Ritratti di città. Lodi, o la buona provincia (con Kengo Kuma)

by • 16 Aprile 2019 • Città e Territorio, Mosaico, Progetti2237

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Una collocazione strategica, un piano che funziona, le opere recenti firmate Marco Visconti e Kengo Kuma

 

Territorio e urbanistica

Lodi rappresenta uno dei centri più attivi e rappresentativi del “policentrismo”, matrice storica del territorio lombardo. Divenuto municipium in epoca romana col nome di Laus Pompeia, è stato fondato in una posizione ancora oggi strategica all’incrocio tra le strade che portavano da Piacenza a Milano e da Pavia a Brescia. Attualmente trae il proprio vantaggio maggiore dalla vicinanza con Milano e dal posizionamento sull’asse portante infrastrutturale della direttrice Nord-Sud (Milano-Bologna), che attraversa l’intera area provinciale.

Gran parte del territorio del Lodigiano risulta interessato dal Parco Adda Sud, dando vita a un paesaggio in cui l’agricoltura assume un ruolo significativo nella zona meridionale, maggiormente legata alle dinamiche della Provincia di Piacenza. Quella settentrionale, attratta magneticamente dal Milanese, ha subito invece le influenze delle sue dinamiche, quali il trasferimento della popolazione e il decentramento di alcune imprese industriali, commerciali e logistiche. Anche alcune facoltà universitarie di rilievo, come Veterinaria, sono decentrate da Milano a Lodi.

Il PGT attualmente in vigore è datato 2011 (con ultima variante del 2013), a firma del DIAP del Politecnico di Milano e dell’Università di Pavia. Si tratta di un documento che, ad otto anni esatti dall’approvazione, ha saputo incanalare in modo intelligente le trasformazioni urbane, molte delle quali in atto o non ancora attuate. Sono rimaste in sospeso soprattutto le trasformazioni ambientali dal carattere prevalentemente residenziale e quelle relative al sistema infrastrutturale (come quella relativa al terzo ponte sull’Adda o a una stazione ferroviaria in corrispondenza del nuovo polo universitario).

Il perdurare della crisi degli investimenti, comune a quasi tutti gli ambiti analoghi, ha reso impossibile anche il recupero delle grandi aree dismesse, come testimoniano le vicende della ex Cetem (37.000 mq, occupati quasi per metà da fabbricati che nessuno vuole acquistare) e dell’ex Linificio, che si staglia imponente a un passo dalla stazione e ancora parzialmente dismesso, nonostante sia stata rilanciata più volte l’intenzione di un recupero integrale da parte dell’amministrazione comunale.

 

Il patrimonio edilizio e l’architettura

La quasi totalità del patrimonio di pregio è racchiuso nel centro storico. La geografia dei tessuti che compongono la città residenziale che sorge al di fuori, a partire dalla seconda metà degli anni ’50, evidenzia comunque una buona qualità, anche per la diffusa presenza di aree a verde, alcune molto estese come il Parco dell’isola Carolina, sulla cui rivalutazione sta lavorando l’architetto Marco Bay. Scarseggia però la qualità architettonica, ad eccezione di alcune realizzazioni nell’ambito dell’edilizia popolare, anche se la diffusione di tessuti a bassa densità ha comportato un elevato costo in termini di consumo di suolo.

Alcune architetture di elevato interesse, non facili da trovare in altre città di così piccole dimensioni, sono state realizzate nell’ambito del settore terziario, a partire da un complesso iconico come quello della Banca Popolare di Lodi (Bipielle City), datato 2001 e affacciato sul disordinato piazzale antistante la stazione, che rappresenta una delle opere italiane più conosciute del Renzo Piano Building Workshop. Attualmente ospita ancora la sede dello storico istituto di credito locale, che da fine 2011 è una divisione di Banco BPM a seguito dello scandalo finanziario di Bancopoli scoppiato nel 2005, nel quale fu personaggio chiave l’allora AD Gianpiero Fiorani, reo di avere manipolato i conti della banca per acquisire altri istituti di credito con la presumibile complicità di organi interni, esterni e soprattutto istituzionali. Parte essenziale del complesso, che versa in discrete condizioni di conservazione, è l’auditorium Tiziano Zalli, centro della vita culturale cittadina e usato principalmente come teatro.

 

Le opere recenti

Un’altra opera iconica per il territorio è la Torre Zucchetti, inaugurata nell’estate 2017. La software house lodigiana, da oltre 400 milioni di fatturato, ha scelto come nuovo quartier generale un palazzo di 14 piani che ospita 350 persone, realizzato ristrutturando un immobile degli anni ’70 di proprietà della ditta, nella zona sud della città, su progetto dell’architetto torinese Marco Visconti. Il progetto della torre, che si staglia su una piastra che cela un parcheggio pubblico e un’area commerciale, è incentrato sull’azzeramento degli impatti ambientali (primo edificio certificato LEED in provincia di Lodi): sia nella scelta di reperire i materiali di costruzione nel raggio di 350 km per ridurre le emissioni generate dai trasporti, sia in quella di riciclare all’80% i materiali delle demolizioni. Particolare attenzione è stata posta al comfort dei lavoratori, grazie a una tensostruttura frangisole a rete, realizzata impiegando una famiglia di tubi curvi che avvolgono sinuosamente il volume verticale. La struttura, legata allo studio del tracciato solare, modula il passaggio della luce e ospita pannelli fotovoltaici per una potenza pari a 200 kW. Altro aspetto interessante è stato l’impiego nel cantiere di software per la gestione della sicurezza in cantiere progettati da Zucchetti, che hanno permesso alla ditta di sperimentare sul campo alcuni dei propri prodotti. L’azienda ha inoltre messo a disposizione docce e spogliatoi per i dipendenti che si recano al lavoro in bicicletta (per il 44% donne), in linea con la filosofia aziendale d’ingaggiare principalmente personale del territorio, che viene sollecitato a tornare a casa in pausa pranzo per via della voluta assenza di una mensa. Gli interni sono votati alla flessibilità: ogni piano è frazionabile e liberamente accessibile attraverso la hall d’ingresso.

Una nuova attrazione cittadina, nella periferia più a ovest, è rappresentata dall’area che, con grande varietà di edifici e funzioni, ospita il nuovo Polo universitario e il parco scientifico tecnologico. Tra le strutture qui insediate, il nuovo Ospedale piccoli animali, inaugurato a inizio 2018 e realizzato su progetto della reggiana Cairepro (Cooperativa Architetti e Ingegneri).

Lo affianca la vistosa nuova sede della Facoltà di Veterinaria di Milano, progettata dal giapponese Kengo Kuma, il cui primo lotto è attivo dall’1 ottobre 2018.
L’ambiziosa struttura, legata di fatto più alla realtà milanese che a quella locale, occupa una superficie coperta di circa 20.000 mq, 13.000 dei quali per studi, laboratori di ricerca e locali di supporto e 7.300 per aule, biblioteca e servizi generali. L’ambito rurale e la roggia Bertonica, che attraversa il sito, ispirano l’idea progettuale. I due lotti sono infatti organizzati in un unico complesso strutturato proprio come le cascine, pur fuori scala e con un linguaggio materico e compositivo molto diversi, mantenendo un lato della corte “aperto”, rivolto cioè alla natura in modo da diventare parte intrinseca del contesto circostante, anche grazie a grandi vetrate che consentono al paesaggio di farsi parte integrante del progetto stesso. È stata usata intenzionalmente una vegetazione autoctona tipica del territorio lodigiano e l’acqua è stata resa protagonista sia a livello architettonico che energetico: l’acqua di falda viene infatti utilizzata per il raffrescamento dei locali, soprattutto nel periodo estivo. Se l’esterno prova a dialogare con la tradizione delle cascine lombarde, l’interno si presenta invece più asettico e dominato dal bianco, con soltanto le “stringhe” in legno chiaro di grandezze diverse, utilizzate come controsoffitto, a rappresentare un elemento di rottura nella maggior parte degli ambienti. Queste si protraggono anche all’esterno, diventando elementi integranti delle pensiline che seguono i fronti principali affacciati verso la corte.

Tra gli altri insediamenti del comparto, va citato l’Istituto zooprofilattico sperimentale (2010), ad opera dell’architetto torinese Luca Moretto, riconoscibile per la pianta a croce greca che raccoglie attorno a sé quattro cortili aperti, ognuno con funzioni e significato diversi. Lungo i fronti, le finestre sono comprese in una fascia orizzontale dai colori che variano a seconda della posizione lungo il perimetro della costruzione: dal rosso vivo, al giallo, al verde e al blu.

Degno di nota anche il Parco tecnologico padano (PTP), primo nel suo genere in Italia, che opera dal 2010 nei settori dell’agroalimentare, della bioeconomia e delle scienze della vita. Progettato dal milanese Studio Montanari & Partners (2004) in collaborazione con lo Studio Sibilla Associati, è un edificio dall’aspetto austero a forma di parallelepipedo, spezzato in facciata da un setto trasversale aggettante che sorregge la pensilina sospesa a proteggere l’ingresso vetrato a tutt’altezza. È facilmente riconoscibile grazie a dettagli colorati, come alcuni infissi, in contrasto con i freddi rivestimenti metallici. L’interno, che ospita anche spazi attrezzati per i team di business, coworking, le start up e le imprese, ricalca il linguaggio dell’esterno ed è caratterizzato da una monumentale hall d’ingresso con rivestimenti metallici a tutt’altezza. Il cluster di Lodi ambiva ad un respiro internazionale, ma attualmente rischia la chiusura a causa di gravi difficoltà finanziarie.

La criticità principale di questa porzione di città è l’eccessiva frammentarietà, con la zona universitaria e quella produttiva separate da lunghi e anonimi viali costeggiati da numerosi posti auto desolatamente inutilizzati (quando invece il parcheggio dell’università, accuratamente recintato, è sempre pieno in ogni ordine di posto!). Si tratta quindi di una zona fortemente periferica che evidenzia la mancanza di un disegno unitario, scontando soprattutto l’essere al di là dell’asse della via Emilia, e che deve ancora esprimere al massimo le proprie potenzialità.

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