Infinito Vão, 90 anni di architettura brasiliana

by • 26 Febbraio 2019 • Interviste, Reviews1688

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Conversazione con Nuno Sampaio e con Fernando Serapião e Guilherme Wisnik, curatori della mostra alla Casa dell’Architettura di Matosinhos, in Portogallo

 

Note a margine di una conversazione con Nuno Sampaio, direttore della Casa dell’Architettura di Matosinhos (Portogallo), e con Fernando Serapião e Guilherme Wisnik, curatori della mostra Infinito Vão – 90 anni di architettura brasiliana, in corso fino al 28 aprile 2019. Una mostra impegnativa, a cominciare dal titolo, frammento ispiratore tratto dalla famosa canzone Drão di Gilberto Gil: «O verdadeiro amor é vão, estende-se infinito. Imenso monolito, nossa arquitetura» («il vero amore è lieve, si estende infinito. Immenso monolito, la nostra architettura»). Titolo a suo modo “lost in translation” nell’inglese Infinite Span (traducibile come “infinita luce libera”, in senso strutturale] del catalogo edito a Zurigo da Lars Mueller con testi di Adrián Gorelik, Daniele Pisani, Jean-Louis Cohen, Ana Vaz Milheiro, Diego de Souza, Ana Luiza Nobre, Wellington Cançado. In italiano la doppia accezione della parola “vano” come aggettivo (inconsistente, falso, inutile) e come sostantivo (cavità, ma anche ambiente) sembra mantenere la stessa doppiezza dell’originale portoghese-brasiliano. Una mostra a suo modo post-coloniale, per l’architettura prodotta nell’ex colonia Brasile che torna nell’ex Paese colonizzatore, oggi peculiare lembo d’Europa ricco di sapere architettonico contemporaneo. Una rassegna coinvolgente, perchè l’istituzione ospitante ha saputo chiedere ed ottenere dagli architetti presentati in mostra documenti e materiali, garantendone al contempo la tutela e la conservazione.

 

L’architettura brasiliana in Portogallo: è finalmente la colonia che colonizza il colonizzatore?

Nuno Sampaio:Il Brasile è un immenso Portogallo”, diceva il filosofo e saggista portoghese Agostinho da Silva (1906-1994). Il nostro scopo, questa volta, è far capire a tutti – architetti e non – come siamo arrivati a questo presente. Chiaro che in Brasile sono accadute cose importanti, tra le quali la costruzione di Brasilia, che ha indubbiamente contribuito a far scoprire l’architettura non solo in Brasile ma anche oltre i confini nazionali e continentali. Perciò in questo senso la mostra è stata anche una “chiamata” per tutti i progettisti contemporanei individuati dai curatori; ora alcuni dei loro lavori fanno parte dell’archivio della Casa dell’Architettura: da qui in avanti sarà nostro impegno promuoverli e conservarli come da missione istituzionale.

 

Il vão del MASP di Lina Bo Bardi è percepito come un luogo pubblico, ed è forse lo spazio pubblico per eccellenza, a San Paolo. Questo aiuta a spiegare la differenza tra vão e piazza?

Guilherme Wisnik: In Europa la piazza è lo spazio pubblico, anche se a ben guardare l’urbanistica portoghese ha prodotto il “largo”, mentre quella spagnola la “piazza”. Ritengo che il primo spazio pubblico modernista in Brasile sia il piano terreno del Ministero della Salute a Rio de Janeiro.

 

Già, pare poi di leggere come un DNA brasiliano in questi spazi…

Guilherme Wisnik: Sì, in questo senso c’è più di un tratto comune tra il vãdel MASP di Lina Bo, quello del MUBI di Paolo Mendes da Rocha e il Salão Caramelo (sala giallo-caramello) della FAU-USP di João Vilanova Artigas: c’è un’idea di permeabilità della spazio pubblico legata appunto al vão.

Il Brasile è noto al mondo degli architetti per i nomi di Costa, Niemeyer, Bo Bardi, Burle Marx, Vilanova Artigas, Mendes da Rocha e, meno frequentemente, Reidy.

Fernando Serapião: In effetti pare che vedendolo da fuori il Brasile sia spesso percepito come un’isola. Con questa mostra ed attraverso la presentazione degli autori che abbiamo selezionato – sia storicizzati che viventi – noi proponiamo una visione diversa. In questo senso il nostro lavoro dimostra che il Brasile non è un’isola, forte com’è delle contraddizioni di una terra di migranti. Ancora, visitando la mostra credo si percepisca con chiarezza, ad esempio, che il Modernismo brasiliano non è quello europeo; dietro alla costruzione di Brasilia stanno le idee nazionaliste e di autosufficienza che fanno parte delle discussioni che intendiamo suscitare con la nostra proposta curatoriale. Mi piace ricordare che Alan Colquhoun quando visitò per la prima volta l’edificio della FAU-USP di Artigas domandò come era stato possibile “tenere nascosta” fino ad allora un’opera del genere.

La mostra è costituita complessivamente da 90 progetti, di cui 15 includono partecipazioni femminili; tra questi, 3 sono di donne in posizione di capoprogetto. Tra le numerose iniziative collaterali, si segnala l’imminente apertura di “Irradiações” – prima esposizione fuori dal Brasile dedicata all’architetto Fabio Penteado (1929-2011), curata da Francesco Perrotta-Bosch (fino al 26 maggio) – che fa seguito a “Due case di Paulo Mendes da Rocha”, curata da Nuno Sampaio e dedicata a Casa Gerassia São Paulo e a Casa da Rua do Quelhasa Lisboa.

Infinito Vão – 90 Anni di Architettura Brasiliana

28 settembre 2018 – 28 aprile 2019

Casa da Arquitectura – Matosinhos

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