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Written by: Interviste

Italia 150. Celebrazioni al verde. Leghiste? No, squattrinate

Davvero tormentate le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia fin da quando, il 24 aprile 2007, è nato il Comitato Interministeriale che presiede agli eventi. Contestazioni politiche dalla Lega, da altri settori della maggioranza, da alcune Regioni, dall’opposizione, e infine dalla Provincia autonoma di Bolzano.
Partita in ritardo, la macchina statale dell’anniversario si è avviata lentamente anche per difficoltà tecniche e finanziarie. Poi (aprile 2010) sono venute le dimissioni, per «ragioni anagrafiche», di Carlo Azeglio Ciampi, presidente del Comitato dei garanti che affianca il Comitato interministeriale, seguite da quelle di Gustavo Zagrebelsky, Ugo Gregoretti, Ludina Barzini, Marta Boneschi e Dacia Maraini che ha denunciato la paralisi del Comitato e una mancanza di chiarezza del programma che, scriveva, voleva nascondere le realtà negative del Risorgimento. Nel maggio 2010 Berlusconi ha nominato presidente Giuliano Amato, ma il 2011 era ormai alle porte e i finanziamenti scarsi. Accanto ai programmi culturali, il «grande evento» prevede una serie di infrastrutture affidate alla Protezione civile, presto appesantita dalle denunce e dalle inchieste giudiziarie.
Infine l’apparato celebrativo centrale è partito quando erano ormai attivi da tempo i Comitati regionali, primo fra tutti quello di Torino. Il programma statale si sta ora muovendo più rapidamente, funziona l’Unità tecnica di missione, struttura di supporto amministrativo del Comitato, ma è Paolo Peluffo l’uomo chiave delle iniziative. Peluffo (Normale di Pisa, filosofo, consigliere della Corte dei Conti, vicepresidente della società Dante Alighieri, già consigliere del presidente Ciampi) è il consulente del presidente del Consiglio per le celebrazioni dei 150 anni dell’Unità d’Italia. Si occupa dei contenuti storico culturali dei progetti e tiene i contatti tra il Comitato dei ministri e quello dei garanti. Ha progettato e segue la realizzazione del piano dei «Luoghi della Memoria», cuore delle celebrazioni promosse dallo Stato. «L’idea dei Luoghi della Memoria, spiega, nasce nel 2001 quando Ciampi, allora presidente della Repubblica, aveva già avviato la “ricostruzione delle ritualità civili”, i viaggi nei luoghi, il primo a Cefalonia, per aiutare le persone a ricordare: il capo dello Stato nel ruolo di testimonial di un patrimonio di memoria che rischia di indebolirsi». Abbiamo avviato un censimento parziale dei luoghi simbolici legati al processo di unificazione nazionale, quelli dove sono avvenuti i fatti celebrati. Alle Soprintendenze e ai presidenti delle Regioni abbiamo chiesto: integratelo, indicateci i monumenti più importanti, quelli che vanno restaurati subito. Noi paghiamo la realizzazione.

Con quali soldi vengono finanziati questi interventi?
Intanto, con poco tempo e poche risorse abbiamo escluso attività effimere. Per tutto il progetto 2011-12 abbiamo 18 milioni della Presidenza del Consiglio e 13 del ministero per i Beni culturali.

Quali sono i progetti finanziati e da finanziare dei «Luoghi della Memoria»?
Stiamo restaurando 43 importanti monumenti e luoghi, con fondi della Presidenza del Consiglio. Ma l’elenco ne comprende circa 400. Il progetto è sistemico: ha senso anche se si realizza parzialmente. Adesso interveniamo noi, poi saranno gli enti locali.

Oltre ai monumenti, quali sono gli altri luoghi sui quali state investendo?
Abbiamo individuato tre settori: monumenti, musei e anche mostre. I primi sono i luoghi celebrati nel tempo: statue, targhe, cimiteri e ossari, luoghi monumentali e anche musei. Per prima cosa diamo un cenno di affetto, li restauriamo. Per esempio la statua di Angelo Brunetti, detto Ciceruacchio sul Lungotevere Vittoria, a Roma. È un protagonista della Repubblica romana: coperta da guano di storni, la statua era nascosta tra due platani. Dopo il restauro viene trasferita al Gianicolo, luogo simbolo del Risorgimento. Altro esempio. Nel 1961 viene innalzato il monumento nazionale ai fratelli Bandiera a Crotone, nel luogo dello sbarco. Oggi è in una periferia degradata. Va sistemato l’ambiente circostante, gli va data una funzione. Un altro esempio è un monumento progettato negli anni sessanta a Marsala. Un ecomostro: prevedeva una vela in cemento armato di 45 metri d’altezza, per fortuna mai realizzata. Anche lì degrado e abbandono ma nel centro della città, dove i Mille sbarcarono. Abbiamo avviato un progetto di completamento parziale. A Quarto c’è invece un monumento in bronzo bellissimo, capolavoro di Eugenio Baroni davanti allo scoglio della partenza dei Mille. Era in stato di degrado, ritrovo di tossicomani. È stato restaurato, ma tutto il luogo è ora risanato, ricostituito lo scoglio e il collegamento tra il monumento e il mare. Con un milione e mezzo di euro abbiamo realizzato una pavimentazione e ora la domenica vanno migliaia di persone a prendere il sole su 3.500 metri quadri di nuove terrazze. A Solferino e San Martino, invece, c’era il più grande progetto realizzato nell’Ottocento da una società privata: la torre di San Martino e gli ossari della più sanguinosa battaglia del Risorgimento. Una torre di 85 metri e all’interno un bellissimo ciclo di affreschi studiato da Fernando Mazzocca. Noi abbiamo finanziato il restauro progettato dalla società, con una sponsorizzazione aggiuntiva della Cassa Depositi e Prestiti francese. Per il 24 giugno, anniversario della battaglia, saranno restaurate torre, affreschi, museo e anche la torre antica di Solferino.

Stiamo ancora parlando dei 43 monumenti con restauro in corso. Ma come potrete intervenire sui 400 «Luoghi della Memoria» dell’elenco, e con quali soldi?
Quest’opera dovrebbe continuare, noi diamo la spinta iniziale. Non dobbiamo dimenticare il lavoro dei Comitati regionali. Cito Torino che ha fatto tanto e molto bene. Ha concepito il centocinquantenario come una grande expò. Mostre bellissime con i giusti mezzi, grandi riallestimenti, feste. Obiettivo: 8 milioni di visitatori. L’obiettivo dello Stato è diverso: fare in modo che ciascuno si ricordi di chi ha fatto l’Italia. E poi un tentativo di narrazione didattica degli eventi, dei fatti, dei protagonisti, adeguata all’oggi. Le informazioni sull’Ottocento non ci sono più. Anche a scuola sono residuali: l’Ottocento viene schiacciato dal Novecento e deve essere riraccontato.

Ha parlato anche di musei. Quali e con quali obiettivi?
Oggi i musei dedicati al Risorgimento fanno piangere (a parte quello «nazionale» di Torino, completamente riallestito). L’intera infrastruttura è abbandonata a un concetto superato: raccolte di cimeli tutti uguali, senza raccontare niente, senza una didascalia. Abbiamo deciso di sperimentare in quattro musei. Il primo a porta San Pancrazio, a Roma con la storia di quello che è avvenuto a Roma e sul colle del Gianicolo nel 1849. Intorno, il restauro totale del «parco degli eroi» con le 83 erme, la statua di Garibaldi, il faro dell’Unità, la statua di Anita, quella di Ciceruacchio. E nel muro di Villa Lante su un cemento speciale, inattaccabile, il testo integrale della costituzione della Repubblica romana. Costo totale: 2 milioni. Verranno poi restaurate anche tutte le erme del Pincio. Il presidente della Repubblica inaugurerà il museo il 17 marzo. Il secondo museo è quello della Domus Mazziniana di Pisa, la casa dove Mazzini è morto. Viene interamente rifatta per essere biblioteca, centro studi e un vero museo didattico. Spesa prevista, 2 milioni. C’è poi la casa museo di Garibaldi a Caprera. Mostra come mungeva le mucche, spaccava le pietre, curava le api. Ma come raccontare la sua storia eccezionale? In Italia abbiamo cento musei garibaldini e nessuno lo fa. Useremo i mille metri quadri dell’interno più 4 mila di esterno del Forte di Arbuticci. Ci sono ancora problemi con l’Ente Parco di Caprera che spero si possano superare. Non ho ancora cifre esatte: siamo fra i 3 e i 4 milioni, finanziati da Presidenza del Consiglio e Fondazioni delle Casse di Risparmio. Potrà essere completata con i fondi del Ministero per i Beni culturali. Il quarto museo è quello del Risorgimento a Roma, al Vittoriano. Il lavoro è in corso, finanziato dal Mibac attraverso Arcus. Al piano terra, una mostra permanente sulle battaglie negli spazi del Ministero della Difesa, con grandi plastici. Al piano superiore la storia del Risorgimento. In tutto 5.000 metri quadri.

Che importanza e che ruolo avranno le mostre?
Sono venti in tutto. Due le abbiamo già fatte: la prima in gennaio a Reggio Emilia sul tricolore, con ottimo successo. Costata 50.000 euro e ora trasferita a Recanati con nuovi pezzi, e inedite bandiere della «Carboneria». L’altra alla Reggia di Caserta, dallo scorso ottobre, a 150 anni dalla Battaglia del Volturno. Queste mostre costano poco, 100 o 150.000 euro. La loro filosofia è condizionata dalle poche risorse e dall’obiettivo didattico. Ci concentriamo sulla narrazione piuttosto che sull’aspetto artistico degli oggetti. Abbiamo anche mostre più importanti: cito quella sugli scultori che hanno realizzato le tante statue che stiamo restaurando. Titolo: «Scolpire gli eroi», con 200 bozzetti realizzati per i grandi monumenti da una serie di artisti. Si terrà al Palazzo della Ragione di Padova, inaugurazione in aprile. Costo: 200.000 euro. Io stesso curerò una grande mostra sul romanzo storico (è anche un risparmio, ho un’indennità fissa) per sottolineare l’importanza che questo genere letterario ha avuto nella mobilitazione civile delle generazioni che hanno fatto l’Italia. Un’altra mostra alla quale tiene molto anche il capo dello Stato, sarà inaugurata al Palazzo Reale di Napoli il 7 settembre, giorno dell’ingresso in città di Garibaldi. Si racconterà il Sud come protagonista del Risorgimento. I problemi del Sud dopo l’Unità saranno affrontati in diverse altre mostre storiche. Una è quella di Torino, che non è nostra ma che il Comitato dei garanti ha definito di interesse nazionale: «Fare gli italiani», nell’ambito di «Esperienza Italia», alle Ogr. Infine la mostra a Roma, aperta dal 27 marzo e dedicata a «Regioni e testimonianze d’Italia», nei luoghi delle celebrazioni del 1911: Valle Giulia, Vittoriano, Palazzo di Giustizia, Castel Sant’Angelo e aeroporto. Ciascuna Regione con un suo spazio. Noi abbiamo un nostro padiglione«nazionale (costo 200.000 euro), che fa da raccordo unitario.

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Last modified: 10 Luglio 2015