Nella vita la domanda «perché?» scandisce le varie fasi dellesistenza. Quando siamo bambini è una fantastica arma con cui pungoliamo il mondo dei grandi; da adulti ne siamo vittima e spesso non ce la poniamo abbastanza; nelle maturità che portano i molti anni troviamo risposte quando, forse, è troppo tardi. Gianni Rodari, da par suo, negli anni cinquanta accolse la sfida lanciata dai piccoli e inventò straordinarie risposte poi riunite, dopo la sua morte, in un bel libro. Ma perché chiedersi perché?
Al Cooper-Hewitt Museum la domanda che si pone la National Design Triennial, rassegna alla quarta edizione, è «Why Design Now?» (fino al 9 gennaio 2011). La risposta al perchè il design è disciplina da praticare ai nostri giorni viene cercata attraverso una serie di progetti e realizzazioni che hanno come tema centrale i cambiamenti sociali e ambientali che scuotono e preoccupano il nostro mondo. Ne esce una rassegna dal taglio enciclopedico in cui con «prodotti, prototipi, edifici, paesaggi disegnati, messaggi lanciati nella rete» e quantaltro necessario, si mostra e si dimostra la capacità del design, chiaramente individuato come valore aggiunto che indirizza secondo coscienza e necessità la progettazione, di dare risposte concrete a domande terribili. Si va dal come far muovere il mondo con unenergia pulita alla mobilità di persone e cose, dalla questione dellabitare sostenibile al dramma del ciclo che porta dallestrazione delle materie prime allo smaltimento dei rifiuti, senza dimenticare come assicurare la salute alla popolazione mondiale e migliorare la qualità della vita nel terzo e quarto mondo. Nelle risposte-progetti i due estremi sono rappresentati, da una parte, dalla grande industria che mette a disposizione tecnologie innovative, spesso riproponendo – attualizzandole per il mercato – idee già partorite da tempo; dallaltra, dalla sensibilità del designer-tecnologo-scienziato che si cala in mondi lontani cercando risposte a problemi quotidiani, come testimoniano gli occhiali curativi e adattivi «AdSpecs» (messi a punto dal fisico della University of Oxford Joshua Silver, prodotti da Adaptive Eyecare Ltd. e Oxford Centre for Vision in the Developing World, a partire dal 1996; nella foto), immagine simbolo della rassegna. Matrice comune è latteggiamento, un poco fideistico, che ritiene che il design possa aiutare il mondo a risolvere il conflitto fra qualità della vita diffusa ed ecosistema globale. Sicuramente, in modo forse meno scientifico, vorremmo proporre a noi tutti di rileggere il libro di Rodari per prepararci alla sfida di disegnare un mondo migliore.
(Visited 80 times, 1 visits today)
Articoli recenti
- Venezia, città a breve termine 15 Luglio 2026
- Ri_visitati. Museo Nivola, traccia delicata in un paesaggio senza tempo 14 Luglio 2026
- Elisa Valero: Sognate, architetti, sognate 14 Luglio 2026
- Ettore Sottsass, l’architetto che fa domande 13 Luglio 2026
- UIA, dove vai? 13 Luglio 2026
- Neuroestetica dell’abitare: come la casa stimola risposte nel nostro cervello 13 Luglio 2026
- Ritratti di città. Aarhus, bella e ci vivrei (a poterselo permettere) 11 Luglio 2026
- Tante idee, molte code, poca architettura 10 Luglio 2026
- Nel Bosco (Colto) dove si coltiva il futuro 8 Luglio 2026
- Oltre il verde: Turenscape e i progetti-spugna 8 Luglio 2026
- Backrooms: il film delle stanze oltre il limite 7 Luglio 2026
- Terre rare: i materiali contano 7 Luglio 2026
- Liverpool, il progetto fa scuola: coinvolge, disintegra, rifonda 5 Luglio 2026
- Il bacio (di OMA a SANAA) che arricchisce Manhattan 4 Luglio 2026
Tag
abitare
alejandro aravena
allestimenti
anniversari
arte contemporanea
biennale venezia 2016
biennale venezia 2018
Chiese
cina
compatibilità ambientale
concorsi
congressi
coronavirus
Dalle Aziende
docomomo
fiere
francia
germania
IN/ARCH
infrastrutture
INU
lettere al Giornale
libri
Milano
mostre
musei
napoli
paesaggio
parigi
patrimonio
Pianificazione
premi
reporting from the front
restauro
rigenerazione urbana
ritratti di città
Ri_visitati
roma
sicilia
spazio pubblico
territorio fragile
torino
triennale milano
università
venezia
«Il Giornale dell’Architettura» è un marchio registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. all’associazione culturale The Architectural Post; ilgiornaledellarchitettura.com è un Domain Name registrato e concesso in licenza da Società Editrice Allemandi a r.l. a The Architectural Post, editore della testata digitale, derivata e di proprietà di «Il Giornale dell’Architettura» fondato nell’anno 2002 dalla casa editrice Umberto Allemandi & C. S.p.A., oggi Società Editrice Allemandi a r.l.
CONTATTI SOCIAL:
© 2026 Giornale dell'Architettura •
© 2026 TheArchitecturalPost - Privacy - Informativa Cookies - Developed by Studioata




















