Liverpool School of Architecture, se il buongiorno si vede dal concorso

by • 19 Giugno 2019 • Professione e Formazione, Progetti1396

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Il punto sull’edilizia universitaria nel Regno Unito con, in primo piano, il progetto di O’Donnell + Tuomey per l’ampliamento della Liverpool School of Architecture

 

LIVERPOOL (REGNO UNITO). L’attività edilizia del Regno Unito, nonostante i timori per la Brexit e una lieve contrazione fisiologica, sembra non conoscere crisi al momento, soprattutto nelle medie e grandi città. L’housing rimane il motore delle costruzioni, ma altri attori, come le istituzioni universitarie, sostengono con investimenti e progetti di qualità una buona parte dell’industria delle costruzioni. Questa politica d’investimenti è dettata in parte dalla natura semi-privatistica delle università, che si contendono studenti grazie alla qualità dei servizi, ma anche da un continuo adattamento di queste istituzioni alle differenti necessità culturali e sociali all’interno dei territori di riferimento.

 

Realizzazioni di qualità

Nel quinquennio 2013-2018 si sono realizzate diverse opere degne di nota, a firma di grandi nomi. Tra essi, il Research Hub della Glasgow University (progettato da HOK), la nuova facoltà di Health Sciences della Birmingham City University (Sheppard Robson), o ancora l’aaltiano Triangle Building per la University of Cambridge (Eric Parry). Accanto a queste esperienze si aggiungono i grandi cantieri di Londra: il nuovo edificio per studenti della University of Central London (Nicholas Hare Architects), e il Marshall Building della London School of Economics and Political Science progettato da Grafton Architects, studio noto in Italia per la sede dell’Università Bocconi e per aver curato la Biennale di Architettura di Venezia 2018. La maggior parte di questi progetti rivela un incremento della qualità architettonica e un’innovativa modulazione di spazi, definiti da un nuovo tipo di studente, più coinvolto nello studio in gruppo, più legato a device tecnologici e più partecipe della vita accademica.

 

Il caso della Liverpool School of Architecture

Tra questi, il più recente e quello che merita un approfondimento è il concorso per la nuova Scuola di Architettura della University of Liverpool, esperienza significativa e originale, soprattutto per il processo concorsuale. Infatti, l’articolato iter del concorso, in tre fasi, è stato concluso in tempi brevi (un solo anno accademico), dopo una lunga gestazione in cui la School of Architecture ha visto crescere i suoi studenti all’interno degli ambienti progettati negli anni ’30 da Sir Charles Reilly, poi rimodulati nel 1988 dagli architetti King e McAllister.

Il bando è stato costruito sulle esigenze degli studenti, attori del processo valutativo, e in stretta collaborazione con l’Estate Department, che ha puntato sullo strumento della competizione, modificando la tradizionale struttura del procurement. L’iniziativa, inoltre, collabora alla rinascita culturale di Liverpool: città che – virtuosamente – dopo l’esperienza di Capitale europea della cultura 2008, si è rinnovata con la creazione di spazi culturali e progetti indipendenti accanto ai poli delle tre grandi università.

Il progetto, che nel complesso conta un investimento di 23 milioni di sterline, dovrebbe concludersi nel 2023 e riguarda la realizzazione di un nuovo edificio a ridosso del modernista Leverhulme Building, opera di Reilly. Ai progettisti invitati è stata data libertà di agire in continuità o meno con l’esistente, prevedendone anche un’eventuale rimodulazione degli spazi.

L’iter di concorso è stato messo a punto da Marco Iuliano, professore associato della Scuola di Architettura, basandosi sul coinvolgimento degli studenti e su una giuria d’eccezione, presieduta da Kenneth Frampton (professore alla Columbia University) e composta da Maria Balshaw (direttrice della Tate), dall’architetto e teorico finlandese Juhani Pallasmaa e dall’architetto inglese Michael Wilford, partner di James Stirling (1926-1992; ex alunno della scuola). Gli studenti hanno analizzato i 18 progetti invitati alla prima fase, selezionandone, con l’ausilio dei docenti, 9, 6 dei quali sono infine stati scelti dal comitato universitario (comprensivo degli Estates) per la fase finale attraverso un’accurata analisi della qualità architettonica della loro precedente produzione: due per la loro rilevanza internazionale, due per le opere nel settore dell’edilizia accademica e due quali figure emergenti.

Il 6 giugno Grafton Architects, Eric Parry Architects, O’Donnell + Tuomey, Haworth Tompkins, 6a Architects e Carmody Groarke, sono stati invitati a illustrare pubblicamente le loro proposte a giurati, docenti e studenti della Scuola di Architettura. La giuria, infine, ha premiato all’unanimità gli irlandesi O’Donnell + Tuomey, progettisti della sede della London School of Economics. Il progetto, di particolare eleganza, ha proposto un nuovo edificio concepito non come semplice estensione, bensì come connessione tra l’area dei laboratori e i nuovi spazi per gli studenti, in un ambiente semi-domestico ed estremamente libero dal punto di vista della pianta. La giuria ha assegnato due menzioni speciali a 6a Architects ed Haworth Tompkins.

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