«Lobiettivo è creare un MiTo dellarte, così come esiste per la musica». Con queste parole la presidente dellIgav (Istituto Garuzzo per le arti visive di Torino), Rosalba Garuzzo, ci ha presentato la collettiva «China New Design», aperta fino all11 settembre nelle sedi di Palazzo Chiablese a Torino e del Triennale Design Museum di Milano (MINI&Triennale CreativeSet). In effetti, un primato la mostra ce lha: è la prima in Italia dedicata al design cinese contemporaneo sponsorizzata dal governo di Pechino (loccasione è data dalle celebrazioni dellanno culturale della Cina in Italia, di cui lIgav è partner ufficiale). La curatela spetta a Jérome Sans e Cui Quiao, rispettivamente direttore e direttore generale della sezione Cultura ed educazione dellUcca (Ullens Center for Contemporary Art di Pechino) che, sulla base di una serie di eventi organizzati lanno scorso, hanno selezionato, anche grazie ai voti del pubblico, 30 designer o studi, presentati con una o più opere. Si tratta di un gruppo piuttosto eterogeneo di professionisti intorno ai quarantanni, formatosi prevalentemente presso scuole locali (soprattutto accademie darte), spesso segnati da esperienze di studio e ricerca allestero, molti dei quali non sono mai stati presentati fuori dai confini cinesi. Complessivamente si scorge uno spaccato di cultura progettuale contemporanea che unisce grafica, multimedia, moda, gioielli, fotografia, arredi e oggetti, da cui sintuisce una ricchezza interpretativa, che restituisce frammenti di vita genuinamente cinesi, che si tratti sia di pezzi in serie limitata sia di produzioni industriali. Ed è proprio Cui Quiao ad averci aiutato a cogliere un possibile filo rosso che unisce i lavori esposti: «la memoria, la tradizione, la storia di un paese, raccontate attraverso un approccio emozionale e fortemente individuale». Ci soffermiamo in particolare sulle opere d«interior design», il cui legame con la cultura locale è leggibile trasversalmente nei materiali, nelle forme, nelle funzioni, nelle simbologie: arredi in legno dalbero della Manciuria («Comb armachair» di Duo Xiang Studio), sedie in tubolare metallico e rivestimento in velluto che riportano in auge tipologie in voga a Shanghai negli anni settanta («Shanghai Iron Chair» di Li Ruofan & Paul Gelinas); oggetti che reinterpretano le sculture lapidee dei giardini cinesi usando materiali sintetici («Foam rocks» di Sun Wentao); e poi un tavolo in legno di bamboo e metallo a firma di Song Tao, impegnato dal 1994 nella promozione di giovani creativi cinesi, oggetti e accessori per la tavola (Moodtown e Yungho Chang, forse la firma più celebre), a cui si affiancano la poetica sedia «Breed and Grow» (Zhang Xiaochuan) o lironica lampada «Icecream» (Xie Dong).
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