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Anna Vittoria ZulianiWritten by: Reviews

Tutto Bruno Munari: la rivoluzione va fatta senza che nessuno se ne accorga

250 opere alla Fondazione Magnani-Rocca di Traversetolo per la più grande retrospettiva mai dedicata al protagonista del design e della comunicazione visiva

 

TRAVERSETOLO (PARMA). “Quello nato a Milano nel 1907 / Quello delle Macchine inutili del 1930 / Quello dei nuovi libri per bambini del 1945 / Quello dell’ora X del 1945 / Quello delle Scritture illeggibili di popoli sconosciuti del 1947 / Quello dei Libri illeggibili del 1949 (…)”. Di Bruno Munari (1907-1998) esiste un’autobiografia completa in trentotto frasi che sintetizzano “tutto” il lavoro svolto. Vi sono elencati i risultati di una ricerca totale, espressa attraverso molteplici linguaggi: pittura, scultura, grafica, design, scrittura, illustrazione, fotografia, attività didattiche. “Tutto” è per Munari definizione di un metodo progettuale che non esclude campi di sperimentazione, e “Tutto” è il titolo della mostra curata da Marco Meneguzzo e Stefano Roffi, allestita nelle sale della Villa dei capolavori, sede della Fondazione Magnani-Rocca, che racconta la vastità creativa di una della più iconiche figure del design e della comunicazione visiva del XX secolo.

Si tratta della più grande esposizione dedicata a Munari, che vuole rappresentare il maestro attraverso il concetto di “totalità”, cifra identitaria di un artista complesso, che di “tutto” ha voluto occuparsi trovandovi soluzioni originali e inaspettate. Il titolo scelto è volutamente provocatorio, perché risulta impossibile circoscrivere in uno spazio, in una mostra o in un libro una figura che ha superato ogni confine presunto con la propria ricerca. Il catalogo edito da Dario Cimorelli Editore è allo stesso modo ricco di approfondimenti di numerosi studiosi, senza tuttavia alcuna pretesa di tracciare un’immagine dai contorni netti dell’autore.

 

La rivoluzione va fatta senza che nessuno se ne accorga

A dare ritmo alla mostra è proprio la continua sperimentazione del limite: si percepisce la tensione e il superamento dei confini fisici, sociali, linguistici e convenzionali. Le 250 opere di Munari qui raccolte sono esempio tangibile della possibilità di annullare i confini del progetto o dell’oggetto, a patto che si osservi con occhi differenti, lontani dall’abitudine. “La rivoluzione va fatta senza che nessuno se ne accorga”: la rivoluzione silenziosa di Munari non è altro che sperimentazione delle possibilità già insite negli strumenti a disposizione, nel tentativo di ampliarne il campo di azione e aumentare la nostra capacità interpretativa del mondo. La fluidità del movimento dalle due alle tre, alle quattro dimensioni costituisce sostanza del metodo progettuale di Munari.

La sua fu un’esplorazione continua tra discipline e linguaggi, senza gerarchie di valore ma soltanto distinzione di funzioni: arte, arti applicate, grafica pubblicitaria, arredamento. La modalità da lui scelta fu quella di stare “tra” i linguaggi in piena libertà, in atteggiamento di ascolto ed esplorazione, approccio che lo portò all’ideazione di autentici capolavori. L’instancabile curiosità è alla base della scoperta del mondo: ciò non significa guardarlo ma “vederlo”. Munari esorta a mantenere il bambino che è in noi, perché la mente del bambino non è occupata dalle convenzioni sociali cristallizzate. Un altro grande contributo che si deve al maestro fu l’invenzione di giochi didattici, libri per l’infanzia e laboratori in grado di stimolare l’apprendimento attraverso la creatività. Prese sul serio i bambini e il loro gioco.

 

Un attualissimo figlio del proprio tempo

Munari fu inizialmente figlio del proprio tempo, quegli anni venti e trenta di esplosione del rinnovamento avanguardista che furono prologo alla sua attività che poi da quel tempo uscì, tracciando un percorso unico e personalissimo. La sua figura così eclettica e trasversale ci appare oggi attualissima, pionieristica di un mondo e un approccio lavorativo fluido e per questo tipicamente contemporaneo. “Non si potrebbe fare diversamente?” era interrogativo ricorrente nei discorsi di Munari: è invito alla libertà, alla mobilità di pensiero, ed insegnamento prezioso che le opere in mostra, frutto di metodo e fantasia, trasmettono ai visitatori.

Immagine di copertina: Bruno Munari, Autoritratto, 1968, xerografia su carta. Courtesy kauffmann repetto, Milan New York

 

Bruno Munari. Tutto
16 marzo – 30 giugno 2024
Fondazione Magnani Rocca, Mamiano di Traversetolo (PR)
magnanirocca.it/munari

Autore

  • Anna Vittoria Zuliani

    Nata nel 1988 a Reggio Emilia, si è laureata presso il Dipartimento di Architettura dell’Università di Ferrara con una tesi in urbanistica. Ha collaborato con studi professionali in Italia e Regno Unito e svolge la libera professione. Fa parte della redazione della rivista istituzionale "Architettare" e scrive di arte, design e architettura per testate nazionali specialistiche come "Artribune", "La Casa in Ordine" e "Juliet Art Magazine"

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Last modified: 27 Marzo 2024