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Luca GibelloScritto da: Professione e Formazione Progetti

Wood Architecture Prize 2026: convergenza alpina

Wood Architecture Prize 2026: convergenza alpina
Gli esiti della quarta edizione del premio per le costruzioni in legno in Italia. Vincono edifici per servizi e produzione nel perimetro della Convenzione delle Alpi

 

BOLZANO. Il 29 gennaio scorso, con la cerimonia di premiazione nella cornice di Klimahouse, è calato il sipario sull’edizione 2026 del Wood Architecture Prize. Il riconoscimento nazionale per le costruzioni in legno, istituito da Fiera Bolzano con il contributo scientifico dell’Università Iuav di Venezia e del Politecnico di Torino, in collaborazione con PEFC Italia, associazione no profit che promuove la gestione forestale sostenibile, si sta sempre più accreditando nel panorama progettuale.

Tra nuove edificazioni, riqualificazioni e ampliamenti, opere temporanee e sperimentali completate sul territorio nazionale dal 2022, la quarta edizione ha registrato il record di 85 candidature (rispettivamente 61, 80 e 64 nelle precedenti tornate). L’iniziativa è duplice: da un alto, promuovere la sperimentazione progettuale, valorizzando la conoscenza di soluzioni costruttive in linea con le attuali condizioni climatiche; dall’altro, incentivare pratiche virtuose tra gli attori della filiera (ancor meglio se certificata e corta) delle costruzioni in legno.

Guardando all’insieme dei partecipanti, si trae conforto dal riscontrare la lieve prevalenza (44 contro 41) d’interventi di recupero, trasformazione o demolizione/ricostruzione rispetto a quelli di nuova costruzione o ampliamento, nonché dalla buona rappresentanza di opere a committenza pubblica (23). Prevalgono anche quelle il cui materiale primo proviene da filiera certificata (50), mentre risultano in crescita quelle da filiera locale (17). Data ormai per assodata (anche alle basse latitudini, sebbene stavolta le partecipazioni subpadane siano state solo 12) l’abilità a maneggiare il tema della residenza secondo la diffusa tipologia archetipica della capanna, pare più interessante rilevare l’affermarsi di temi progettuali che declinano altre destinazioni d’uso.

In particolare, tra i 12 finalisti, 7 hanno riguardato l’ambito extra-residenziale (e comunque, tra il residenziale, due interventi – Contrada Polaggia e Maso Stregozzi – si sono misurati con impegnative operazioni di reinterpretazione critica dell’esistente). Ancora più rilevante è notare che, per la prima volta nella storia del Premio, tutti i tre vincitori (tra cui Roland Baldi è il primo a bissare il successo, che già gli arrise nella prima edizione) risultano inscritti nel perimetro della Convenzione delle Alpi: con due edifici per l’educazione e i servizi (nei territori di Trento e di Bolzano; in questo secondo caso, dell’edificio di Barbiano ci siamo già occupati) e uno a destinazione produttiva (in Provincia di Sondrio) che è ‘soltanto’ un ‘semplice’ capannone adibito a… stalla. A riprova della vivacità di una domanda di architettura a uso non del turismo mordi e fuggi, bensì espressione delle comunità montane che in quei territori risiedono e producono.

Appuntamento dall’estate con la prossima edizione e l’apertura delle candidature. Di seguito, l’elenco di vincitori e menzionati, con le motivazioni della giuria presieduta da Manuel Benedikter (Studio Benedikter) e composta da Sandy Attia (Modus Architects), Marta Baretti (Arbau Studio), Guido Callegari (Politecnico di Torino), Mauro Frate (Università Iuav) e Paolo Simeone (Politecnico di Torino), oltre che da chi scrive.

 

Vincitori

“The Big Zip – A House For Happy Cows” a Mantello (Sondrio): Gianmatteo Romegialli, Ivan Gusmeroli (2022) (nell’immagine di copertina, @ Marcello Mariana)

Per la straordinaria qualità architettonica e costruttiva conferita a una destinazione d’uso ‘prosaica’ e negletta. Il progetto della stalla si pone come modello replicabile anche per altre funzioni di servizio, conciliando leggerezza, chiarezza strutturale, solidità e trasparenza. I bovini, in questa casa sono felici e, francamente, un po’ li invidiamo…

 

Nuove scuole medie di Primiero a Fiera di Primiero (Trento): Mimeus Architettura e Campomarzio (2024)

(© studi Mimeus e Campomarzio)

Una scuola concepita come una casa che accoglie con semplicità ed eleganza alunne e alunni. Un concetto chiaro che si ritrova nel rigore e nella chiarezza delle forme e nella logica funzionalità dell’impianto, organizzato intorno a un atrio centrale con ballatoi a tutt’altezza.

 

 

 

Edificio multifunzionale a Barbiano (Bolzano): Roland Baldi Architects (2025)

(© Oskar Da Riz)

Frutto di un finanziamento PNRR, un intervento di particolare sensibilità paesaggistica, dissimulando un’ingente volumetria attraverso una riuscita articolazione che si fa dispositivo distributivo, infrastruttura alla scala territoriale che organizza molteplici funzioni, in relazione all’orografia del sito. Il legno, utilizzato in chiave strutturale anche in abbinamento ad altri sistemi costruttivi, è declinato a vista secondo un’apprezzabile rudezza e tonalità cromatica, scevre da eccessivi autocompiacimenti formali.

Menzioni

under 35 – Maso Stregozzi (Trento): Michele Sicher (2025)

(© Elisa Fedrizzi)

Un intervento di ricostruzione attento a reinterpretare, con particolare controllo della qualità costruttiva, la tipologia consolidata dell’abitazione rurale in legno. Più in generale, si apprezza un magistero progettuale che rivela una profonda empatia e radicamento nel contesto locale.

 

 

 

Filiera PEFC – Punto Luce Gallaratese a Milano: Luca Astorri, Riccardo Balzarotti, Rossella Locatelli, Matteo Poli, Chiara Torregrossa (2025)

(© Giacomo Bianco, Giovanna Silva, Andrea Segliani)

Per la rilevanza sociale di un intervento in un contesto metropolitano non privo di criticità. Partendo da vincoli considerevoli, come la scelta di riusare una gabbia di fondazioni preesistenti a maglia quadrangolare, rimodulata in un impianto centrale a sviluppo anulare irregolare, il progetto e il disegno paesaggistico degli spazi aperti introducono un’oasi di respiro nel rapporto tra interni ed esterni.

 

 

Riqualificazione della Contrada Polaggia a Berbenno di Valtellina (Sondrio): Edoardo Colonna di Paliano, Giorgio Frassine, Claudia Ninni, Chiara Baroni, Cristian Porumbel, Claudio Tommasini, Mariana Bachayani, Samuele Bolis (2025)

(© Cristian Parumbel)

Un recupero di grande respiro e di particolare impegno, per la capacità di lavorare, dalla scala urbanistica a quella edilizia, dentro un parcellare storico medievale denso, articolato e frammentato, innestando ambienti domestici con sensibilità, in una simbiosi organica con le parti murarie esterne, conservate senza infingimenti retorici verso la preesistenza.

 

 

 

 

 

Casa T+T a Cattolica (Rimini): Stefano Piraccini, Margherita Potenteing, Leopoldo Piraccini, Gianluca Bertoli, Teresa Cancellari, Beatrice Enti, Marco Marchetti, Amedeo Palagano (2024)

(© Francesco Montaguti)

Per l’originalità della rilettura tipologica e per la qualità compositiva e costruttiva di un intervento che assurge a modello di buona pratica per i processi di demolizione e ricostruzione residenziali.

 

 

 

 

 

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Tag: , , , , , , Last modified: 31 Gennaio 2026