Nuove chiese in Italia: cantieri, progetti e “partecipatio”

by • 2 Ottobre 2019 • Mosaico, Progetti1492

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Il ritorno all’urbano ci consegna nuove chiese e nuovi percorsi di realizzazione

 

Ad appena due anni dall’inchiesta che il giornale dedicò a “Le chiese di quest’ultimo lustro” occorre predisporne un aggiornamento e trarne qualche osservazione, ponendo lo sguardo sui processi più che sui risultati che citeremo in modo cursorio, appena illustrando le opere realizzate. A queste condizioni la situazione si può così riassumere.

 

Iniziative particolari della CEI

Tra le iniziative dell’Ufficio Nazionale per l’Edilizia di Culto della Conferenza Episcopale Italiana iniziano a maturare i frutti dei “Percorsi diocesani” (2013). Delle tre sedi allora considerate e già citate nella suddetta inchiesta, a Forlì si attende l’avvio delle benne per il progetto di Caveja Studio; a Cinisi l’opera dello studio Kuadra ha visto la posa della prima pietra, mentre in Diocesi di Lucca, a Viareggio, nel giugno scorso la chiesa della Resurrezione è già stata consegnata alla comunità del Varignano con un cantiere lampo che in soli due anni ha visto la demolizione della precedente struttura (1985) e l’edificazione della nuova, costruita nella massima tutela della memoria collettiva, ricalcando la sagoma parallelepipeda del precedente volume – vera CPU del quartiere -, strappando e ricollocando gli affreschi interni (ampia opera di Massimo Micheli), riutilizzando gli elementi lapidei del precedente presbiterio per la cappella feriale e le tavole delle precedenti sedute per le nuove panche. La rapidità della costruzione orchestrata da TAMassociati raccoglie l’esperienza che lo studio ha maturato in territori e temi lontani e laici con materiali e tecnologie innovative, quasi la chiesa fosse un ospedale da campo assemblato con pareti X-Lam e iniezioni di fotovoltaico che non pregiudicano la luminosità metafisica degli shed voltati a settentrione.

L’accelerazione di un simile costruire consegna l’opera in anticipo rispetto a quelle della precedente stagione concorsuale, avviata dalla CEI con l’ultima serie dei “Progetti Pilota” (2011): la Chiesa di Santa Maria Goretti a Mormanno, firmata Mario Cucinella Architects, Sant’Ignazio da Laconi ad Olbia, di Francesca Leto, la Chiesa di Gesù Redentore a Ferrara, opera di Benedetta Tagliabue, sono cantieri avviati e in fasi diverse di avanzamento ma nessuno è ancora giunto a conclusione.

Se la velocità dei processi non può esser considerata misura del loro successo, si deve però riscontrare con favore che i percorsi partecipativi intervenuti a premessa dei bandi di concorso più recenti non hanno contribuito a rallentarne lo svolgimento. Ad oggi, delle quattro diocesi coinvolte nel percorso denominato CLI LAB, già citato dal nostro giornale, la diocesi di Monreale per la Parrocchia di Santa Maria del Rosario a Terrasini (Palermo) sta componendo il bando di concorso, mentre quello relativo alla Parrocchia di Santa Maria di Acquaviva a Simeri Mare, nella Diocesi di Cantazaro-Squillace, è previsto a breve.

Relativamente alla Diocesi di Oppido Mamertina-Palmi, il concorso per la nuova chiesa parrocchiale di Santa Teresa del Bambin Gesù a Cannavà di Rizziconi (Reggio Calabria) è addirittura già stato espletato e vinto dal gruppo di lavoro coordinato da Maria Teresa Morano, per un inserimento garbato nel contesto, come mostrano il video e i materiali del concorso consultabili sul sito dell’Ufficio Nazionale per l’edilizia di Culto, con tutte le proposte pervenute alla competizione.

 

Finanziamenti ordinari all’Edilizia di Culto

Accanto alle iniziative speciali della CEI, vi sono poi i progetti ordinari, con cui l’Ufficio Nazionale in taluni casi coadiuva la stesura e l’organizzazione dei bandi di concorso, mentre in altri si limita a cofinanziare le opere (fino al 75% dell’importo lavori) in conformità alle nuove disposizioni concernenti la concessione di contributi finanziari della CEI (2018).

Nel primo gruppo d’iniziative, cui si accede su invito a seguito di manifestazione d’interesse, recentissima è l’assegnazione ancora a Caveja Studio del progetto per la parrocchia di San Biagio Vescovo e Martire a Locri. Sul secondo fronte, invece, merita menzione la Chiesa del Buon Ladrone a San Lazzaro di Savena (Bologna), opera di un vasto team di progettazione (INOUTarchitettura, LADO architetti, LAMBER + LAMBER): l’opera è stata dedicata nel luglio scorso a seguito di un progetto che si è evoluto partecipativamente dal 2010, con la comunità intervenuta nel determinare il carattere monolitico della casa-chiesa secata poi da una fenditura di luce, la disposizione dell’assemblea (sperimentata per diverse domeniche in modo provvisorio nel salone della comunità), e perfino la forma degli arredi liturgici in selenite sbozzati a forza di martello pneumatico durante una festa comunitaria che la contemporaneità leggerebbe come un’autentica performance.

Qualche conclusione

Complessivamente si assiste a un cambiamento di ruolo dell’Ufficio Nazionale per l’Edilizia di Culto: da mero “sportello di cassa” a garante e collaboratore nei processi di progettazione. L’evidente inerzia del sistema è per la gran parte conseguenza di strutture diocesane che preferirebbero invece un’erogazione a favore della consueta autonomia, salvo accorgersi (sovente in ritardo) di non avere le competenze per gestire, leggere e giudicare i processi di cui ambirebbero essere solitari promotori.

L’elemento più nobile di questa dialettica è evidentemente il rapporto tra globale e locale, in particolare tra un linguaggio dell’architettura (e ancor più della liturgia) che interpreta tendenze delle quali gli abitanti dei territori italiani potrebbero non avere mai visto manifestazione, e mai nemmeno avere sentito parlare, alla faccia di Concilio Vaticano II, televisione e Ikea. Dai “Progetti pilota” alle attuali esperienze di Cli-Lab, il rapporto con il contesto e con le comunità locali, piuttosto che un elemento di giudizio dei progetti, è stato portato a loro condizione iniziale, vincolo dei concorsi già dai documenti preliminari di progettazione, redatti a seguito di cammini di partecipazione adeguatamente sviluppati.

Nel complesso, si può ravvisare il completarsi di una circolarità tra due movimenti concorrenti: dalla Chiesa al Mondo, dal Mondo alla Chiesa. Del resto, per entrambe le opere realizzate, positivo è stato l’apporto di competenze, metodi e tecniche tipiche di realtà mondane. La “partecipazione piena” (ancor più che attiva) dei fedeli al Mistero celebrato che fu obiettivo e scopo ultimo del Movimento Liturgico e, quindi, del Concilio Vaticano II, si completa ora con questa “partecipazione”, costruitasi nei contesti laici come strumento e metodo di democrazia e consapevolezza dei cittadini dei propri diritti e di ciò che essi sono. La compresenza di questi due movimenti concorrenti, partecipatio actuosa alla liturgia e partecipatio actuosa alla gestione fisica e politica dei luoghi, tende a garantire alla comunità un doppio specchio per maturare una nuova e migliorata percezione di sé, in riferimento ad un forte radicamento locale. L’azione del progettista ne dovrebbe allora risultare facilitata, forgiando la propria ispirazione sulla certezza di un desiderio già transitato dall’essere individuale (“mio”) a collettivo (“nostro”), da universale (la liturgia) a locale (questa liturgia).

L’acquisizione di simili processi in seno al progetto potrebbe quindi schermarci anche da interpretazioni randagie dello spazio celebrativo e dei poli liturgici, rispetto ai quali, domande in apparenza puerili (chi celebra?, chi ascolta?, quando ascolta?…) faticano in molti casi a trovare una chiara interpretazione spaziale, rifugiandosi piuttosto nella copia acritica di modelli storici o di repertori contemporanei di contesti lontani. Si comprende allora che l’adozione di tali strumenti, a riconquistare l’integrità del discorso partecipativo, tanto nella liturgia quanto nella pianificazione, non designa solo un’eventuale opzione concorsuale ma anche e soprattutto una precisa ecclesiologia, sicché il grado di diffusione di queste tecniche (dall’indubbio rilievo pastorale) potrà esser considerato un elemento caratteristico onde valutare nel futuro la fisionomia della Chiesa tramite e oltre quella delle sue chiese.

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