Milano. Il 13 ottobre la giunta Pisapia ha definitivamente revocato il Piano di governo del territorio (Pgt) della giunta Moratti, proponendo con il «Documento politico di indirizzo» redatto dal neoassessore allUrbanistica, lavvocato Lucia De Cesaris, le nuove linee di orientamento per il futuro Pgt. Lobiettivo è riportare in Consiglio il documento di Piano, riveduto e corretto, dopo lEpifania, per pubblicarlo a marzo.
Come definirebbe in tre parole il Pgt «rivisto» dalla giunta Pisapia?
Rornare a una «città come bene comune»; però sono quattro parole
Il numero delle osservazioni è tale da costringere quasi a riscrivere il Piano. Che questo dipenda dalla giunta, è un segnale preoccupante sulla modalità di redazione del documento. Ci sono delle garanzie che lattuale giunta non utilizzi il metodo discrezionale anche nel merito dellulteriore revisione delle osservazioni? Non vengono messi in discussione i principi e i valori dellimpianto?
Le regole, nazionali e regionali, sulla pianificazione urbanistica considerano la fase della partecipazione dei cittadini, attraverso le osservazioni al piano adottato, una parte necessaria della sua elaborazione. È inevitabile quindi che dalla valutazione delle istanze della città (nel caso in questione, quasi 5.000) possano derivare modifiche, anche significative, alle scelte di piano; se così non fosse, la partecipazione diverrebbe un inutile aggravamento formale del procedimento. A ciò si aggiunga che, prima della pubblicazione del Piano e, quindi, prima che lo stesso divenisse efficace, è stato eletto un nuovo sindaco con un nuovo Consiglio comunale, ed è stata nominata una nuova giunta. Inoltre, sono stati accolti importanti quesiti referendari con contenuti di forte incidenza sulla connotazione urbanistica. La scelta della nuova amministrazione è dunque equilibrata e ponderata, anche se certamente fondata su una diversa e rinnovata valutazione dellinteresse pubblico. Peraltro non si tratterà di una decisione della sola giunta: la delibera che consentirà la revoca dellapprovazione del Piano, infatti, dovrà essere approvata dal Consiglio comunale. Infine, per far capire lapproccio della nuova amministrazione comunale milanese al tema dello sviluppo urbano, la giunta ha preventivamente predisposto e diffuso uno specifico documento dindirizzo politico, nel quale sono indicati i temi e gli obiettivi che guideranno anche lattività di valutazione delle osservazioni dei cittadini.
Se il Pgt venisse messo a punto vorrebbe dire che, indipendentemente dal governo politico, sono poi le modalità di attuazione a prevalere sulla scrittura e sulla progettazione dellimpianto?
Lattuazione è importante, ma per garantirla è ugualmente importante che le regole di pianificazione siano chiare e che siano indicati gli obiettivi di governo del territorio.
Riuscite a governare i processi o li subite? Per molte aree di rinnovo urbano la giunta si trova di fronte a progetti già in fase avanzata. Per lExpo siamo agli sgoccioli: si tratta di gestire al meglio le decisioni strategiche già delineate, oppure vi proponete di colmare le eventuali lacune di una politica fin qui spesso definita come espressione di selvaggio liberismo?
Milano in questi anni è stata oggetto di forti cambiamenti sociali ma anche territoriali: tutto, però, è accaduto in assenza di un vero piano di governo della città. Sul territorio sono stati avviati numerosi cantieri, alcuni molto importanti, ma realizzati in forma occasionale e segmentata. Potremmo parlare di «episodi edilizi» che hanno riguardato zone periferiche e semicentrali di Milano, senza un vero progetto politico e urbanistico dintervento. È necessario quindi ripensare a un progetto di città che tenga conto anche dei cantieri ancora in corso. Bisogna costruire una vera relazione tra questi interventi e la città, curando in modo particolare la realizzazione degli spazi dinteresse pubblico e dei parchi. Per alcuni progetti, invece, si tratta di riprenderne completamente le fila, considerata la necessità di risanare abbandoni e ferite apportate al territorio. Infine, Expo per la città sarà un progetto culturale, globale e locale allo stesso tempo, con effetti diffusi sul territorio, a partire dalla valorizzazione del Parco agricolo sud. Da Expo dovremo ricevere anche opere pubbliche e servizi per i cittadini.
Come va la sua collaborazione con Stefano Boeri, assessore alla Cultura con delega allExpo, una figura militante della nuova generazione di urbanisti-architetti?
Nella nuova giunta lobiettivo è lavorare insieme nellinteresse pubblico: tutti gli assessori rappresentano professionalità, competenze e volontà messe al servizio della città. Opereremo insieme anche per Expo. Siamo tutti impegnati a qualificare il grande tema «Nutrire il pianeta, energia per la vita», sia per discutere criticamente il modello di crescita planetaria, sia per riconfigurare il modello di sviluppo territoriale della regione urbana con una riprogettazione sostenibile del sito dopo levento.
In quali grandi progetti pubblici (Brera, Beic, edilizia sociale, Milano città darte, mobilità ecc), oltre allExpo, la vostra giunta intende incidere e agire?
Lobiettivo principale, lo ribadisco, è ridare a Milano un progetto, per una città che deve ritornare a essere «bene comune», riprendendo le fila di una crescita avvenuta in ordine sparso, che lha fatta diventare spesso inospitale e costosa. Una città che riconosca larticolazione della regione urbana e, quindi, pratichi politiche integrate e aperte a tutto il territorio metropolitano. Expo rappresenta sicuramente un impegno pubblico rilevante, attraverso il quale potremo ridare vita a risorse pubbliche essenziali quali la Darsena e il sistema dei Navigli. Nei prossimi anni lobiettivo devessere anche riscoprire i quartieri, superando le periferie; riportare al centro la questione delle abitazioni, ritornando a realizzare case accessibili per le fasce più deboli, ma anche in grado di rispondere alla pluralità della domanda sociale (studenti, giovani lavoratori, giovani coppie); garantire servizi e un progetto di verde accessibile e caratterizzante; realizzare una mobilità efficiente. Una città che devessere riqualificata anche nella sua parte edificata, con forte attenzione alle prestazioni ambientali e al risparmio energetico, utilizzando fattori premianti e incentivanti. Una città che va ripensata e progettata attraverso il suo paesaggio, tenendo conto anche delle sue caratteristiche scambiatrici e produttive.
Bruxelles ha previsto per il suo Plan de développement internationale un budget di 100 milioni, di cui 47 per infrastrutture, mobilità e spazi pubblici. Su quali risorse può invece contare il Pgt?
È molto difficile parlare oggi di risorse: stiamo lottando per rispettare il patto di stabilità, in una situazione internazionale, ma soprattutto nazionale, molto preoccupante. Credo tuttavia che questa possa essere loccasione per attivare o rafforzare azioni congiunte tra pubblico e privato, avviando una stagione di politiche pubbliche in rapporto diretto con la mobilitazione della società e degli interessi locali.
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