Le coste di Sicilia, Calabria e Sardegna devastate dal fenomeno estremo di fine gennaio impongono un’ulteriore riflessione – e una presa di coscienza – sul modo di pensare, progettare e costruire lungo i litorali. Spunti per un dibattito necessario
Dopo le immagini shock (come quei binari sospesi nel vuoto), la prima parziale conta dei danni e le scontate reazioni del mondo politico e produttivo, è il momento di comprendere la portata di un fenomeno che non ha nulla di emergenziale. La fragilità dei territori, e delle coste soprattutto, è certamente connaturata ad una condizione geologica particolare, ma soprattutto a decenni di una progressiva e tragica dinamica di edificazioni (abusive e non), lottizzazioni (temporanee e non) e incuria (diffusa).
Paradossale, tra gli altri paradossi, che questo evento avvenga a 40 esatti, o poco più, dall’8 agosto 1985, quando viene approvata la legge 431, la famosa legge Galasso, dal nome del proponente, Giuseppe Galasso, allora sottosegretario per i Beni culturali ed ambientali.
Una normativa di estesa e intensa protezione delle coste, il cui valore si è scontrato con un’applicazione complessa e diversificata, con tante troppe eccezioni.
Stabilimenti balneari, questione mai risolta
Quella degli stabilimenti balneari è una vicenda italiana, nelle premesse e negli esiti. Da una parte c’è il tema dell’accessibilità, dell’esclusività e della democraticità di porzioni di coste e di spiagge. Privatizzate e rese inaccessibili, in barba alle normative nazionali sul demanio marittimo. I dati sono contrastanti, come spesso accade: fonti governative parlano di circa il 33% degli 8mila chilometri di spiagge italiane in concessione. Ma in tante zone, lo sottolinea ad esempio Legambiente nel suo Rapporto Spiagge, questa percentuale sfiora l’80%.
Peraltro gli eventi estremi erodono sempre di più gli spazi fruibili lungo le coste, andando a restringere ulteriormente tali aree ed accrescendo conflittualità e appetiti che fanno male all’ambiente, prima di tutto. C’è poi anche un tema economico di rinnovi, di gare, di posizioni di potere, di lobby che nessun governo ha avuto il coraggio di scalfire.
L’Europa, più o meno continuamente, ci bacchetta, ma poco succede e sta succedendo. Anzi, già si sono alzati nelle ultime ore gli appelli di chi dice, in sostanza: “Gli operatori del settore sono stati colpiti dal ciclone, con danni notevoli. Ora non è possibile rivedere il sistema di concessioni”. Ma il punto è anche cosa è stato danneggiato da Harry. Perché, e ancora una volta in barba a norme vigenti, spesso le strutture balneari non sono temporanee come dovrebbero essere, ovvero limitate al periodo estivo. E così un ciclone, che è arrivato nel cuore dell’inverno, ha trovato davanti a sé anche sequenze di lidi.
Suoli consumati
Vale forse la pena ricordare che il più importante evento culturale in materia di architettura ha dedicato il suo Padiglione Italia proprio al tema delle coste e del mare: “Terræ Aquæ. L’Italia e l’Intelligenza del Mare”, curato da Guendalina Salimei alla Biennale di Architettura 2025. Il grande successo (quantitativo) dei lavori e dei contributi esposti dimostra attivismo e attenzione, soprattutto del mondo accademico.
Una sensibilità che non trova riscontro in un inarrestabile processo di artificializzazione dei suoli che corrisponde, non sempre ma quasi, ad una perdita di biodiversità lungo le coste e a progetti che poco offrono in termini di qualità ambientale, prima ancora che architettonica.
La lettura dell’Atlante 2025 di Ispra, “Territori in trasformazione”, è in questo senso un pugno nello stomaco. Mappe e monitoraggi dimostrano come proprio lungo le coste ci siano i tassi più alti di consumo di suolo in Italia. Strutture e infrastrutture, turistiche e non, molte abusive, che modificano litorali, ambienti, paesaggi. E proprio le regioni del Sud, quelle su cui Harry si è abbattuto, hanno le percentuali più elevate di cementificazione delle coste, intorno al 30%, sia in Sicilia che in Calabria con un trend che non accenna a diminuire.
Lettera ad un ciclone
Tra le posizioni espresse sugli eventi di questi giorni, altreconomia.it propone l’articolo “Il ciclone Harry e quel silenzio imbarazzante della politica sul consumo di suolo lungo le coste”. L’autore è Paolo Pileri, che su ilgiornaledellarchitettura.com ha scritto, anche recentemente, sui temi del suolo.
Proponiamo l’inizio: “Harry ti presento la nostra politica, così provi tu a spiegarle alcune cose, con pieno rispetto per coloro che hanno subito i danni e che non c’entrano con quel che diremo.
Prima cosa: spiega loro che tu sei il primogenito di altri cicloni. Dopo di te potrebbe arrivare Sally, poi Tally, poi Wally e poi chissà chi altro. E, c’è da giurarlo, saranno più ciclonici di te. Ti sarai accorto anche tu che, all’indomani dei tuoi sferzanti colpi che hanno sollevato onde di decine di metri, tutti i luminari della politica hanno parlato di danni, soldi e ricostruzione, ma non dei tuoi genitori ovvero di papà “riscaldamento” e mamma “globale”. E del fatto che a loro volta sono figli del nostro dannato modello economico fuori controllo.
Di nuovo tutto tace. Pare che abbiano fatto la conta dei danni e dicano che si tratti di oltre un miliardo di euro tra coste siciliane, calabresi e del Sud della Sardegna. Ma nulla di più di questo sappiamo. Che cosa è stato danneggiato? Case? Strade? Muri di contenimento? Linee ferroviarie? Cavidotti? Fognature? Oppure i tanto amati, amatissimi, stabilimenti balneari che negli anni si sono allargati, espansi, rafforzati divorando metri su metri di spiaggia fino a gettare le loro finte strutture temporanee a un paio di metri dalla battigia? […]“.
Qui l’articolo completo. Si ringrazia l’autore e la redazione di Altreconomia per averci concesso la pubblicazione, arricchendo sguardi e posizioni di un dibattito che ilgiornaledellarchitettura.com si propone di sviluppare.
Immagine di copertina: immagine simbolo di una spiaggia italiana con spiaggia libera, stabilimento balneare e edificazione a pochi metri dalla linea di costa (immagine tratta dall’associazione ecologista sarda Gruppo d’Intervento Giuridico






















