Reati contro il patrimonio culturale, facciamo il punto sulla legge

by • 29 Ottobre 2018 • Patrimonio2078

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Valutazioni e commenti mentre la proposta di legge Orlando-Franceschini è in discussione al Senato

 

Quasi 800.000 opere d’arte trafugate, 1,2 milioni di sequestri di reperti archeologici, 300.000 beni falsificati, 1.200 arresti e 36.000 denunce: sono i numeri allarmanti della banca dati del Comando Carabinieri per la Tutela del Patrimonio culturale. Una nuova normativa permetterà di contrastare questo drammatico scenario.

 

Il primato dell’Italia

Ma nel Paese che è stato il primo al mondo a dotarsi di regole e istituzioni pubbliche in materia di tutela, l’approvazione alla Camera, il 18 ottobre scorso (a favore Pd, M5S, Lega e Leu, contraria FI, astenuti Fratelli d’Italia), della proposta di legge sui reati contro il patrimonio culturale sarà davvero la conferma di un primato italiano solo se il testo definitivo, dopo l’esame al Senato, oltre a intervenire dal punto di vista delle pene, lo farà anche sul fronte della prevenzione, di grande priorità.

A parlare di «ruolo di guida dell’Italia nella tutela dei beni culturali» è stato, infatti, lo stesso ex ministro Dario Franceschini a cui si deve, insieme all’ex guardasigilli alla Giustizia Andrea Orlando, la proposta di legge che riproduce il testo di un disegno di legge a loro firma il cui iter era stato interrotto con la fine della scorsa legislatura, approvato dalla Camera, ma non dal Senato: «Un provvedimento molto importante -ha commentato Franceschini- non solo per l’Italia, ma per l’intera comunità internazionale, essendo il traffico di opere d’arte una delle principali fonti di finanziamento del terrorismo». Un ruolo di leadership che il nostro Paese si era guadagnato grazie alla risoluzione presentata il 17 ottobre 2015, firmata da altri 53 Paesi, con la proposta di creare i Caschi blu della Cultura e l’approvazione, il 27 marzo 2017, su proposta italiana e francese, della prima risoluzione Onu per la difesa dei patrimoni dell’umanità minacciati da guerre o terroristi.

La nuova legge intende dare coerenza al sistema sanzionatorio e superare la divisione tra Codice penale e Codice dei beni culturali, introducendo il titolo VIII-bis del Codice penale. Innalza le pene vigenti, dando attuazione ai principi costituzionali in forza dei quali il patrimonio culturale e paesaggistico necessita di una tutela ulteriore rispetto a quella offerta alla proprietà privata; introduce nuove specie di reato e aggravanti quando oggetto di reati comuni siano beni culturali. I reati inseriti in riferimento ai beni culturali vanno dal furto (reclusione da 2 a 8 anni), appropriazione indebita (da 1 a 4 anni), ricettazione (da 3 a 12 anni), impiego illecito (da 4 a 12 anni), riciclaggio (da 5 a 14 anni), autoriciclaggio (da 3 a 10 anni), falsificazione in scrittura privata (da 6 mesi a 3 anni), violazioni in materia di alienazione (fino a 2 anni e multa fino a 80.000 euro), uscita o esportazione illecite (da 1 a 4 anni o multa da 258 a 5.165 euro), danneggiamento, deturpamento, imbrattamento e uso illecito di beni culturali o paesaggistici (da 1 a 5 anni o da 6 mesi a 3 anni), alla devastazione e saccheggio (da 10 a 18 anni), contraffazione di opere d’arte (da 1 a 6 anni e multa fino a 10.000 euro) e alle attività organizzate per il traffico illecito di beni culturali (da 2 a 8 anni). Le disposizioni penali si applicano anche ai fatti commessi all’estero in danno del patrimonio culturale nazionale.

Tra le novità, la riforma del Codice penale non interessa solamente le persone fisiche ma anche quelle giuridiche, ovvero enti e imprese operanti nel mercato dell’arte. Prendiamo il caso di un dipendente di una casa d’aste giudicato colpevole per uno dei nuovi reati commessi nell’interesse o a vantaggio della stessa: la nuova legge prevede l’applicazione per la casa d’aste di pesanti sanzioni pecuniarie e interdittive.

 

Le criticità della proposta di legge

Dicevamo, però, che un’efficace tutela del patrimonio dovrebbe attuarsi secondo un binomio prevenzione-repressione. Questa proposta di legge si avvale della corsia preferenziale dell’urgenza ex articolo 107 del Regolamento della Camera, perché un identico testo (Orlando-Franceschini) è stato approvato dalla Camera nel giugno 2017. Ma altra urgenza è anche quella per cui sovrapposizioni normative non finiscano per mettere in difficoltà chi poi dovrà applicare quelle stesse norme. Il Governo ha, infatti, annunciato di ratificare a breve la Convenzione di Nicosia (Cipro) sulle infrazioni coinvolgenti i beni culturali, adottata dal Consiglio d’Europa appena un mese prima di quel giugno 2017, che disciplina in maniera diversa alcune fattispecie della proposta di legge approvata dalla Camera. Tale Convenzione è, inoltre, l’unico trattato internazionale dedicato specificamente insieme alla prevenzione e all’incriminazione del traffico illecito di beni culturali. La prevenzione è indicata sin dai primi articoli: «The purpose of this Convention is to: prevent and combat the destruction of, damage to, and trafficking of cultural property by providing for the criminalisation of certain acts» (art. 1, c. a); «strengthen crime prevention» (…) (art. 1, c. b); «This Convention applies to the prevention» (…) (art. 2, c. 1). Recepirla nella nuova legge significa, dunque, far tornare in Aula dopo l’esame al Senato un testo che non sia una mera copia di quello attuale. Secondo Giusi Bartolozzi (Forza Italia), così come approvato, il testo «tradisce lo spirito della Convenzione»: «un delirio sanzionatorio», mentre «l’impianto che da quella scaturisce mira a un sistema di prevenzione e monitoraggio». Coerentemente, Bartolozzi aveva proposto due emendamenti che prevedono che «i proventi derivanti dall’alienazione dei beni confiscati confluiscano in un apposito Fondo per la conservazione e il restauro dei beni culturali, istituito presso il MiBAC e che quelli provenienti dalle sanzioni pecuniarie fossero destinati alla conservazione e al ripristino dei centri storici dei comuni». Per Vittorio Sgarbi (Gruppo Misto), anche lui contrario a una norma viziata da quelle che definisce alcune «ingenuità» («nessuno, conoscendone la falsità, autenticherebbe opere e oggetti: cercherebbe di farlo fare ad altri»), è «passato inosservato il tema fondamentale e che meriterebbe sanzioni», ovvero «la devastazione del patrimonio artistico fatta dalle amministrazioni pubbliche (…). L’unico potere possibile, è un potere distante e disinteressato». A qualcosa di simile il parlamentare aveva pensato durante il suo breve mandato da assessore in Sicilia col disegno di legge per costituire un’Authority per le Arti del Mediterraneo.

Quello che, del resto, gli esperti hanno sottolineato essere sempre mancato nei beni culturali a livello internazionale (se si eccettua l’esperienza «debole» del «Blue Shield», un trust di OnG) è un omologo della Croce Rossa, cioè una struttura non governativa, con un’organizzazione autonoma e neutrale, forte di un solido prestigio internazionale che le ha fatto guadagnare la fiducia da parte delle comunità e dei governi. Un’organizzazione che mantenendo all’UNESCO un ruolo di coordinamento e supervisione, sia forte di un’autonomia operativa. Oltre che con la nuova legge, ecco la strada attraverso la quale l’Italia potrebbe ritagliarsi sullo scenario internazionale un ruolo di guida «contro i ladri di cultura, e quindi di futuro», come li ha efficacemente definiti Rossella Muroni (Liberi e Uguali) durante il suo intervento in Aula.

 

Immagine di copertina: l’elefantino in piazza della Minerva a Roma, sfregiato nel 2016

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