Abusiva al 50% Gela dice basta

by • 20 Ottobre 2010 • Città e Territorio708

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Gela (Caltanissetta). Per la quinta città siciliana, gli ultimi trent’anni sono stati segnati da mafia e inquinamento, facendone l’emblema dell’abusivismo poiché, dopo l’industrializzazione degli anni sessanta, Gela ha lungamente disatteso le leggi urbanistiche. I numeri parlano di 20.000 vani abusivi realizzati dagli anni settanta, di 16.000 pratiche di sanatoria inevase giacenti all’assessorato all’Urbanistica e di 272 sentenze per illeciti edilizi negli ultimi 12 mesi. Un dato che conferma la stima che almeno il 50% del perimetro urbano sia occupato da immobili fuorilegge. In questo scenario, il 24 settembre, dopo ben 42 anni, la Regione ha approvato il Prg redatto da Leonardo Urbani. Secondo un copione consolidato, in vista dell’imminente approvazione, in molti hanno deciso di costruire, abusivamente e rapidamente. Attilio Bolzoni su «la Repubblica», ha raccontato del caso del signor N. F. che in soli 21 giorni ha realizzato il suo palazzetto abusivo in via dell’Ara Pacis. Il 13 settembre, giorno della presentazione del Prg, procura e redazioni dei quotidiani locali hanno ricevuto la lettera anonima di un abusivo: «Sono proprietario di un terreno con destinazione d’uso agricolo… per 25 anni ho fatto istanza per variare la destinazione ma mi hanno rigettato la domanda perché non c’era il Piano regolatore». L’anonimo racconta di aver provato ad acquistare una casa in cooperativa di edilizia popolare che gli sarebbe costata più di 220.000 euro e conclude: «Così per avere un tetto nella stessa periferia nord, visto che il Prg non arrivava mai, sono diventato un abusivo». Negli anni, sono numerosi i cittadini e gli imprenditori scagliatisi contro le lentezze burocratiche dell’ufficio Urbanistica.
Quello dell’abusivismo, di necessità o speculativo, è solo un lato della medaglia. A Gela convivono infatti diverse anime, e nell’ultimo periodo la città ha mostrato i segni di una svolta proponendo importanti iniziative per la promozione della legalità. Il precedente sindaco, Rosario Crocetta (Pd), ha dato avvio a un impulso di rinnovamento, tra cui il progetto delle piazze nel centro storico redatto da Roberto Collovà, vincitore del concorso «Una via e tre piazze». Crocetta ha anche saputo intercettare i fondi europei per favorire un’imprenditoria in grado di guardare fuori dai propri confini non dimenticando la posizione strategica nel Mediterraneo.
Non a tutti piace la città abusiva; prova ne è il fatto che il maggiore sviluppo sia avvenuto proprio intorno al quartiere meglio pianificato, quello del villaggio residenziale di Macchitella, voluto da Enrico Mattei con un primo progetto di Edoardo Gellner e un secondo firmato da Marcello Nizzoli e Gian Mario Oliveri. Qui è possibile vedere il tentativo dei giovani architetti locali di costruire una città di qualità. In realtà, Gela è puntualmente segnata da sperimentazioni di architettura che fanno intravedere un’attenzione verso il dibattito contemporaneo.
Il Prg dovrà provare a comporre un’immagine coerente confrontandosi con un sistema urbano eterogeneo che, privo di connessioni, si dispiega lungo la costa. Nel territorio comunale si trova, infatti, il parco naturalistico del Piviere, chiuso a ovest dall’insediamento industriale dell’Anic. Al di là del fiume Gela si trovano la città greca con l’agorà che guarda al petrolchimico e al nuovo tribunale, la città edificata con un numero esorbitante di vani vuoti, e poi ancora il parco di Montelungo, che dovrebbe diventare un’isola naturalistica. Chiude, all’estremo ovest, la zona turistica di Manfria, ricca di presenze archeologiche, ancora in fase di studio, e di ricchezze naturalistiche che rappresentano una risorsa e meritano un approfondimento progettuale specifico.
Secondo Lucia Lotti, Procuratore capo della Repubblica che ha dichiarato una guerra senza tregua a piccoli e grandi scempi, «l’abusivismo non è una calamità naturale e non è necessariamente frutto di una mentalità, ha avuto inizio in un periodo ben determinato per ragioni ben determinate: questo ha sedimentato abitudini». Abitudini che oggi Gela prova a dimenticare. Il Prg rappresenta, infatti, una svolta, anche se questo strumento da solo non potrà ricostruire un’immagine urbana. Occorre inoltre l’azione sinergica di nuovi strumenti che sappiano superare il concetto della città-territorio che caratterizza il piano per affrontare quello della città-paesaggio, salvaguardando il più possibile la piana di Gela.

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