Walmer Yard a Londra, microcosmo sperimentale

by • 28 Maggio 2019 • Mosaico, Progetti1721

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Un progetto di Peter Salters si evolve nel tempo e diventa occasione di pedagogia dell’architettura

 

LONDRA. Che cosa accade quando un imprenditore edile chiede ad un accademico che 40 anni prima fu il suo professore di architettura di costruire la sua prima opera in UK dandogli carta bianca? Il risultato è Walmer Yard. Stiamo parlando di Crispin Kelly, fondatore nel 1982 della Baylight Properties, società d’investimento immobiliare da sempre interessata a progetti di alto profilo, e Peter Salters, rinomato professore all’Architectural Association dagli anni, ‘80 oltre che direttore della School of Architecture alla University of East London, coadiuvato nella progettazione da Fenella Collingridge.

Walmer Yard è un esperimento architettonico iniziato circa 20 anni fa: 800 mq per quattro residenze affacciate su una piccola corte nel cuore di Holland Park, elegantissimo quartiere di Londra Ovest. Un esperimento dal punto di vista della forma, lontana da ogni tipologia londinese; della disposizione funzionale, fatta su misura ad ogni angolo e molto più generosa di qualsiasi standard britannico; del processo, solo schizzi disegnati a mano e un costruttore che potremmo definire più un artigiano dell’edilizia; dei materiali, acciaio lavorato a mano, argilla, paglia, cemento gettato in cantiere – alquanto raro in Inghilterra -; dei costi, di cui non si hanno dichiarazioni ufficiali e che sembrano aumentare ancora di giorno in giorno. Stiamo parlando di un’opera d’arte, più che di un esempio per l’architettura residenziale a cui siamo abituati nella capitale britannica.

Pur completato nel 2016, è nel 2019 che questo edificio ha iniziato una nuova vita. L’ennesimo esperimento, forse il più interessante: Walmer Yard è appena diventato un centro culturale. Infatti, non è stato venduto a privati, come ci si sarebbe aspettato in una città come Londra, in un quartiere come Holland Park e in un contesto d’investimento quale quello effettuato. È stato invece affidato per i prossimi anni alla Baylight Foundation, un’associazione benefica che ha lo scopo di gestirlo promuovendo l’educazione architettonica, incrementando la comprensione pubblica del progetto e ampliando la ricerca avviata in fase di progettazione. Tutto questo tenendo il focus sulla domesticità e su come l’architettura possa influire nella vita di tutti i giorni.

La prima serie di eventi che prosegue dallo scorso aprile è “Domesticity”, che ha visto succedersi numerosi dibattiti sull’argomento, visite guidate e residenze d’artista, e la proiezione del cortometraggio “Koolhaas Houselife” – che ha come protagonista la governante della casa a Bordeaux di OMA -; o ancora, le conversazioni con il curatore Gonzalo Herrero Delicado, che hanno avuto luogo nel letto di una delle residenze, una cena collettiva e la performance culinaria di Bompas & Parr.

Un caso alquanto singolare sotto tutti i punti di vista, in cui la narrazione architettonica non termina con la pubblicazione delle foto dell’edificio completato e dietro la porta di una proprietà privata, ma continua e si espande nell’osservazione, nella ricerca e nell’esperienza dello spazio. Almeno per i prossimi anni, quando scopriremo se Walmer Yard tornerà sul mercato immobiliare, magari avendo aumentato il suo valore, o se continuerà la sua vita sperimentale aperta a tutti.

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