Terragni e Golosov, gemelli (non) per caso

by • 11 Giugno 2019 • Reviews1449

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Prima tappa di un progetto espositivo a cadenza biennale e itinerante, dedicato all’architettura razionalista e all’arte astratta di Como in rapporto con le avanguardie europee

 

COMO. Golosov! Chi era costui? Parrebbe chiedersi il novello architetto/don Abbondio che “rumina(va) fra sè” di fronte al nome che compare nel titolo dell’interessante mostra che in giugno è possibile visitare a Como. Ma varcando la soglia del centralissimo San Pietro in Atrio, ove l’esposizione è ospitata in uno spazio bello, ma non grande, si apprende molto velocemente che il nome accostato all’acclamato Giuseppe Terragni (1904-1943) è, invero, quello di un protagonista dell’avanguardia sovietica e neanche lontanamente quello di un filosofo minore del II secolo a.C. Ilya Golosov (1883-1945) è figura già nota ed autorevole nell’Unione Sovietica di fine anni ‘20 che in verità non conosce il nascente movimento italiano -non vi è traccia nelle riviste d’epoca-, rimasta com’è al Futurismo portatore di idee che non furono ricevute positivamente, ma che in ogni caso influenzarono anche le vicende degli artisti bolscevichi. Golosov sviluppa il suo percorso coerente che vede il tema della presenza cilindrica nella soluzione d’angolo durante gli anni ’20, mentre Terragni è un giovane brillante architetto del nascente razionalismo italiano che guarda a quelle sperimentazioni e che, come già ebbe a notare Giulio Carlo Argan, ne è debitore; anche se il Club Zuev a Mosca e il Novocomum di Como sono praticamente coevi (1927-29) ed è chiaro che il cilindro che svuota l’angolo e raccorda i fronti dell’architettura è un tema caro al costruttivismo sovietico. Terragni fu immediatamente accusato di bolscevismo e bisognerà attendere il secondo dopoguerra, e la mediazione ancora una volta fondamentale di Bruno Zevi, perché si possa entrare nell’argomento anche se basandosi su un confronto formale fra i linguaggi dei due edifici e non arrivando a studiare in profondità Golosov, che rimarrà, ad esempio, assai meno conosciuto del contemporaneo Konstantin Melnikov (1890-1974).

A guidarci nella scoperta dei due edifici gemelli separati alla nascita non è Manzoni, ma i brillanti curatori Alessandro De Magistris e Anna Vyazemtseva che, anche nella loro biografia scientifica, interpretano il bel dialogo fra Italia e Russia, all’epoca Unione Sovietica. Il racconto per immagini è affidato agli scatti di Roberto Conte che ha potuto documentare ad oggi lo stato dell’arte, mentre una ricca raccolta di testi, citazioni e fonti documentano in profondità le due vicende architettoniche parallele, i due mondi e contesti culturali, la fortuna critica dei due edifici. È un bel ripasso di storia, non solo dell’architettura, ed un eccellente esercizio di approfondimento di un tema, quello delle avanguardie, che non manca mai di affascinarci, tanto da lasciarci volentieri in piedi a visionare i filmati d’epoca e ad ascoltare le interviste ospitate nella piccola saletta video posta al centro della mostra e raccontate dal documentario ideato da Vyazemtseva e girato da Anton Ovcharov fra Como e Mosca, fra l’Italia e la Russia.

La mostra -organizzata da Made In Maarc e prima puntata di un progetto che prevede un’esposizione a cadenza biennale e itinerante, dedicata all’architettura razionalista e all’arte astratta di Como in rapporto con le avanguardie in Europa– dispiega un’interessante e poco conosciuta disamina di un parallelismo appartenente ad un periodo fondamentale per l’architettura del XX secolo. Dimostra come i rapporti e le influenze, anche in un’epoca di scarse possibilità di comunicazione come quella fra le due guerre e fra due mondi apparentemente incompatibili che avevano visto due rivoluzioni storicamente opposte, fossero attivi e fondamentali nello scrivere le vicende di due città così diverse e così lontane, ma unite dal sacro fuoco delle avanguardie. Peccato che lo faccia senza un disegno ed un materiale originali (quelli inediti di Golosov sono annunciati a Mosca nell’edizione russa della mostra presso il museo di architettura Shchusev in apertura a settembre, quelli di Terragni non sono riusciti a compiere il breve tragitto che separa San Pietro in Atrio dall’archivio ospitato nel Novocomum stesso) e affidandosi ad un allestimento e ad una grafica che non paiono esattamente all’altezza dei nomi, dei contenuti e delle opere, eccezionali, presentati.

Un’occasione da non perdere per recarsi a Como e, per chi potrà, a Mosca, per visitare la mostra e i due edifici icona delle avanguardie del XX secolo.

Terragni e Golosov: Novocomum a Como / Club Zuev a Mosca. Avanguardie a confronto

Como | San Pietro in Atrio | 2-30 giugno 2019

Mosca | MuAr Museo di Architettura di Stato

“A.V. Shchusev” | 3/09 – 3/11 2019

 

a cura di:

Alessandro De Magistris e Anna Vyazemtseva

mostra promossa da:

Made in Maarc

ideazione/coordinamento:

Ebe Gianotti | Made in Maarc

progetto allestimento/grafica:

Giovanna Saladanna | Made in Maarc

indagine fotografica:

Roberto Conte

in collaborazione con:

Comune di Como

MuAr Museo di Architettura di Stato “A.V. Shchusev” Mosca

Archivio Terragni

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One Response to Terragni e Golosov, gemelli (non) per caso

  1. […] di Terragni, testimoni del rilievo internazionale della cultura architettonica dell’epoca. Per il Novocomum (1928-29), pur vincolato, sopravvivono solo alcuni elementi dell’originaria costruzione. I […]