Come stiamo a cassa integrazione

by • 17 Agosto 2009 • Professione e Formazione1055

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L’aumento delle autorizzazioni per accedere alla Cassa integrazione guadagni (CIG) nel settore industriale e dell’edilizia in tutto il territorio nazionale, seppur costante, inizia a manifestare sintomi di rallentamento. L’Inps, infatti, ha comunicato che a maggio la crescita è stata inferiore rispetto adaprile (del 25,72% nell’industria e del 4,91% nell’edilizia), confermando il trend al ribasso (rispettivamente del 27,75% e del 46,71% di aprile rispetto a marzo). I dati, in termini di ore autorizzate per tutti i settori produttivi, rispetto al maggio 2008 mostrano però un +609,28%, con un totale di circa 293 milioni di ore nei primi cinque mesi dell’anno (+256,59% rispetto al 2008). Anche per la CIGS (straordinaria) i numeri non sono esaltanti ma comunque in rallentamento (+90,29% rispetto al maggio 2008, ma con un -1,14% rispetto ad aprile 2009). Si noti che in aprile, rispetto a marzo, era cresciuta del 21,39%. Nell’edilizia, secondo la Filca-Cisl, i massimi storici sono stati raggiunti, a marzo, con un aumento medio su scala nazionale del 100,23% (rispetto a marzo 2008), con picchi di oltre il 200% in Emilia Romagna, Veneto, Valle d’Aosta, Umbria e Friuli Venezia Giulia. Più ridotti gli aumenti al Sud, da collegare però alla maggior presenza di lavoro nero e di contratti a tempo determinato non rinnovati. La contrazione al Nord è anche da collegare al blocco dei cantieri dell’Alta velocità ferroviaria e di quelli autostradali. Questo panorama potrebbe peggiorare avvicinandosi la scadenza naturale del periodo di copertura dell’ammortizzatore sociale. L’integrazione viene infatti corrisposta per un periodo massimo di 13 settimane consecutive (escludendo i periodi di sospensione o riduzione per i quali non sia stato richiesto l’intervento), prorogabili per successivi periodi trimestrali nei soli casi di riduzione dell’orario di lavoro, fino a un massimo complessivo di 52 settimane consecutive. Superato tale limite, ai sensi dell’art. 1, legge n. 427/1975, un nuovo intervento non può essere richiesto prima che sia trascorso un periodo di almeno 52 settimane di ripresa della normale attività produttiva. La durata dell’integrazione non può comunque eccedere 52 settimane (computandosi anche quelle in cui la sospensione è stata solo parziale) nell’arco di un biennio «mobile» (ossia 104 settimane immediatamente precedenti la settimana per la quale l’integrazione è richiesta). I periodi di chiusura per ferie si considerano neutri a questi fini. Se la tendenza sopra descritta venisse confermata anche dai dati di giugno e luglio, allora si potrà ipotizzare che il settore stia lentamente risalendo la china, ma al momento non si può ancora dire che il peggio sia passato. Servirebbero quindi ulteriori misure di protezione sociale, con finalità preventive, con risorse immediate anche per la produzione. Sotto questo profilo, il ruolo delle banche è fondamentale per sostenere questo labile segnale di ripresa con un maggior credito alle imprese. Se invece i dati di giugno mostreranno una pericolosa inversione di tendenza, allora diventerebbe concreto il rischio di licenziamento per gli addetti del settore dell’edilizia, con un probabile aumento del lavoro nero. La criticità della situazione ha indotto le organizzazioni imprenditoriali e sindacali della filiera delle costruzioni, firmatarie del Protocollo d’intesa sulle misure anticrisi per il settore edile, a riunirsi, per la prima volta insieme, il 14 maggio scorso a Roma, per chiedere a una sola voce regole certe; allo stesso tempo, hanno proposto al governo misure per uscire dalla crisi e a sostegno della legalità e della qualità del costruire in Italia. Necessità, quest’ultima, resa ancora più urgente dal terremoto in Abruzzo per il quale, secondo gli Stati generali dell’Edilizia, è necessaria una ricostruzione rapida e sostenibile che rispetti criteri di efficienza, legalità e qualità. È stato presentato un elenco di 12 punti, che va dall’estensione della Cassa integrazione, al piano di housing sociale fino a una vera qualificazione delle imprese. Il presidente del consiglio, presente alla Fiera di Roma, ha rivelato che è allo studio del governo un piano per le carceri da 1,5 miliardi, un miliardo per nuove strutture e 500 milioni per la manutenzione, mentre per le grandi infrastrutture in cima alla lista della spesa c’è il terzo Valico a ridosso di Genova (fonte Ance). La vera speranza è che le promesse pre-elettorali si trasformino presto in reali premesse di una ripresa per tutto il settore edile, vero volano dell’economia nazionale.

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