Il Premio Marcello D’Olivo nel cuore della Carnia: la pratica professionale come cura dei luoghi

by • 6 Maggio 2019 • Professione e Formazione3855

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La sesta edizione del premio per le opere realizzate in Friuli Venezia Giulia all’intervento di Ceschia e Mentil Associati a Timau

 

UDINE. A dieci anni dall’ultima edizione, il 3 maggio è stato proclamato il vincitore del sesto Premio Marcello D’Olivo nell’ambito della 9° Rassegna Biennale di Architettura del Friuli Venezia Giulia organizzata dall’associazione Arte&Architettura. Ad aggiudicarsi l’ambito riconoscimento – tra i 92 progetti inviati da 60 studi professionali, tutti realizzati in Regione negli ultimi dieci anni – è stata la residenza a servizio dell’albergo diffuso a Timau (Paluzza, Udine), dello studio Ceschia e Mentil Associati. Una menzione speciale è stata assegnata ai progetti degli studi Geza (Gri e Zucchi Architettura) per gli uffici e stabilimento produttivo Pratic a Fagagna (Udine), e Giovanni Tortelli Roberto Frassoni Architetti Associati per l’aula meridionale del battistero di Aquileia (Udine).

A guardare i tre lavori menzionati nella bella mostra allestita nell’ex chiesa di San Francesco a Udine (dal 12 aprile al 5 maggio), o sfogliando il catalogo curato da Isabella Moreale, colpisce l’apparente incomparabilità tra scale dimensionali, contesti e budget molto differenti dei progetti selezionati. Sfugge come la piccola residenza a uso turistico sulle Alpi Carniche “cesellata” da Federico Mentil, possa avere avuto la meglio sull’elegante stabilimento di Geza o sulla soluzione di un tema difficile – la giustapposizione con una preesistenza di altissimo valore storico artistico di un edificio contemporaneo – come quello affrontato da Tortelli e Frassoni. La giuria – composta da Jacques Lucan (Parigi), Odile Seyler (Parigi), Moira Morsut (Udine), Miha Desman (Lubiana), Marco Contini (Parma) e Sergio Pascolo (Venezia) – lo chiarisce nelle motivazioni finali, articolando una riflessione che rende la decisione non solo chiara ma addirittura inevitabile: «La scelta è stata determinata dalla volontà di affermare il ruolo della professione dell’architetto come pratica per la cura del luogo e della sua identità. Un messaggio etico che fissa un principio di responsabilità inteso per tutte le scale del progetto. Non si è trattato, quindi, solo di un premio attribuito a un’architettura domestica, ma di un riconoscimento assegnato all’atteggiamento che rivendica un approccio cosciente in rapporto alla dimensione locale e territoriale del progetto». Un risultato, quello per lo studio veneziano Ceschia e Mentil, che fa il paio – dimostrando un’encomiabile coerenza nell’approccio alla professione – con la menzione speciale ricevuta dieci anni fa per il progetto di recupero del cimitero storico di Timau, grazie al quale anche il Comune di Paluzza ricevette il premio speciale alla committenza.

Sono stati menzionati anche i progetti per il restauro di villa Settimini destinata a biblioteca civica a Pieris, frazione di San Canzian D’Isonzo (Gorizia), di Adalberto Burelli e Giovanni Vragnaz; il progetto per uno spazio espositivo presso il negozio di interni ceramiche di Tolmezzo (Udine), sempre di Ceschia e Mentil; il progetto di riqualificazione degli uffici Calligaris spa a Manzano (Udine), di Enrico Franzolini; la Capanna sul fiume Natisone a Premariacco (Udine), di Francesca Petricich e Robby Cantarutti; la nuova sede Gea (Gestioni ecologiche e ambientali) Spa di Pordenone, di Vittorio Pierini, Ado Furlan Ivo Boscariol e Antonio Stefanuto; la riqualificazione di un palazzo a uso commerciale nel centro storico a Udine, di Renza Pitton; il Centro Alzheimer di Codroipo (Udine), di Soramel Gasparini architetti associati.

L’ampia rassegna friulana innesca alcune considerazioni, proprio grazie alla distanza temporale che è intercorsa con l’ultima edizione, riguardanti soprattutto la committenza e la natura degli incarichi, nonché la loro collocazione nella geografia regionale. In questi dieci anni è drasticamente sceso il numero di progetti per lo spazio pubblico (otto), mentre è cresciuto esponenzialmente il numero d’incarichi privati. In particolare, la sezione dedicata alle architetture per la produzione e servizi evidenzia un’inattesa vitalità e una qualità sopra la media, non sempre così riscontrabile invece nella più ampia destinazione residenziale, a testimonianza di una crisi reale degli investimenti pubblici. Latita il capoluogo regionale: da Trieste sono state presentate solo 5 proposte, a fronte delle 18 provenienti da Udine; mentre la “bassa” friulana e l’Isontino dimostrano ancora una volta un’attenzione al progetto architettonico che lascia ben sperare per la prossima rassegna.

Una nota di merito va all’introduzione di una menzione speciale per i proprietari che conservano l’opera di architettura moderna che abitano. Un’idea che, se da un lato sottolinea la necessità di attivarsi per la salvaguardia dei manufatti – tra cui alcuni capolavori – realizzati negli anni ’50 e ’60, dall’altro stimola a trasformare questa operazione di “manutenzione straordinaria” in un atto ordinario, naturale, affinché possa costruirsi una memoria condivisa attraverso gli edifici della nostra storia recente. La menzione è stata assegnata ai proprietari di due opere di Gino Valle (villa Migotto Pozzi a Pasian di Prato, 1953-54 e 1974-75, e casa Chiesa a Udine, 1963-66), due di Marcello d’Olivo (villa Mainardis a Lignano Pineta, 1954-55, villa Spezzotti a Lignano Pineta, 1955-58) e una di Angelo Masieri, completata da Carlo Scarpa e Bruno Morassutti (villa Romanelli a Udine, 1952-56).

 

 

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