Torino, una città in salute

by • 29 Dicembre 2015 • Città e Territorio1708

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Martedì 19 gennaio, il quarto appuntamento del ciclo «Occasioni urbane» promosso dall’Ordine degli Architetti di Torino è dedicato agli ospedali. «Il Giornale dell’Architettura» è media partner

 

TORINO. Il quarto appuntamento del ciclo di incontri «Occasioni urbane» organizzato dall’Ordine degli Architetti di Torino è dedicato al tema degli ospedali e ha per titolo «Una città in salute». In città, il progetto per la realizzazione di un polo sanitario di rilevanza nazionale ha cambiato veste e collocazione numerose volte ma ora sembra giunto a una definizione concreta: sarà ospitato in un’area di 160.000 mq sui terreni dell’ex Fiat Avio e in parte delle Ferrovie, in prossimità del Lingotto, laddove si sta ultimando il grattacielo della nuova sede degli uffici regionali su progetto di Studio Fuksas. Il cosiddetto Parco della salute, che prevede di ospitare 1.100 posti letto, assorbendo la quasi totalità di quelli delle Molinette, dovrebbe configurarsi come polo avanzato che coniuga attività di ricerca, bioincubatori e residenze universitarie per un investimento complessivo attorno ai 600 milioni.

Quali le ragioni di questa scelta? E che cosa distingue una città della salute rispetto a un «ordinario» ospedale? Infine, resta valido l’interrogativo che ha fatto da fil rouge all’intero ciclo di incontri: qual è il ruolo dell’architetto e in che modo il progetto di architettura può aiutare ad affrontare tali questioni? Ne discuteranno martedì 19 gennaio alle ore 18 presso il Circolo dei lettori (via Bogino 9, TorinoMarco Aimetti (presidente dell’Ordine degli Architetti di Torino), Guido Giustetto (presidente Ordine Medici Chirurghi e Odontoiatri di Torino), Antonio Saitta (assessore alla Sanità della Regione Piemonte) e l’architetto francese Aymeric Zublena che in Italia ha progettato, in collaborazione, i nosocomi di Bergamo, Este-Monselice (Padova) e Alba-Bra (Cuneo).

L’incontro, moderato da Luca Gibello, prenderà avvio con una video istruttoria: un excursus sull’evoluzione della struttura ospedaliera e sulla sua collocazione urbana a partire dal San Giovanni Battista, fondato nel 1680, che sorgeva a ridosso delle mura orientali della città su progetto dell’architetto Amedeo di Castellamonte. Nella seconda metà dell’Ottocento quello ospedaliero diventa uno dei temi cardine della pianificazione urbana e si assiste, insieme a un progressivo decentramento, a un radicale mutamento delle tipologie edilizie, in relazione ai diversi sistemi di cura. Negli anni Trenta del Novecento con l’inaugurazione del nuovo San Giovanni alle Molinette, su progetto degli ingegneri Eugenio Mollino e Michele Bongioanni, si impone un nuovo modello, quello della cittadella ospedaliera: un’area di 139.000 mq e accoglie 19 padiglioni (nella foto di copertina, l’ingresso principale). In contiguità con le Molinette, verso sud la cittadella si completa con la coeva costruzione dell’ostetrico-ginecologico Sant’Anna e, nel secondo dopoguerra, dell’infantile Regina Margherita e del grattacielo del Centro Traumatologico Ortopedico. In risposta alle nuove necessità della degenza e della convalescenza, alla struttura ospedaliera si sono affiancati nuovi servizi rivolti alle famiglie dei malati: Casa Ugi, nell’ex stazione nord della monorotaia costruita in occasione dei festeggiamenti di Italia ’61, e Casa Oz in corso Moncalieri offrono sistemazioni temporanee, attività ludiche e di sostegno.

 

Per_approfondire

Sul Giornale:

Ospedali storici europei: patrimonio da valorizzare, di Elena Franco

Sul web:

«Occasioni urbane» sulle aree dismessesulle periferie e sulla città universitaria

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