Chiostri di San Pietro, un simbolo per Reggio Emilia

by • 25 Giugno 2019 • Mosaico, Patrimonio, Progetti2232

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Visita al nuovo polo culturale della città di proprietà pubblica, restaurato dallo studio Zamboni Associati Architettura

REGGIO EMILIA. I Chiostri di San Pietro rientrano in una strategia generale di sviluppo che vede la transizione da una “società-economia della produzione” ad una “società-economia della conoscenza”. La rigenerazione urbana è uno dei concetti base di questa visione che mette a sistema diversi luoghi della città, declinando ad ognuno una specifica vocazione. In questa ottica, il centro storico diventa un contenitore culturale che mette in rete, oltre ai Chiostri di San Pietro, quelli di San Domenico, lo Spazio Gerra e il Palazzo dei Musei.

Il ruolo dei Chiostri di San Pietro è stato riconosciuto dalla Regione Emilia Romagna che ha finanziato con 3 milioni il recupero a cui si sono aggiunti 1,2 milioni da parte del Comune. Il finanziamento regionale è stato accordato per l’aderenza del sito al programma POR FESR Emilia Romagna 2014-2020 asse 6 “Città attrattive e partecipate” che promuove nei capoluoghi processi di sviluppo per la valorizzazione culturale realizzando nel contempo nuove opportunità occupazionali.

 

Il nuovo polo culturale

Nel nuovo polo culturale si possono riconoscere blocchi funzionali specifici e integrati tra loro: il LAU, le ex scuderie, le aree cortilive e il corpo monumentale.

Il LAU-Laboratorio aperto urbano è nato come luogo di confronto, cooperazione e collaborazione tra imprese, cittadinanza, terzo settore, università e mondo della ricerca e la pubblica amministrazione. È un edificio costruito ex novo vicino al corpo monumentale e ricalca il sedime di precedenti edificati di basso valore storico, funzionali alla vecchia caserma. Il volume è disegnato con una logica compositiva sobria e minimale; un parallelepipedo rettangolo dove la copertura ad una falda inclinata ne caratterizza gli spazi interni e al tempo stesso gerarchizza i fronti. I materiali utilizzati sono coerenti al linguaggio formale e sono riconducibili al cemento lasciato a vista per i tamponamenti esterni ed i pavimenti, in contrasto con tutte le divisioni verticali interne in compensato marino okoumè; il grande fronte vetrato che si affaccia sul cortile è schermato da una fitta listellatura in legno di iroko. Il nuovo corpo di fabbrica è stato pensato per garantire la massima flessibilità di utilizzo: al suo interno sono previsti uno spazio di co-working, tre laboratori, tre sale riunioni, uno spazio assembleare e una caffetteria.

In continuità con il LAU, andando a chiudere il cortile esterno sul lato est vi sono le ex scuderie; palazzina settecentesca recuperata con un approccio conservativo e che costituisce di fatto un’estensione del LAU, il quale grazie a ciò arriva a coprire una superficie di circa 1.000 mq.

Le aree cortilive risultano essere fondamentali per il loro compito di connettore tra i blocchi funzionali; durante gli orari di apertura dei Chiostri generano poi una nuova permeabilità, tramite un asse pedonale che collega Via Emilia San Pietro e Viale Monte San Michele. L’intera area è pavimentata utilizzando una miscela di frantumato di cava chiaro e stabilizzato.

Il corpo monumentale, complesso tutelato dalla Soprintendenza, ha visto il recupero architettonico e funzionale del piano rialzato, del piano terra, dei due chiostri, e un ripensamento dei collegamenti interni eliminando le barriere architettoniche, aggiungendo un nuovo ascensore. Il piano terra è occupato dal blocco dei servizi igienici, dagli spogliatoi per il personale degli eventi ospitati e dai locali tecnici; il rifacimento degli infissi e di tutta l’impiantistica del piano rialzato rendono utilizzabili gli spazi tutto l’anno.

Un attento e riuscito approccio al recupero permette al visitatore di percepire il rinnovamento dei Chiostri e allo stesso tempo leggere l’autenticità dell’architettura, dei fregi e delle pitture. Sono state seguite antiche tecniche per la pavimentazione dei due chiostri, utilizzando pianelle in cotto fatte a mano e stuccate a calce. I portali e il rivestimento dei ventilconvettori sono realizzati in ottone brunito, rendendo così immediatamente distinguibili i nuovi inserimenti nel contesto, ma al contempo perfettamente integrati. Una corretta, delicata e non invasiva illuminazione permette ai Chiostri di esprimere il proprio equilibrio formale anche nelle ore notturne.

Cenni storici

Il complesso del convento benedettino dei Santi Pietro e Prospero è situato accanto alla Chiesa di San Pietro, a cui era in origine collegato. Il convento è costituito da due chiostri adiacenti, quello piccolo costruito nella prima metà del Cinquecento e quello maggiore terminato alla fine del secolo. Da uno studio condotto da Bruno Adorni ed Elio Monducci emerge l’influenza ed il contributo di Giulio Romano con la collaborazione dei reggiani Alberto e Roberto Pacchioni nella costruzione del chiostro grande. Oggi il complesso appare concluso ma con un’evidente sproporzione tra spazi utili e collegamenti dovuta al fatto che l’iniziale progetto di completamento della manica est con un secondo dormitorio non fu realizzato. L’utilizzo del complesso da parte dell’ordine benedettino è durata circa un secolo. Dopo la sua dismissione ad uso monastico nel 1783, il convento è diventato “Educandato per le dame” e, dal 1861, caserma militare. Proprio in questo ultimo periodo il complesso subisce le modifiche più importanti, come i tamponamenti delle arcate di gran parte del chiostro grande e di due terzi del chiostro piccolo, la demolizione di parti d’intonaci affrescati e il tinteggio degli apparati pittorici. 

Chi sono i progettisti

Con sede a Reggio Emilia, Zamboni Associati Architettura (ZAA) muove i suoi primi passi a inizio anni ’70, occupandosi di pianificazione. In seguito, oltre a piani urbanistici, di rigenerazione e paesaggistici, lo studio firma edifici commerciali e industriali, spazi pubblici, restauri. In particolare, nei primi anni duemila vanta uno dei primi esempi di riuso del patrimonio industriale in Emilia-Romagna: la trasformazione dell’ex Fonderia Lombardini in sede della compagnia Aterballetto. Dal 2009 lo studio gestisce sfide programmatiche su larga scala, in Italia e all’estero, oltre a partecipare a competizioni nazionali e internazionali e a operare nel campo della progettazione di mostre.

Carta d’identità del progetto

Luogo: via Emilia San Pietro, Reggio Emilia
Committente: Comune di Reggio Emilia 
Inizio/fine lavori: 2017-2019
Collaboratori: Alessandro Molesini, Daniela Conti, Benedetta Braglia, Oliviero Brognoli, Alessia Fornasari, Angelica Orlandini, Davide Bernazzali
Costo: 4,2 milioni

 

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