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Christian De IuliisWritten by: Forum

L’Archintruso. Napoli Unknown Archi Tour

I 12 luoghi da visitare che conosce solo chi ha studiato architettura a Napoli. E dove non troverete nessun altro turista

 

Ogni giorno, ispirati da riviste patinate e suggestive reclame, orde di turisti vagano per la città di Napoli tra chiese barocche, chiostri maiolicati, palazzi reali e modernissime stazioni. Ma ci sono luoghi che solo chi ha studiato architettura a Napoli conosce. Luoghi ignorati dalle tradizionali guide della città, dove si respira l’autentica sofferenza dell’architetto o dell’aspirante tale e dove, soprattutto, non troverete nessun altro turista. Ecco le 12 fondamentali destinazioni.

 

1) Il nostro viaggio inizia dalla periferia est della città, alle spalle della stazione centrale, nell’area del “Gianturco” (dal nome del suo asse viario principale: via Emanuele Gianturco) che ospita raffinerie e officine meccaniche. Per decenni, flotte di studenti di architettura vi sono state indirizzate, da professori imprudenti, per elaborare progetti di recupero e riconversione. Perché il tema del “margine della città” non passa mai di moda. Laureandi coraggiosi che si avventuravano tra i viali persino con gli sfavori delle tenebre, rischiando la vita, nella speranza di cogliere il «genius loci» della zona. Finché sono stati i cinesi a trovarlo e a colonizzarla.

 

2) A poca distanza, nell’area del porto, giace solitaria e derelitta la Casa del portuale, opera avveniristica costruita tra il 1968 e il 1970 dall’architetto napoletano Aldo Loris Rossi. Nell’aspetto un pastiche di brutalismo, architettura organica e futurismo. Commissionata per ospitare gli uffici della Compagnia unica dei lavoratori portuali, oggi siccome abbandonata, è ad uso cinema e per video di neomelodici. Un modello, ma soprattutto un monito, per laureandi visionari e avanguardisti.

 

 

3) Ancora di Aldo Loris Rossi, a proposito di utopie ed esperimenti, quanti studenti si sono fatti impressionare (e forse “organicamente” ispirare) dalla geometria di Piazza Italia nel quartiere dei Ponti rossi! Un’unità urbana di forma circolare convessa, circondata da 12 torri cilindriche (detti “bicchieri”) contenenti infrastrutture e residenze (nella foto, in una scena di Gomorra). Dischi volanti alla Wright con una spruzzata di razionalismo brutale. Realizzato con grandi aspettative (ma forse non nel luogo più adatto) tra il 1979 e il 1980, oggi nel degrado.

 

4) Di fronte alla Casa del portuale, nell’incuria di piazza Duca degli Abruzzi (ma è partito un progetto di rigenerazione urbana dell’area), merita attenzione il Mercato ittico realizzato da Luigi Cosenza tra il 1929 e il 1930, probabilmente il primo edificio razionalista di Napoli. Con la sua volta a tutto sesto e l’uso in copertura e nelle testate degli elementi in vetrocemento (purtroppo manomessi da un incauto intervento di ristrutturazione). L’autore lo progettò ad appena 24 anni, ancora prima di laurearsi. Da cui un grande motivo d’incoraggiamento per matricole e fuori corso.

 

5) La linea 1 della metropolitana, con le sue meravigliose stazioni, è stata definita la più bella del mondo, ma per i pendolari napoletani (studenti in primis, costretti a frequentarla loro malgrado) la vera metro è la vecchia linea 2 che unisce San Giovanni-Barra a Pozzuoli-solfatara. Tecnicamente il primo esempio di servizio metropolitano italiano, inaugurato nel 1925 ben trent’anni prima del successivo (la linea B di Roma). Tra le stazioni architettonicamente anonime, si distingue quella di Mergellina opera del 1927 dell’architetto Gaetano Costa. Per molti la più bella stazione ferroviaria Art decò italiana.

 

6) Scendendo alla fermata “Piazza Cavour” della succitata linea 2 e procedendo lungo via Vergini, immersi nel tessuto viario del quartiere della Sanità, s’incontrano due edifici simbolo del tardo barocco napoletano con le caratteristiche scale a doppia rampa di grande impatto scenografico. Innanzitutto il più celebre: Palazzo Spagnolo.

 

 

 

7) E risalendo per via Sanità, Palazzo Sanfelice. Entrambi ripetutamente oggetto degli esami di rilievo degli studenti della facoltà di architettura, che vi si recavano in missione armati di fettuccia metrica e distanziometro. Truppe di giovani misuratori che, introducendosi furtivamente o con il consenso del portiere, nell’androne, consumavano rollini fotografici da 32 pose nel tentativo di restituire poi fedelmente decori e marcapiani. Elaborati che si sono tramandati per generazioni, di matricola in matricola, fino a quando il digitale ha azzerato ogni incertezza.

 

8) La stagione del Liberty napoletano si compone principalmente di un patrimonio di edifici sparsi sulla collina di Posillipo. Eleggiamo a simbolo di quella fase, che fu la più elevata anche per la poesia e la canzone napoletana, Villa Pappone, o meglio ancora la sua pensilina d’ingresso in ferro e vetri policromi incatenata al prospetto da balaustre floreali in bronzo. Realizzata dall’ingegnere-architetto Gregorio Botta nel 1912, la villa è visibile dalla Salita del casale. In L’architettura del Novecento, vera bibbia per ogni laureando napoletano in architettura, l’illustre Cesare De Seta cita l’elogio di Renato De Fusco: “Un capolavoro di conformismo floreale (…) dissimmetria di pianta e di prospetto, corpo poligonale, differente altezza tra la torre e gli altri corpi”. Vale la fatica dell’ascesa, da compiere rigorosamente a piedi, per mantenersi in forma.

 

9) Un viaggio nella periferia nord, nel popoloso quartiere di Scampia, offre la visita agli edifici denominati “Vele” per la caratteristica forma a “V” rovesciata, realizzati sul modello dell’Unité d’habitation di Le Corbusier, dall’architetto Francesco Di Salvo tra il 1962 e il 1975. Le vele, 7 in origine di cui 4 demolite tra il 1997 e il 2020, mostrano il fallimento del modello della macrostruttura in un quartiere ad alto rischio criminalità. Per gli architetti, specie le matricole costrette a disegnare acriticamente Siedlung e Kommunalka, si tratta di una grande lezione sulle case popolari e sul rapporto, negato, tra spazio pubblico e privato.

 

10) Luogo d’interesse per pattuglie di studenti in libera uscita, la Mostra d’oltremare nel quartiere Fuorigrotta è un album per architetti nostalgici e filosimmetrici. Ma per non disperdere energie il consiglio è concentrarsi sul Padiglione dell’America latina opera di Michele Capobianco, Alfredo Sbriziolo e Arrigo Marsiglia, che nell’immediato dopoguerra restaurano, rivoluzionandolo, il blocco scatolare originario realizzato da Ernesto Lapadula. Leggerissimo e romantico, con quel sapore di Movimento moderno europeo che solo gli studenti/architetti dall’occhio attento e il cuore tenero sanno cogliere. Magico.

 

11) Tornando all’ambito infrastrutture, proprio in prossimità della Mostra d’oltremare, merita una visita la stazione Fuorigrotta della Cumana realizzata dall’architetto Frediano Frediani nel 1939, piccolo gioiello tra le soluzioni strutturali della volta e le citazioni classiche della pianta (semi)ottagonale. Pur rimasta incompleta per lo scoppio del secondo conflitto mondiale, la stazione risolve brillantemente due dei più intricati dilemmi della composizione architettonica: l’angolo e il “vuoto urbano”. Citabile ma non copiabile.

 

12) Ma il luogo sacro per intere generazioni di aspiranti architetti Napolicentrici, ancora oggi, è la piana di Bagnoli lungo via Coroglio, ovvero l’area ex Italsider. Probabilmente il luogo oggetto di più tesi di laurea in architettura nel mondo. È da mezzo secolo, infatti, che gli studenti in architettura si recano in pellegrinaggio tra questo silenzio irreale, ad assaporare il fascino della colmata, della ciminiera-sentinella-metafisica e dei pontili che si perdono sull’orizzonte. È solamente qui, in questo nulla assoluto, dove il tempo è assolutamente immobile, che ogni architetto o aspirante tale può vivere la più incredibile delle esperienze extrasensoriali.

Autore

  • Christian De Iuliis

    Nasce, cresce e vive in costa d’Amalfi. Manifesta l’intenzione di voler fare l’architetto nel 1984, rendendolo noto in un tema in quarta elementare, raggiunge l’obiettivo nel 2001. Nel 2008 si auto-elegge “Assessore al Nulla” del suo paese. Nel 2009 fonda il movimento artistico-culturale de “Lo Spiaggismo”, avanguardia del XXI° secolo che vanta già diversi tentativi, falliti, di imitazione. All’attivo ha cinque mezze maratone corse e tre libri pubblicati: “L’Architemario. Volevo fare l’astronauta” (Overview editore, 2014), “Vamos a la playa. Fenomenologia del Righeira moderno” (Homo Scrivens, 2016) e "L'Architemario in quarantena. Prigionia oziosa di un architetto" (KDP Amazon, 2020). Ha ricevuto premi in diversi concorsi letterari. Premio PIDA giornalismo 2020 per la divulgazione dell'architettura. Si definisce architetto-scrittore o scrittore-architetto: dipende da dove si trova e da chi glielo chiede

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Last modified: 14 Febbraio 2024