La storia (utile) del design, anche quando è stato sporco e cattivo

by • 24 Luglio 2019 • Design1107

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Note a margine del convegno in occasione del decennale dell’Associazione italiana degli storici del design

 

Italia: design, politica e democrazia nel XX secolo è il titolo del IV convegno degli storici del design svoltosi al castello del Valentino a Torino in occasione di una doppia ricorrenza: la giornata mondiale del Design promossa dalla WDO e il decennale dell’Associazione AIS/design fondata come luogo di convergenza di ricerche e di dibattito sulla disciplina.

In alternativa, se non in rottura, con gli approcci di stampo anglosassone, la chiamata di AIS/design, pur rivolgendosi a studiosi di diverse provenienze, era concepita nel doppio registro del rigore dell’esplorazione delle fonti secondo un modello tipicamente italiano e della contemporaneità stringente del tema unificante.
Allargando rispetto ai temi dei precedenti convegni, l’ultima edizione è stata concepita come occasione per interrogarsi sulla storia del design sia come storia tout court sia come storia di una disciplina progettuale con un fortissimo impatto sulla quotidianità, come sottolineato da Enrico Castelnuovo nella postfazione alla sua Storia del Disegno Industriale (1990-1995), intrecciata con altre storie (della tecnica, dei consumi, sociale, economica etc.).

Il rapporto tra progettisti e politica ha permesso di mettere a fuoco una serie di ulteriori uscite che permettono di collocare la storia e le storie del design in un quadro di operatività, se non di militanza vera e propria, su cui vale ancora la pena di ragionare.

In prima battuta, come lo storico del pensiero politico Angelo d’Orsi ha evidenziato nella sua keynote speech, una chiave di lettura utilissima per comprendere anche la trasformazione della figura del progettista (architetto e designer) è la constatazione che nel processo di modernizzazione «l’intellettuale da creatore diventa organizzatore».

In un momento in cui non solo la storia, ma anche gli studi storici e l’attività scolastica indirizzata alla loro formazione, sembrano essere oggetto di strumentalizzazioni politico-istituzionali, Italia: design, politica e democrazia nel XX secolo ha permesso di rimettere a fuoco alcuni degli accadimenti che hanno generato ricadute e risultati nel campo del design italiano dalle sue origini nel periodo tra le due guerre, via via fino alla seguente fase di frattura che va dalla contestazione alla stagione dello scontro più radicale e alla contemporaneità più stretta. Ne emerge un ruolo della storia del design come storia degli intrecci tra contesto socio-politico e azioni individuali e collettive di trasformazione dell’ambiente e degli artefatti umani. In questa prospettiva, letto come una pars pro toto, il design diventa un utile mezzo per l’interpretazione della nuova società massificata, fondendo semiotica e teoria della comunicazione e rivendicazioni di classe, non senza ambiguità, come il rapporto con il mercato, la committenza, l’esclusività delle piccole serie e un uso a volte disinvolto dei sistemi di pensiero. È proprio questa attitudine e capacità a impastare diversi piani espressivi, produttivi, progettuali, a rendere il design – e la sua storia – un grimaldello estremamente efficace sia per l’interpretazione complessiva di fasi storiche, sia per la comprensione e l’applicazione della disciplina nella pratica attuale, nei suoi incontri con l’architettura e l’ingegneria, senza ricette precostituite.

Se appare ingenuo oggi un ruolo della storia come semplice attualizzazione («Le passé ne sert qu’à connaitre l’actualité, me l’actualité m’echappe. Qu’est que c’est donq l’actualité?», sentenziava problematicamente Henry Focillon) e sono noti i limiti del dibattito neoidealista sulla contemporaneità della storia («Si fa storia, in definitiva, per un bisogno di conoscenza del presente, per rispondere a problemi che assillano l’oggi», Benedetto Croce, 1916), la missione dell’Associazione degli storici del design, nelle diverse attività che promuove (rivista, convegni, occasioni d’incontro), è proprio quella di riunire diverse specificità intorno a un tema comune, il design, per affrontarlo con una condivisa visione storica e interrogarsi sul ruolo della storia come materia viva per il progetto, nelle sue diverse fasi –storiche, appunto – e sui possibili gradi di engagement civico, se non politico.

A chi ha posto la questione se gli storici (compresi quelli del design) possano e debbano prendere posizione politica, è stato ricordato che 75 anni fa, nel giugno del 1944, Marc Bloch veniva fucilato dalla Gestapo a Lione, dopo essere stato catturato per la sua attività nella Resistenza francese, nella quale era entrato nel ’43. Gli storici hanno sempre preso posizione politica.

 

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