Ri_visitati. La Flakturm di Vienna, totem del loisir

by • 16 Ottobre 2019 • Mosaico, Patrimonio, Progetti890

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La torre contraerea nel Parco Esterhazy trasformata negli anni da tetro manufatto nazista in cemento armato ad attrazione fra le più frequentate della capitale austriaca. Ulteriori lavori in corso fino alla primavera 2020

 

Il passato

Parte integrante del sistema difensivo voluto da Hitler per le città di Berlino, Amburgo e Vienna, la torre contraerea nel Parco Esterhazy della capitale austriaca venne costruita a ritmi serrati e con manodopera di deportati, tra l’ottobre 1943 e il luglio 1944. Assieme ad altre cinque torri, doveva difendere il centro cittadino dai bombardieri alleati. Base di 31 x 15 m, 11 piani, 48,7 m di altezza, pareti di cemento armato fino a 2,5 m di spessore, nei tre piani inferiori serviva fra l’altro come rifugio antiaereo per la popolazione. Nell’immaginario di Hitler e dei suoi gerarchi, dopo la guerra tutte le torri avrebbero dovuto diventare sacrari e le facciate sarebbero state rivestite di marmo: da “cattedrali belliche”, come le aveva definite il progettista Friedrich Tamms, a templi in ricordo degli aviatori caduti.

Al contrario, dopo la capitolazione gli alleati tentarono di demolire ogni simbolo nazista, e a Berlino le sei torri vennero distrutte, benché con esiti diversi. Le due nello Zoo richiesero decine di tonnellate di tritolo e due anni di lavoro. Oggi si possono ancora visitare i resti di una di esse, che gli alleati riuscirono a demolire solo in parte nel parco di Humboldthain, mentre le macerie delle altre vennero ricoperte di terra. Delle quattro torri di Amburgo, due vennero demolite e due riconvertite ad altri usi.

Le sei torri viennesi sono le uniche rimaste intatte come corpus organico fino ai giorni nostri. Una di esse, usata dall’esercito, è dunque off limits; una è stata presa in carico nel 1995 dal Museo di arti applicate (MAK) come deposito e spazio espositivo, ma è chiusa al pubblico dal 2011; altre tre sono sostanzialmente lasciate a se stesse, benché ancora marcanti segni del passato nazista dentro al tessuto urbano.

Del tutto diverso il destino della torre nel parco Esterhazy. Fin da subito ebbe continuativamente varie destinazioni d’uso: dal 1958 diventò sede permanente della Società di biologia marina, che a poco a poco prese in affitto tutti gli spazi, dando vita alla Haus des Meeres (“Casa del mare” – acquario).

Di fatto per decenni lo stato federale e la città di Vienna, pur avendo posto gli edifici sotto tutela, hanno per così dire rimosso dalla coscienza collettiva tutti e sei gli imponenti relitti nazisti, e fino a pochi anni fa nessun cartello dava indicazione di cosa fossero quei silenziosi giganti di cemento armato. Ripetutamente, nel corso dei decenni si è acceso il dibattito su loro possibili riusi, con un gran numero di soluzioni anche fantasiose mai messe in atto, fra cui un irrealizzato impacchettamento della torre nel parco Esterhazy da parte dell’artista Christo nel 1976.

Il presente

Delle sei torri, dunque, solo quella nel parco Esterhazy è accessibile in permanenza. Gli edifici sono estremamente umidi e contrariamente a quelli tedeschi sono quasi privi di finestre, dunque bui, cosicché l’idea di porre all’interno di uno di essi l’acquario cittadino, è risultata più che vincente. Oggi la “Haus des Meeres”, con i suoi acquari e terrari, è una delle maggiori attrazioni di Vienna: nel 2018 i visitatori sono stati 650.000. Diventata fondazione dal 2007, l’istituzione non dispone di alcuna sovvenzione pubblica e si autofinanzia con i proventi da sbigliettamento, gastronomia e shop.

Nel corso dei decenni, i ripetuti, indefessi interventi alla struttura, alle facciate e negli interni hanno trasformato a tal punto l’edificio, da rendere sempre più difficile identificarlo come architettura nazista. Così, semplicemente prendendo atto degli stravolgimenti, e senza averli impediti, nel 2003 le Belle arti l’hanno scorporato dal decreto di tutela. Un fattore che ha giocato in modo determinante a favore della possibilità di disporre liberamente dell’edificio è la proprietà: sia il terreno che la costruzione hanno fatto capo alla Municipalità dal 1991 fino al 2015, allorché per il simbolico valore di un euro la torre è stata venduta alla Fondazione, con evidente sollievo della giunta cittadina, fino a quel momento corresponsabile della sue conservazioneLe altre torri hanno invece una proprietà mista stato-comune o sono statali, e fra stato federale e Municipalità i ricorrenti attriti non agevolano la cooperazione.

Nel corso degli anni, nella torre del parco di Esterhazy sono stati eseguiti interventi per 20 milioni di euro. Oltre alla realizzazione delle aree espositive, sono state squarciate le facciate est e ovest per inserirvi grandi serre e montare scale di sicurezza, mentre il fronte sud è stato perforato per dare luce ad una grande vasca. All’interno è stato installato un secondo ascensore; sulla terrazza al nono piano è stata aperta una caffetteria, mentre con un ulteriore intervento è stato ricavato l’atrio d’ingresso, con un’ampia vasca per pesci come parte integrante del soffitto della zona di cassa. Sulla facciata sud, 700 mq vengono utilizzati dal Club alpino austriaco come palestra artificiale di arrampicata. L’unica traccia della destinazione originaria si trova al decimo piano, dove dal 2008 una piccola mostra permanente ricorda la storia della torre (“Erinnern im Innern”, a cura di Marcello La Speranza).

Il futuro

Il nuovo lotto di lavori, iniziati nel maggio scorso dopo lunghi anni di progettazione e destinati a concludersi nella primavera del 2020, completerà la visione che la direzione della Haus des Meeres coltiva da molti anni e in cui sta investendo ulteriori 10 milioni di euro. Interessato è soprattutto il lato est. A partire dal quinto piano, al di sopra dell’ingresso e della serra già ricavati a partire dagli anni ’90, un ampliamento di 3.000 mq dagli attuali 5.000 sta predisponendo nuovi acquari e terrari, una sala conferenze e una più grande zona gastronomica all’undicesimo piano, con vista panoramica mozzafiato. Sul lato sud sono previste nuove scale, mentre sul lato nord due nuovi ascensori accessibili dall’esterno e collegati al caffè ristorante sulla terrazza di copertura. A coronamento della torre, una struttura in metallo alta 7 m reggerà un impianto fotovoltaico che, al contempo, fornirà ombra.

Nella volontà della Haus des Meeres, ci dice il direttore Hans Köppen, gli interventi erano in realtà mirati soltanto a garantire un agile accesso esterno alla caffetteria e avrebbero dovuto essere più discreti dal punto di vista visivo, ma per desiderio del Comune l’intera facciata est è stata di fatto inglobata in un sobrio involucro unificante di vetro e acciaio di 12 m di profondità e 30 di larghezza, conferendo all’edificio un aspetto più neutro. La facciata ovest, prospiciente il parco giochi, non è interessata dai nuovi lavori, mentre quella sud ne è solo lambita e continua ad essere dedicata all’arrampicata libera, che tuttavia nel frattempo ha sbordato sulla facciata ovest. Köppen ritiene che nessun altro intervento cambierà in futuro la fisionomia esterna della torre.

 

Per gli aspetti storici e architettonici delle sei torri viennesi, si veda il catalogo della mostra “I templi incompiuti di Hitler”, a cura di Flavia Foradini e Edoardo Conte, allestita nel 2009 allo Spazio Guicciardini di Milano, col sostegno dell’Istituto Austriaco di Cultura e della Provincia di Milano e la collaborazione del Politecnico di Milano (prof. Gennaro Postiglione) per un concorso d’idee per il riuso delle torri riservato agli studenti.

 

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