Javier Senosiain, ecologia per un ritorno alle origini

by • 22 Ottobre 2018 • Mosaico, Professione e Formazione2283

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Ritratto dell’architetto messicano che ispirandosi alla natura, a Gaudì e a Cesar Manrique, interpreta l’architettura organica

 

Nel Palazzo delle belle arti di Città del Messico recentemente sono state in mostra, con grande successo di pubblico, le opere architettoniche e paesaggistiche di Javier Senosiain, architetto organico ed ecologico, quasi sconosciuto oltre i confini del continente americano.

Nato nel 1948, laureato presso l’Università nazionale autonoma del Messico, fondatore dello studio Arquitectura Organica con sede nella capitale, già durante gli studi di dottorato si era dedicato con passione e rigore alla ricerca sull’architettura della natura: quella degli animali, degli insetti e degli uccelli, e quella organica ed ecologica, per giungere poi alla pubblicazione di un interesante volume dal titolo Bioarquitectura, en busca de un espacio (1998), che puntava l’attenzione -come scrive nella prefazione Alberto Gonzales Pozo– sulle «analogie biologiche nell’architettura» e sul costruire ecologico, in anni nei quali pochi architetti s’interessavano al tema. Nel 2008 Senosiain ha pubblicato Arquitectura organica, del quale poche settimane fa è apparsa una nuova versione ampliata, dal titolo inglese Organic Architecture che approfondisce ulteriormente la sua visione concettuale e tecnica. In entrambi i volumi si presentano spazialità in armonia con la natura, una fusione con gli elementi naturali che in alcuni casi arriva quasi alla mimesi: un’architettura che vuole tornare alle origini, che vede l’uomo nella sua essenza primitiva di animale.

Le tecniche

Reinterpretando la famosa frase di Mies van der Rohe, si potrebbe affermare che Senosiain costruisce “di più con il minimo”: concepisce forme organiche con il minimo del materiale possibile -uno dei principi base dell’attuale architettura ecologica e bioclimatica- dà vita con poco a un sistema di spazi dove l’uomo si sente in comunione con la natura e le sue forme. Alcuni dei suoi progetti prendono la forma di grandi uova, realizzate con l’intelligente tecnica del ferro-cemento, appoggiate sulla terra e coperte di terra, di cespugli e di rampicanti.

Interessanti, per coglierne il messaggio, sono le foto dei suoi edifici in costruzione: si presenta un sistema intrecciato di ferretti dal diametro di pochi centimetri che si rivestono successivamente con una rete metallica sulla quale si spruzza il calcestruzzo, dando vita a una sottile lastra compatta dello spessore di pochi centimetri.

Dal punto di vista statico questi volumi dalla morfologia naturale si allontanano del tutto dalle costruzioni tradizionali, le cui strutture fatte di travi e pilastri toccano il terreno in pochi punti. L’idea forte di Senosiain, come afferma l’architetto colombiano Eduardo Morales, è la realizzazione di una continuità strutturale totale fra pavimenti, pareti e coperture, proprio come quella presente in un uovo. Gli sforzi si ripartiscono pertanto in maniera equilibrata su tutta la superficie della base, evitando così d’impiegare grandi quantità di materiali per le fondazioni.

Nella configurazione della pelle esterna si nota una forte relazione con l’arte del “Trecandís” di Antoni Gaudí: piccoli tasselli tridimensionali di ceramica, in alcuni casi di forma cilindrica, brillanti e intensi nei colori, compongono figure che richiamano sia le invenzioni del maestro catalano sia l’antica tradizione artigianale americana della chaquira. Senosiain reinterpreta diversi concetti non solo derivati dalle invenzioni tecniche e morfologiche di Gaudí ma anche di Cesar Manrique, artista, architetto, paesaggista ed ecologista spagnolo -purtroppo scarsamente conosciuto in Italia- e di Frei Otto: tre maestri che hanno diffuso nel mondo un insegnamento ecologico del fare architettura, derivante dall’attenta analisi concettuale e formale degli elementi naturali, sia animati che inanimati.

Il nuovo giardino messicano

Da qualche mese è stata inaugurata a Città del Messico una porzione di un nuovo spazio semi-pubblico, il parco-museo ecologico Quetzalcoatl. Protagonisti del giardino sono i sensuali percorsi, i colori accesi della ceramica smaltata e la potenza formale degli elementi naturali. Il progetto, memore del gaudiniano Parque Guell di Barcellona e del Jardín de cactus realizzato da Manrique a Lanzarote, nell’arcipelago delle Canarie, è una dichiarazione d’intenti contro il fare becero e irrispettoso di politici, ingegneri e architetti che ancora oggi operano con alterigia e poca saggezza nei confronti degli ambienti naturali, contribuendo non poco alla distruzione degli ecosistemi mondiali. Insegnamento profondo e attualissimo che parla ad alta voce, grida l’importanza di un rispetto sacro dei sistemi organici e la necessità d’intervenire con prudenza ed umiltà. Se ripensiamo alla frase di Rafael Moneo per cui «qualsiasi progetto di architettura è un progetto di ampliamento», nel caso delle opere di Senosiain per ampliamento si può intendere una relazione dialogica con il sistema naturale, realizzata attraverso una reinterpretazione attenta delle sue regole intrinseche. Il maestro messicano punta l’attenzione, proprio come faceva Gaudí, sugli equilibri organici, sulla morfologia e sulla resistenza delle forme topografiche: sulla straordinaria intelligenza dell’architettura della natura.

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Il ritorno alle origini

«Nella maggior parte dei progetti –afferma Senosiain– cerchiamo di far fluire lo spazio, vogliamo che esso si adatti all’essere umano a seconda delle attività e segua i movimenti naturali del corpo». Gli spazi curvi, che sembrano scavati nella terra, come una tana, sono armonia, ammaliano, seducono. Senosiain combina volumetrie che evocano elementi della natura, animali, conchiglie, grotte, cascate, con materiali tipici della regione e con allusioni alla tradizione artistica, artigianale, alle tipiche ed intense tonalità messicane, come quelle amate da Luís Barragan, ed ai rivestimenti in pietra del maestro della modernitá messicana Juan O´Gorman. Nel tentativo di concatenazione Europa-America le sue architetture sembrano far trasparire anche rimandi agli antichi spazi italiani: la centralità e la luminosità del Pantheon -per esempio- o la continuità concavo-convessa del barocco di Bernini e Borromini.

Nella “Casa organica”, uno dei suoi progetti più noti, i muri si trasformano in sedie e tavoli, dal pavimento sorgono divani, i lavamani sono piccole cascate, i tetti sono ampi giardini. Coperture e facciate verdi si armonizzano con la natura, producendo ossigeno e combattendo l’inquinamento. La copertura naturale crea all’interno della casa un microclima con una temperatura tra i 18 e i 21°, con umidità tra il 50 e il 70%, in contrasto con le condizioni esterne, che in alcuni mesi dell’anno sono quasi proibitive, a causa del caldo e dell’umidità intense.

«Il progresso spesso violenta la natura, e la natura si sta ribellando», afferma l’architetto Senosiain. Il ritorno alla natura è quindi ricerca di una nuova integrazione tra l’uomo e il suo ambiente. Ciò è ancora immaginabile, nelle metropoli contemporanee? «Non è facile –dice- ma è possibile, con la volontà di tutti: cittadini, autorità e progettisti, e con una pianificazione comune. Se vivessimo in un ambiente più piacevole, con una buona architettura, ciò andrebbe a beneficio dell’intera società».

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