Premio Maggia 2019, segnali di vita per le fabbriche biellesi

by • 9 Ottobre 2019 • Professione e Formazione562

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Si impone un gruppo di giovani architetti pugliesi. A Biella la mostra dei finalisti aperta fino al 4 novembre

 

BIELLA. “Gravitazioni di stanze di pietra”, ideato e realizzato dal gruppo pugliese guidato da Vito Quadrato, Tiziano De Venuto, Andrea Miccoli e Giuseppe Tupputi, ha vinto il Premio Federico Maggia 2019. Il progetto, cui è andato il premio di 10.000 euro, ha immaginato per il Lanificio al bivio di Veglio Mosso differenti possibili destinazioni d’uso (ricettiva, abitativa, lavorativa), concretizzate nell’allestimento in mostra con la costruzione di una stanza in elementi scultorei in pietra leccese, alla ricerca di un inedito rapporto tra le strutture delle industrie e le forme artigianali dell’arredo. Secondo la giuria, presieduta dall’architetto ticinese Mario Botta, il progetto, “era quello che meglio rappresentava l’eleganza del territorio biellese, tendendo alla stabilità della forma e costruendo un ordine dinamico e multifunzionale, che si configura come la struttura di una danza: una gravitazione armonica di elementi in un grande spazio”.

Se nel 2013, “Making solo” di StudioErrante Architetture aveva lasciato un messaggio sulla centralità del saper fare, mentre la proposta de “Il rammendo della vallata” del gruppo Concreto nel 2015 aveva suggerito una serie d’interventi di rammendo dei due lembi della vallata del torrente Cervo, il progetto vincitore del 2019 ragiona invece sullo spazio interno partendo dalla considerazione che le cattedrali abbandonate della produzione industriale si sono costruite nel tempo secondo strutture e sequenze spaziali ideate per la vita della macchina produttiva e che la loro trasformazione dovrebbe ribaltare queste gerarchie, per definire un nuovo ordine di relazioni, in un’idea di nuovo spazio collettivo/comunitario.

Le due menzioni sono invece andate ad Atelier Remoto (Lara Monacelli, Valentina Merz), che con “Teatro aperto del Cervo” ha lavorato sugli spazi dell’ex Lanificio Pria proponendo una piazza sopraelevata protesa sul torrente per riattivare la relazione di Biella con il proprio fiume, e al gruppo di Gloria Bazzoni che, con “Accade tutto tra i margini di una finestra quando il paesaggio si fa architettura”, ha riflettuto sul ruolo e sul valore della natura come strumento capace di definire l’efficacia dell’azione di progetto e oltrepassare la soglia del Lanificio al bivio di Veglio Mosso, contaminando spazi e riattivando luoghi.

L’edizione 2019 del concorso ha inteso promuovere l’unione tra il Premio e il territorio biellese. Difatti, quest’anno è stato introdotto un sistema partecipativo che ha coinvolto alcune realtà del territorio nella scelta degli ambiti d’intervento. Il percorso, avviato nel 2013 con “Industrie dismesse. Giovani progettisti fabbricano idee”, che aveva il focus progettuale sul Lanificio Maurizio Sella, si era allargato al contesto paesaggistico, urbano e culturale nel 2015 con “Paesaggi industriali. Giovani progettisti fabbricano idee”, fino ad estendersi capillarmente ai confini provinciali con questa edizione. Per dare coerenza al processo e favorire un virtuoso e più stretto collegamento tra il Premio e il territorio, è stato introdotto il più esteso e partecipato format del 2019. La mostra degli allestimenti dei progetti finalisti rimarrà aperta fino al 4 novembre negli scenografici spazi del Lanificio Maurizio Sella (Via Corradino Sella 10, Biella).

Appuntamento fra due anni per la prossima edizione!

 

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