Ivrea (Torino). Mentre è in mostra al Maxxi nella rassegna video «Geografie italiane» il Maam da maggio è quasi «chiuso», se così si può dire di un museo a cielo aperto. Inaugurato il 29 settembre 2001 sulla base della catalogazione avviata dagli architetti Enrico Giacopelli e Patrizia Bonifazio, si sviluppa su un percorso di circa 2 km tra via Jervis e le aree contigue su cui sorgono gli edifici più rappresentativi della vicenda olivettiana. Lungo i percorsi pedonali pubblici che collegano gli edifici sono collocate sette stazioni tematiche informative. A essere chiuso è il «cuore» del Maam, il centro informazioni, ospitato nel palazzo dei servizi sociali (progetto di Luigi Figini e Gino Pollini del 1954-1958), dopo che questo è stato venduto a unimmobiliare valdostana, la «Società Grand Rascard», che lo trasformerà in centro uffici. Questo preoccupa, da un lato per le sorti delledificio costruito di fronte alle officine Olivetti di via Jervis che rischia di essere sfigurato per sempre, e dallaltro perché viene a mancare il tassello fondamentale di un museo a cielo aperto. Secondo il Servizio cultura del Comune dIvrea, il centro informazioni sarebbe stato spostato presso il museo civico Garda, per ora aperto solo una mattina a settimana. Resta il fatto che, per orientarsi o avere una mappa del Maam, si deve seguire un itinerario non del tutto evidente, passando dal Servizio cultura o dallEcomuseo dellanfiteatro morenico che gestisce le visite guidate.
Il progetto del Maam, finanziato con 2,265 miliardi di lire dal Comune e dalla Comunità europea, intendeva valorizzare il ricco patrimonio dellOlivetti nel campo dellarchitettura, urbanistica, disegno industriale, grafica pubblicitaria, ed era stato assunto a modello da altri insediamenti simili in Italia (come la città sarda di Carbonia), nonché meta di visita per diverse istituzioni straniere. Già a febbraio molte delle stazioni erano state imbrattate dai graffiti, denunciando la mancanza di manutenzione e la progressiva disattenzione dellamministrazione al progetto lanciato in grande stile dieci anni fa e poi arenatosi tra rimpalli e intoppi burocratici. Adesso forse gli interessi della giunta sono puntati sulla ristrutturazione e riallestimento del Museo civico Garda, per il quale nel 2009 è stato bandito un concorso didee, aggiudicato in aprile al gruppo guidato dal torinese Diego Giachello.
La notizia desta ancora maggior stupore alla luce delle diverse iniziative intraprese per candidare Ivrea e il suo patrimonio di architettura moderna a sito Unesco. Una candidatura promossa dal Comitato nazionale per le celebrazioni del Centenario Olivetti che opererà fino al 2010. La Fondazione Adriano Olivetti ha avviato con il Comune e il Politecnico di Milano un progetto di valorizzazione per tappe. Alcuni edifici, ormai ripetutamente passati di proprietà, si stanno man mano trasformando, con progetti più o meno riusciti. Accanto al palazzo servizi sta sorgendo un condominio e sotto la villa Cappellaro di Marcello Nizzoli e Gian Mario Oliveri (1953-1955) un gruppetto di villette. Il Prg del 2007 firmato da Giuseppe Campos Venuti, Carlo Barbieri e Federico Oliva che aveva introdotto il concetto di «città storica moderna», rivela le sue prime falle.
Se il museo reale chiude rimane quello virtuale (www.mamivrea.it), indipendente dal Comune e promosso dallassociazione Archland.
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