966. “Abbiamo dovuto aspettare la tragedia”, ha affermato il Primo procuratore di San Marco Carlo Alberto Tesserin durante la conferenza stampa dello scorso 13 dicembre durante la quale sono stati illustrati non solo i risultati della costante opera di manutenzione e salvaguardia di cui la Procuratoria, per statuto, si fa carico, ma anche un primo bilancio dei danni e priorità d’intervento. Tra queste: indagini preliminari, interventi ai rivestimenti marmorei e ai pavimenti di nartece e cappella Zen, il restauro dei mosaici pavimentali, i paliotti per gli altari dei Santi Paolo e Giacomo nonché la realizzazione (i lavori dureranno circa un anno) di un sistema di pompe e impermeabilizzazione dei cunicoli per la parte retrostante la Basilica al fine di preservare cripta, cortili adiacenti, parte della sagrestia. Costo complessivo: 3 milioni, a cui se ne aggiungono 840.000 per ripristinare le lastre di copertura di una delle cupole divelte dal vento. Un milione il contributo straordinario della Regione Veneto, poi la rassicurazione dell’estensione dell’Art Bonus e la promessa, sempre da parte del ministro Franceschini, della copertura delle spese già sostenute per l’alluvione del 28 ottobre 2018 (2 milioni).

Il conto economico, però, è in continua evoluzione. “La cifra si sta innalzando ancora e non possiamo dare dati definitivi -ci aggiorna Tesserin-. Ogni giorno dobbiamo metter mano a porzioni i cui danni sapevamo sarebbero incrementati. Un capitolo aperto è la pavimentazione che si sta sbriciolando perché ha subito 50 giorni d’immersione pressoché totale a novembre e dicembre: 2.500 mq di cui 1.500 dovrebbero esser sicuramente oggetto d’intervento. Man mano che la salsedine s’incardina incrementa il danno. Abbiamo marmi che scoppieranno fra 6 mesi, fra un anno o forse due”. È questo difatti l’effetto del salso che corrode, risale anche lungo superfici parietali, si manifesta sotto forma di efflorescenze, causando il distacco dei materiali. Uno degli aspetti del tutto peculiari della realtà lagunare è l’insorgenza progressiva e su lungo periodo delle problematiche, necessitando di azioni manutentive costanti. Quale contributo vi sta giungendo dai privati?Da parte del gruppo PAM giungeranno 500.000 euro, poi altri 132.000 da Bottega Veneta attraverso Venetian Heritage” (uno dei comitati privati internazionali alla cui campagna di raccolta fondi ha aderito il marchio del lusso, ndr.). Riguardo all’Art Bonus, quali aspettative avete? L’inserimento nell’Art Bonus è un aspetto molto significativo. A riguardo, abbiamo un dialogo aperto con SAVE (la società aeroportuale che gestisce gli aeroporti di Venezia, Treviso, Verona e Brescia, ndr.) proprio nell’ottica di attingere a nuove erogazioni: sottoporremo presto una serie d’ipotesi di restauro poiché si ragiona di concerto. Save è una realtà locale: si aspetta aderiscano anche grandi gruppi internazionali, alla luce anche della nuova attenzione mediatica? Per ora non abbiamo altri segnali da parte di gruppi importanti ma abbiamo constatato che la capacità d’immagine di San Marco è più grande di quanto pensassimo. Siamo stati assediati da giornalisti di tutto il mondo. Questo ci fa ben pensare. In una società mediatica dove la comunicazione diventa una calamita per attrarre generosità, usciamo dalla limitata visione di ottenere semplicemente un aiuto. San Marco rappresenta così un investimento.

 

Le altre chiese veneziane

La specificità del contesto lagunare emerge chiaramente anche dalle parole di don Gianmatteo Caputo, architetto e direttore dell’Ufficio beni culturali ecclesiastici del Patriarcato di Venezia: 85 in tutto a metà gennaio le pratiche avviate per il ripristino dell’attività liturgica (facendosi carico, accanto ai 60 della diocesi, anche di luoghi proprietà di altri enti), frutto di 20 giorni di sopralluoghi e per un primo costo stimato di 1,5 milioni di danni.

Circa due metri di marea nelle chiese prossime ai canali e la permanenza dell’acqua per 72 ore consecutive hanno provocato in taluni casi un dilavamento al di sotto del piano pavimentale come per la Basilica di Torcello, San Geremia e San Fantin, San Moisè e Sant’Agnese. “È questo il problema più allarmante” afferma don Caputo, a cui si sommano il galleggiamento di tutte le suppellettili in legno, boiserie, banchi e il fattore, già esplicitato della presenza dell’acqua salata. “Nessun danno apparente per mesi. Poi, con lo sbalzo termico di un cambio stagionale, può capitare che la corrosione dei leganti di un paliotto d’altare causi il distacco dei marmi”. Criticità molteplici sulle quali primeggia, al di là di tutti i tempestivi provvedimenti di ripristino, manutenzione e successivo restauro, la necessità di fermare il fenomeno dell’invasione dalle acque, ancora irrisolta.

Nel mentre e in attesa dei primi risultati derivanti dall’Art Bonus, non mancano positivi segnali da parte dei privati. Anche in questo caso, determinante si è rivelato il contributo dei comitati internazionali come la statunitense Save Venice (600.000 dollari appositamente raccolti dopo l’emergenza di novembre destinati anche a 12 chiese accanto a musei e istituzioni culturali), la già menzionata Venetian Heritage (per il restauro del crocifisso ligneo della chiesa di San Moisè cui ha aderito anche Pomellato) e il contributo dell’apposito Fondo acqua alta costituito da Fondazione di Venezia lo scorso 22 novembre che, con l’aiuto di altre fondazioni d’origine bancaria, ha raggiunto quota 2,465 milioni. Di questi, 898.971 euro verranno destinati alla parrocchia dei Santi Geremia Profeta e Lucia per il consolidamento e restauro del campanile.

 

Immagine di copertina: Basilica di San Marco, mosaico raffigurante l’Arcangelo Gabriele con efflorescenza salina a 12 metri d’altezza da terra (© Procuratoria di San Marco)

 

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