“OCiam”, paesaggi fragili a Piacenza

by • 5 Settembre 2019 • Professione e Formazione1045

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Politecnico di Milano e International Summer School “OC Open City” di Piacenza dedicano una mostra alla tematica delle trasformazioni urbane

 

PIACENZA. Luogo e occasione non sono banali. Il Campus Arata è un esempio di un processo di riqualificazione – concluso 12 anni fa – che, sfruttando un fattore di fragilità urbana (le strutture abbandonate dell’ex macello cittadino) ha dato forma ad un rinnovato spazio di cultura e formazione. Il padiglione più grande – dedicato all’artista e poeta locale Nello Vegezzi – ospita dal 12 al 30 settembre un’ampia rassegna di materiali originali. Il Giornale dell’Architettura – media partner di “OC Open City” International Summer School fin dalla sua fondazione, nel 2010 – ha chiesto alla curatrice Guya Bertelli, di presentare l’esposizione.

 

Si tratta di un’iniziativa speciale con cui celebriamo la 10° edizione della nostra International Summer School “OC Open City”. In questi anni abbiamo affrontato – con circa 1.200 studenti e oltre 500 tra docenti, lecturer e tutor – le tematiche più attuali della progettazione architettonica e urbana, utilizzando Piacenza come caso studio esemplare.

Avremmo potuto limitarci ad una celebrazione di questa piccola grande storia, invece abbiamo deciso di rilanciare. Da una parte, adottando un tema centrale della nostra epoca, la fragilità dei paesaggi e dei territori. Così abbiamo scelto “Fragile Landscapes” come titolo evocativo delle esperienze progettuali di quest’anno. Dall’altra parte, allestendo una mostra, che vuole essere un punto di riferimento della cultura architettonica contemporanea. L’abbiamo concepita – insieme a Pierre-Alain Croset e a Carlos Garcia Vazquez, i colleghi che, con chi scrive, condividono la direzione dell’evento – come un punto di sintesi tra questioni globali e ricadute locali.

La fragilità accomuna territori e paesaggi di tutto il pianeta. Ogni giorno siamo bombardati dalle immagini di come i nostri spazi di vita siano fortemente impattati e influenzati da fenomeni, naturali e non, che modificano profondamente gli assetti consolidati. Sono azioni spesso rapidissime, inaspettate e tragiche, che richiedono alla nostra disciplina la capacità di mettere in discussione paradigmi e concetti consolidati. C’è la necessità di adattarli e di “misurarli” sulle condizioni locali.

In questo senso, Piacenza è stata ed è il nostro campo di battaglia e permette di verificare la qualità delle trasformazioni che il progetto architettonico propone. Proprio per alimentare il rapporto tra la dimensione globale e quella locale, la mostra presenta manifesti di autori che hanno avuto contatti con la nostra Summer School: come ospiti, relatori, conferenzieri, docenti, giovani tutor. La dimensione locale diventa quindi il filtro che permette di aggiornare lo sfondo problematico globale.

Ma fragilità è parola – molto fortunata, usata e forse anche abusata – che coinvolge molti e diversi campi disciplinari, non solo quello fisico-spaziale. L’esposizione vuole dare spazio a questi mondi (e infatti presentano i loro lavori anche medici, scrittori, fotografi), nell’ambito di una collaborazione dialettica con la disciplina architettonica. Nella consapevolezza che oggi più che mai sia necessario un alto livello di sinergia e di sovrapposizione di competenze e prospettive, ancora di più quando l’oggetto del nostro sguardo sono i paesaggi soggetti a forti pressioni, di diversa origine.

Pensiamo che fragilità non sia da intendersi come un elemento necessariamente negativo. La mostra vuole anzi essere un ribaltamento della prospettiva. Gli oltre 100 pannelli suggestionano attraverso diversi strumenti comunicativi (il disegno, il progetto, l’immagine, il testo). Ne scaturisce un percorso possibile che apre prospettive, dando proprio all’attuale fragilità di molti paesaggi la capacità di essere fattore decisivo per rinnovate forme architettoniche e possibili usi. Nel confronto con gli autori, abbiamo ipotizzato una categorizzazione dei luoghi maggiormente sollecitati in questo senso: le nuove periferie (che paradossalmente si trovano spesso al centro delle città), gli spazi delle emergenze, i luoghi in cui i nuovi cicli di vita e di produzione possono sviluppare articolati processi di complessiva rigenerazione.

Allestita negli spazi, scenograficamente intensi, del Padiglione Vegezzi, la mostra è quindi un percorso articolato e multi-livello. Insieme ai manifesti, una sequenza di modelli e immagini (selezionati tra attività didattiche e di ricerca della Scuola) costruisce un’opera collettiva, che offre al tema della fragilità molteplici chiavi di lettura. “OCiam”, il titolo, è una crasi della sigla del nome della Summer School, “OC Open City”, e della sigla Ciam. Il decennale di “OC” corrisponde infatti con due stimolanti ricorrenze: nel 1949, a Bergamo si riunivano gli architetti del VII Ciam, la prima e unica volta in Italia; nel 1959, ad Otterlo, si celebrava l’undicesimo e ultimo incontro degli architetti moderni. Osservati oggi, ad una distanza critica, quei momenti sono stati una straordinaria occasione per una riflessione ampia sulle discipline dell’architettura. Con le dovute proporzioni, nella mostra proviamo a fare lo stesso, chiedendo ad una comunità di studiosi, di diverse provenienze e generazioni, un approfondimento critico e una proposta su quello che si profila come il tema contemporaneo per eccellenza: i paesaggi fragili sono i paesaggi delle crisi sociali, delle emergenze ambientali, delle nuove forme produttive. Oggi l’architettura ha il dovere di affrontare intensamente questa tematica.

 

“OCiam”
A cura di Guya Bertelli, Pierre-Alain Croset, Carlos Garcia Vazquez

Padiglione Vegezzi – Campus Arata del Politecnico di Milano
via Scalabrini 113 – Piacenza
Dal 12 al 30 settembre 2019 (inaugurazione, 11 settembre ore 18)
Orari: lunedì-sabato ore 9-18
Ingresso libero

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