Kéré ha un sogno. Africano

by • 24 Agosto 2009 • Reviews549

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La storia di Diébédo Francis Kéré è edificante e appassionante. È quella di un uomo il cui dinamismo e potenziale creativo, sviluppati negli studi e alimentati da un elevato senso di responsabilità umana, sono stati offerti a un continente intero per aprire nuove prospettive future.
Circa 20 anni fa Kéré, allora giovane architetto del Burkina Faso, si trasferì in Germania e da allora ha svolto un lavoro che si rivolge non solo al suo paese natale ma a tutti i paesi tropicali. Kéré sposa la sua competenza occidentale a tecniche di costruzione locali utilizzando solo materiali reperiti sul posto come la terra, la pietra e i mattoni fatti a mano. «Nel mio paese, più dell’80% della popolazione non sa né leggere né scrivere. Nessuno ha mai sentito il termine “architettura” o “architetto”, ma intanto le case vengono costruite; qui la gente è contenta se un muro è dritto e se resiste alla stagione delle piogge».
Le sue conoscenze architettoniche, acquisite presso l’Università Tecnica di Berlino (TU) sono state messe in pratica per la prima volta nella scuola di Gando, in Burkina Faso. «Fui interpellato dal mio villaggio per contribuire alla costruzione di una scuola; ho quindi convinto alcuni compagni di università a fondare l’associazione Schulbausteine für Gando (Mattoni per la scuola di Gando) per aiutare i miei giovani fratelli a imparare a scrivere e a far di conto. La costruzione della scuola cominciò nell’ottobre del 2000 e fu affidata principalmente agli uomini, le donne e i bambini di Gando. Non mi denunciate!». È molto affascinante vedere come l’architetto adatti il razionalismo ecologico appreso alla TU alle condizioni climatiche e sociali di Gando. La sezione trasversale rivela i ruoli rispettivi dell’edificio in muratura, compatto e regolato termicamente, e della sua copertura, separati da un vuoto che alleggerisce l’imponenza della costruzione. La sezione longitudinale segnala l’alternanza delle aule, delle zone tampone ventilate, delle aree gioco e dei cortili o dei portici. Gli ampi tetti sporgenti fungono da ripari per il sole e da protezione per i muri. Portati a termine i lavori di costruzione della scuola nel luglio 2001, Kéré riceve nel 2004 il «Premio Aga Kahn per l’Architettura», conferitogli per la sua chiarezza architettonica e il suo impegno sociale. Esattamente tre anni dopo l’ampliamento della scuola con la costruzione di aule complementari, alloggi per gli insegnanti e servizi igienici, riceve il «Zumtobel Award for Sustainable Architecture». Considerato il suo talento e lungi dall’essere una sorpresa, come invece lo qualificano i giornali occidentali, Kéré è stato selezionato tra i 5 candidati del «Global Award for Sustainable Architecture». Il premio, che è alla sua terza edizione, ambisce a creare una comunità internazionale di architetti per far conoscere il loro approccio al fine di stimolare maggior consapevolezza delle sfide ecologiche del mondo attraverso la costruzione di edifici modello (cfr. «Il Magazine dell’Architettura», n. 14, novembre 2008). La consegna dei premi è prevista per il mese di ottobre a Parigi.
«In quanto africano che ha avuto la possibilità di ricevere una buona formazione professionale, è mio dovere mettere le mie competenze a disposizione della mia gente. In quanto architetto, la mia motivazione primaria è di contribuire alla creazione di un’identità locale nell’architettura senza rinnegare l’esperienza passata». Uomo di cantiere in Africa, nello Yemen e in India, Kéré, dal suo ufficio di Berlino, dirige ormai più di dieci dipendenti. Oltre alle sue attività di ricerca e di insegnamento alla TU, è impegnato in numerosi corsi e tiene seminari a Johannesburg, Madrid, Londra, New York, Oslo, Venezia, Helsinki e Halifax; in luglio era all’Università Iuav per i workshop estivi di progettazione architettonica. Il MoMA di New York esporrà le sue opere nel 2010. L’architettura del nuovo centro di formazione di Dapong, in Togo, sarà affidata a lui. «Dopo la scuola di Gando (sotto la mia iniziativa personale) e del liceo di Dano, ricevo meno richieste dal mio paese», ci confida Kéré. In occasione del concorso per la realizzazione del grande Centro internazionale per conferenze di Ouagadougou, nonostante il suo grande talento e la fondatezza delle sue conoscenze del sistema climatico e sociale del Burkina Faso, Kéré ha ottenuto solo il quarto posto. Rifiutando di arrendersi, tuttavia, Kéré afferma: «Il mio ruolo non è costruire in Europa o in altri continenti. Il mio obiettivo è creare un ponte tra l’Africa e i paesi sviluppati. Ciascuna costruzione deve apportare una novità tecnica che ne segni l’identità, e l’atto di edificare deve essere tanto un modo di sviluppo attraverso l’educazione quanto uno strumento di ricerca e di comunicazione tra i diversi paesi». È impossibile parlare di edilizia ecologica senza sensibilizzare a monte le giovani generazioni alle virtù del «costruire» durevole. È con questo proposito che Kéré ha maturato l’idea di progettare a Tenkodogo un centro internazionale di architettura. «Il mio obiettivo è di permettere ai giovani africani di studiare l’architettura sul posto attraverso i materiali locali. Se i partner finanziari esitano ancora, numerosi colleghi del nord e del sud hanno già confermato la loro disponibilità a tenere dei corsi». L’altro progetto in fase di realizzazione è il Centro per le donne situato nel villaggio natio dell’architetto. Secondo un’assistente dello studio Kéré Architecture, nei muri del Centro, realizzati in terra, saranno installate delle giare d’argilla per contenere i viveri. A Ouagadougou, invece, Kéré guida e coordina un progetto attualmente in discussione per la creazione di un teatro dell’opera africano, ideato da Christoph Schlingensief, regista tedesco, in collaborazione questa volta con l’istituto Goethe, il ministero degli esteri tedesco e fondi culturali europei. In occasione del suo viaggio di esplorazione del sito con il regista tedesco, numerose autorità del Burkina Faso, in particolare il ministro Philippe Sawadogo, hanno manifestato il loro sostegno al progetto. Kéré si rammarica che gli abitanti dei villaggi, bombardati dalle immagini e dai codici occidentali, siano «fuorviati da una vana ricerca di un mondo che non è il loro, sia che si tratti degli Champs-Elysées o della torre Eiffel o delle abitazioni di Ouagadougou che necessitano di climatizzazione in un paese in cui manca tutto. I paesi in via di sviluppo non possono dipendere dall’Europa per le loro creazioni architettoniche. Dobbiamo sviluppare le nostre
personali concezioni in materia, e andarne fieri; solo in questo modo potremo progredire», afferma prima d’imbarcarsi sul volo per Oslo

Architecture. Encore une reconnaissance internationale pour Francis Kéré, in LEFASO.NET, Ouagadougou, 28 luglio 2009

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