Ritorno al futuro: “Dentro la Strada Novissima”

by • 12 Dicembre 2018 • Mosaico, Reviews1649

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Al MAXXI di Roma Paolo Portoghesi ripercorre con documenti d’archivio, fotografie, disegni di progetto e testimonianze dirette la prima mostra internazionale di Architettura della Biennale di Venezia

ROMA. Il 27 luglio 1980 apriva i battenti la prima mostra internazionale di Architettura della Biennale di Venezia che conquistava, così, una posizione autonoma. Paolo Portoghesi, già direttore della sezione architettura della Biennale, chiamato a farne da curatore, propose, allora, di realizzare l’allestimento intorno al tema “La presenza del passato”, invitando venti architetti da tutto il mondo a dare forma a una riflessione sul rapporto fra eredità architettonica e avanguardia. Per fare questo i progettisti vennero chiamati a realizzare nello spazio delle Corderie venti facciate contigue di palazzi a grandezza naturale, che dessero vita ad un percorso sul modello di quello urbano, una strada. Ma non si trattava solo di questo. Con tale idea di allestimento si presentava un nuovo modo di pensare l’architettura, che fece la storia della Biennale ed è ancora oggi oggetto di studio, rappresentando un momento cruciale della storia dell’architettura del Novecento oltre che l’origine del dibattito internazionale sull’architettura postmoderna.

Oggi è nuovamente Portoghesi a percorrere le tappe di quell’esposizione memorabile, a quasi quarant’anni dalla sua realizzazione, nella mostra al MAXXI “Dentro la Strada Novissima”, da lui curata, ospitata negli spazi del Centro Archivi di Architettura fino al 28 aprile 2019.

Nell’ideare il tema dell’allestimento Portoghesi prese le mosse dai riferimenti del suo tempo, dal dialogo serrato che in quegli anni animava la critica e la pratica dell’architettura, rispetto al quale occorreva prendere posizione. Da un lato c’era il caso della Strada nuova di Genova, un esperimento d’innovazione nel corpo della città che si basava sulla convinzione che la strada è un luogo pianificato, unitario, un “fatto programmato” e affermava l’importanza della struttura assiale della strada nell’urbanistica. Dall’altro c’era l’ammonimento ancora presente e ineludibile di Le Corbusier, che contrapponeva all’idea di rue corridor, di strada corridoio compressa fra due margini, il modello di un paesaggio urbano che si sviluppa spontaneamente, in continuo divenire. La proposta poi, risultava essere tanto più innovativa quanto più, a differenza della realizzazione di Regent Street a Londra, opera di John Nash, la struttura di questa nuova strada non sarebbe stata affidata ad un solo nome ma a più progettisti, presenti alla pari in “una galleria di autoritratti architettonici” come la definiva il suo curatore. «L’obiettivo principale era mostrare come, senza rinnegare la modernità, si poteva andare avanti tentando la strada dell’eresia» afferma Portoghesi che, proprio a causa della portata innovativa della mostra non ebbe lavoro facile nella selezione degli architetti. Rem Koolhaas, Frank O. Gehry, Arata Isozaki, Ricardo Bofill, Costantino Dardi, Franco Purini, il gruppo GRAU sono solo alcuni nomi che presero parte al progetto per la Biennale e fra loro ci fu anche quello dello stesso Portoghesi con Francesco Cellini e Claudio D’Amato, mentre qualcun altro – Kenneth Frampton fra loro – abbandonò il progetto, in aperto contrasto con le regole che si andavano definendo.

L’allestimento della mostra al MAXXI presenta un camminamento rievocativo della Strada Novissima, grazie al quale si ricostruisce il percorso storico tra le tappe della realizzazione dell’esposizione: un corridoio con assi in legno grezzo separa le venti sezioni, dedicate ad ognuno degli architetti partecipanti, con schizzi del progetto di allestimento, fotografie, lettere riportanti le indicazioni costruttive e interviste video dei protagonisti della mostra. Un percorso fisico oltre che concettuale, che permette di capire la complessità del progetto a più voci della prima Biennale di Architettura, del perché della sua eco profonda e durevole nel dibattito critico sul progetto e dei motivi del suo successo nonostante, per dirla con le parole di Portoghesi, i «boati dei carissimi nemici».

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