PalaisPopulaire, la nuova Kunsthalle di Deutsche Bank a Berlino

by • 22 Ottobre 2018 • Mosaico, Progetti3403

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Da residenza di principesse prussiane a piattaforma innovativa per l’arte, la cultura e lo sport: visita all’intervento firmato dai berlinesi Kuehn-Malvezzi

 

BERLINO. Da diversi anni ormai i berlinesi non passeggiano più sotto i tigli della promenade simbolo della capitale: le enormi gru dei cantieri che da Alexanderplatz accompagnano turisti in cerca di souvenir verso la Porta di Brandeburgo ne hanno sostituito la chioma, e luoghi un tempo ameni sono caduti vittima della furia del traffico di bus panoramici e auto di rappresentanza. Con questo centro monumentale, così sventrato, ricostruito ed imbellettato hanno poca familiarità: si va a spiluccare la cultura nei musei, a sentire le opere o a lezione all’università, per poi tornare alla normalità nei più veraci quartieri attorno a Mitte. La gentrificazione folle del dopo 1989, le proteste per gli affitti e un costo della vita diventati impossibili per moltissimi, appartengono a un mondo distante anni luce da quello della politica, dalla Berlino nuova mecca dell’arte, pubblicizzata all’estero negli ultimi anni.

Così, la scelta di ribattezzare «PalaisPopulaire» il Palazzo delle principesse Hohenzollern su Unter den Linden, appena riaperto per ospitare la nuova Kunsthalle di Deutsche Bank, può essere letta anche come un tentativo di accattivarsi la loro simpatia; un ossimoro efficace, da manifesto programmatico che promette “open house for open minds. E nella metropoli multiculturale capace di raccogliere in un giorno oltre 250.000 manifestanti contro i revival populisti destrorsi che affliggono l’Europa, lo slogan potrebbe rivelarsi vincente.

Quanto all’architettura, ci troviamo di fronte all’ennesimo falso storico di un onnipresente Richard Paulick (1903-1979), chiamato anche qui ad arrangiare una difficile convivenza fra passato prussiano, rovinose auto-celebrazioni naziste e retoriche socialiste in salsa modernista: oggi, dopo l’intervento di Kuehn-Malvezzi, un nitido, ripulito pastiche, piccolo concentrato di berlinesità, che persevera nella presa in giro di stili e loro raggiri e si propone palazzo del popolo mentre strizza l’occhio ai più ricchi (e in fondo appartiene a un multimilionario che fattolo restaurare da David Chipperfield, l’affitta oggi alla DeutscheBank!).

L’insieme è molto intrigante, nasconde dietro una facies barocca di rappresentanza che non vuole e non può discostarsi dalla coulisse storica di pezzi forti di architettura cittadina – Alte Kommandatur, Kronprinzenpalais, Staatsoper, Neue Wache, Humboldt Universität – interni schietti, moderni e densi di sorprese. Gli elementi strutturali in cemento, liberati da stucchi e rivestimenti pre/post-Paulick, ora a vista come gli impianti, le superfici candide delle nuove quinte create ad hoc per le mostre, la scala monumentale diventata spazio espositivo in sé, i dettagli dei sottili pilotis bianchi, della piccola scala curva che collega al piano degli atelier e del grigio battuto veneziano, inducono a dar retta agli slogan: varcate la soglia e troverete un moderno “tempio crossover” di cultura, arte, letture, sport, 3.000 mq di Berlino in miniatura.

Cronologia

1730: il Prinzessinnenpalais viene costruito su progetto dell’architetto prussiano Friedrich Wilhelm Diterichs. Consta di due edifici collegati da un portico, affacciati su Unter den Linden. Nel 1740 viene arricchito da un giardino barocco privato, comprendente anche un aranceto, in seguito trasformato in giardino paesaggistico secondo il gusto del tempo (Prinzessinnengarten).

1788: viene acquisito dalla famiglia reale prussiana diventando presto la residenza delle tre principesse di casa Hohenzollern: Charlotte, Alexandrine e Luise.

1809: la regina Louise incarica un giovane Karl Friedrich Schinkel appena tornato dal suo viaggio in Italia di riprogettarne l’edificio principale. Schinkel si è appena affacciato sulle scena berlinese, desidera eccellere e farsi un nome in città. Il suo progetto mostra un’architettura assai rappresentativa che apre elegantemente l’affaccio dell’edificio sulla proménade storica, ma è giudicato troppo costoso da realizzare. Pertanto gli si predilige il disegno più sobrio dell’allora Oberhofbaurat, direttore della Commissione del Castello di Berlino, Heinrich Gentz. Schinkel deve accontentarsi di progettare l’arco di collegamento all’adiacente Kronprinzenpalais. I lavori si chiudono nel 1811.

Fino alla fine dell’impero, il Prinzessinnenpalais è abitato da varie personalità della famiglia regnante. Pochi giorni dopo la Rivoluzione di novembre nel 1918, i beni degli Hohenzollern vengono confiscati e passano sotto l’amministrazione del Ministero prussiano delle Finanze e in seguito degli Staatliche Museen zu Berlin.

Il 13 marzo 1931, per celebrare il 150° compleanno di Schinkel, il Palazzo ospita il nuovo, appena inaugurato Schinkel Museum coi dipinti, disegni e schizzi dell’architetto che ne mostrano l’incredibile poliedricità. Tuttavia, questo è destinato a chiudere dopo solo due anni dalla sua apertura, nel terribile 1933.

Durante la seconda guerra mondiale, gran parte del centro storico di Berlino viene distrutta: con essa il Prinzessinnenpalais e la vicina Staatsoper. La ricostruzione del palazzo, progettata nei primi anni ’50, rimane indietro fino a quando le sue rovine non diventano instabili (1962) e devono essere rimosse. Così come l’Opera di Stato, anche il Prinzessinnenpalais viene ricostruito su progetto di Richard Paulick (1903-1979) con una nuova principale destinazione d’uso: caffè dell’opera. Paulick, già assistente di Walter Gropius al Bauhaus di Dessau, combina, come auspicato dal governo DDR, una ricostruzione storica degli esterni con soluzioni moderne e pratiche negli interni dove tuttavia incorpora reminiscenze storiche.

Il 25 dicembre 1963, l’Opera Café celebra la sua apertura. Poco dopo, anche il Prinzessinnengarten, che in passato era sempre rimasto privato e che fu quasi completamente distrutto dai bombardamenti, verrà restaurato per diventare parco pubblico. Vi vengono collocate persino le statue dei generali prussiani, prima in Unter den Linden. Il Prinzessinnenpalais con caffetteria, bar, vineria e ristorante dell’opera diventa rapidamente un luogo d’incontro assai popolare fra i berlinesi e per i turisti. L’Opera Café funge anche da location per le riprese di alcune celebri produzioni della DEFA, ospitando anche insospettabili serate settimanali disco in epoca socialista.

1989 e seguenti: dopo la riunificazione, il Palazzo diventa proprietà del Governo Federale e viene riaperto col nome di Opernpalais. L’atmosfera è radicalmente cambiata: il design moderno di Paulick lascia nuovamente spazio a un improbabile interno in stile rococò.

2012: chiuso per restauri, il Palazzo viene venduto.

2014: lo acquista Mathias Döpfner, amministratore delegato della casa editrice Axel Springer, che lo fa restaurare completamente da David Chipperfield.

A partire dal 2017, acquisisce un nuovo inquilino: la Deutsche Bank fa ridisegnare completamente gli interni dallo studio berlinese Kuehn-Malvezzi affinché vi creino una nuova piattaforma per l’arte, la cultura e lo sport. Spazi generosi per mostre, eventi e offerte educative vengono allestiti su tre piani. Al piano terra ricompare una caffetteria con giardino terrazzato, come da tradizione. Le cicatrici storiche, vale a dire i pilastri e le travi in cemento armato della ricostruzione degli anni ’60 sono rese visibili.

Il 27 settembre 2018 l’ex Prinzessinnenpalais viene riaperto col nuovo nome di «PalaisPopulaire» in occasione della Berlin Art Week 2018 con la mostra “The World on Paper. Sammlung Deutsche Bank– 300 Meisterwerke der Gegenwartskunst”. L’architettura e la mostra stessa, con opere fra gli altri di Joseph Beuys, Ellen Gallagher e Sigmar Polke, meritano una visita.

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