Il canadese più celebre del ventesimo secolo

by • 17 Agosto 2009 • Professione e Formazione1238

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Il 20 maggio è morto a Vancouver, sua città natale, Arthur Charles Erickson. Sebbene non universalmente noto quanto Frank Gehry, Erickson in patria è considerato il più celebre architetto canadese del secolo scorso per la realizzazione di opere rappresentative dell’emancipazione dal dominio culturale e coloniale britannico.
Avvicinatosi inizialmente alla pittura, dopo avere combattuto nella seconda guerra mondiale, s’iscrive alla McGill School of Architecture di Montréal; nel 1950 si diploma e compie un viaggio in Medio Oriente e in Europa. Rientrato in patria incontra, dopo la pratica presso studi locali, Geoff Massey e con lui progetta una ricca serie di residenze suburbane (tra cui la Filibert House e la Graham House) che, in un northern west style, declinano il moderno attraverso l’uso di materiali locali. Parallelamente comincia a insegnare, prima presso la University of Oregon e poi alla University of British Columbia, dove rimane fino al 1964, quando il successo professionale lo impegna in modo assoluto. La svolta nella carriera di Erickson e Massey avviene nel 1963, con la vittoria nel concorso per un nuovo campus universitario a Burnaby Mountain (British Columbia), la futura Simon Fraser University, che apre loro la strada a numerose commesse pubbliche, tra cui i padiglioni canadesi alle esposizioni di Montréal (1967) e Osaka (1970) e vari edifici universitari. Visivamente prossimo al brutalismo britannico, ispirato dai sogni megastrutturali dell’epoca e basato sull’idea di stimolare la multidisciplinarietà, il campus riunisce le sedi dei diversi dipartimenti in un’acropoli sollevata su pilotis e articolata in una serie di corti allungate, alla quale fa da centro una grande piazza coperta.
Lasciato Massey, nel 1972 fonda un proprio studio con cui realizza, tra gli altri, il Robson Square and Law Courts di Vancouver, simbolo dello spazio pubblico canadese ideato con la paesaggista Cornelia Oberlander; il museo di Antropologia della University of British Columbia (ancora con Oberlander), dove gli elementi dell’architettura indigena sono tradotti in materiali contemporanei; la Roy Thompson Hall (con Mathers e Haldenby), sede della filarmonica di Toronto; la cancelleria canadese a Washington D.C.; il San Diego Convention Center; il California Plaza di Los Angeles e il Kuwait Oil Complex a Kuwait City (con Atelier e Salem Al Marzouk & Sabah Abi-Hanna). Una pesante bancarotta, alla fine degli anni ottanta, porta lo studio e le sue sedi nel mondo alla chiusura, ma Erickson continua l’attività unendosi a Aitken Wreglesworth Associates (AWA) e ad Architectura e lavorando come unità indipendente per alcune selezionate commissioni: lo Student Services Building e il West Mall per la Simon Fraser University, la Koerner Library per la University of British Columbia, l’Hong Kong Institute of Education e il masterplan per il Johor Coastal Development in Malesia. La successiva attività con Nick Milkovich, seguita all’abbandono di Architectura, completa numerosi interventi residenziali e culturali, tra cui il Cahaya County Resort in Malesia e il Museum of Glass di Tacoma. Dopo avere riaperto un proprio studio a Vancouver, progetta fino a quando il morbo di Parkinson e la sindrome di Alzheimer gli impediscono di condurre ogni attività lavorativa.

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