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Scritto da: Progetti

Sui resti del monastero

PISA. Inaugurato il 16 novembre il nuovo centro espositivo sui resti del monastero San Michele degli Scalzi, del xii secolo. Marco Guerrazzi, architetto dirigente del Comune e redattore del progetto, negli ultimi anni ha restituito alla città pregevoli architetture esistenti. Ma il tema con il quale si è confrontato in questo progetto non era dei più semplici. Il luogo prescelto per il nuovo centro espositivo è fortemente caratterizzato dalle preesistenze del paesaggio fluviale del Lungarno, dove ancora sono visibili nuclei abitativi con case a schiera e giardino, tipiche dei primi del Novecento, e resti di casolari che ricordano i grandi appezzamenti agricoli che caratterizzavano questa parte della città, appena fuori Porta Fiorentina e denominata «Le Piagge».
Tra le numerose varianti urbanistiche, che avevano rimesso totalmente in discussione le finalità proposte dal piano Dodi-Piccinato (approvato nel 1965 ma divenuto legge solo nel 1970), proprio nelle immediate vicinanze della Chiesa di San Michele degli Scalzi alla fine degli anni settanta è stata realizzata la lottizzazione «Pisa81», con finalità speculative e soprattutto noncuranti del contesto storico circostante. È in questo particolare e tormentato ambiente urbano che s’inserisce il nuovo centro San Michele degli Scalzi (Sms), un vero e proprio spartiacque tra «Pisa81», i resti del convento e la chiesa, ma le cui finalità culturali tentano di favorire anche una valorizzazione socio-culturale dell’intero quartiere. Il centro Sms rientra nel percorso del sistema museale di Pisa che si snoda lungo tutto il tratto urbano dell’Arno con una serie d’importanti complessi quali il Museo delle navi romane agli arsenali storici, Palazzo blu, il museo di San Matteo e il museo della grafica di Palazzo Lanfranchi.
Il nuovo centro espositivo di arte moderna e contemporanea, tra il recupero dei resti dell’ex convento e i nuovi volumi, presenta oltre 1.600 mq di superficie espositiva divisa in 12 sale, 550 mq per superfici interamente all’aperto e due piazze interne per un totale di 1.200 mq. Il progetto, commissionato dal Comune e realizzato a partire dal 2005, è stato finanziato con fondi comunitari, regionali e comunali per un valore complessivo di 4,67 milioni.
Un esame dell’intervento suggerisce brevi riflessioni in merito al rapporto tra città ereditata e città del futuro. In relazione all’ambiente ereditato un architetto deve confrontarsi oggi con una realtà politica, professionale e culturale sempre più complessa. Il progetto del centro Sms dimostra la volontà di ristabilire un equilibrio non solo paesaggistico ma anche socio-culturale all’interno del luogo col quale si confronta. Il risultato va letto analizzando «oltre il visibile» questa complessa contestualità. Infatti la maggiore difficoltà nel progettare in simili contesti storicizzati ma molto frammentati e denaturalizzati, che sono stati già modificati da operazioni che hanno abbandonato il logos a favore della «prassi», consiste proprio nelle giuste valutazioni oggettive fatte non per privilegiare momenti della storia, quanto per restituire dignità di documento alle preesistenze. Ciò significa anche che l’inserimento in un ambiente storicizzato di un’architettura contemporanea dev’essere immagine della cultura del proprio tempo, in cui la creatività si realizza nel rispetto delle indicazioni che la stessa preesistenza suggerisce. In questa prospettiva va letto il progetto di Guerrazzi, il cui merito sta soprattutto nell’aver tentato di ristabilire un rapporto dialettico tra la nuova architettura del centro espositivo e il difficile ambiente urbano nel quale esso si cala, proponendo anche nuovi interrogativi sul concetto di monumentalità della città prossima ventura.

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Last modified: 17 Luglio 2015