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Written by: Forum

Mestre: non affondate “La Nave“ di Altobello

Lettera aperta contro l’annunciata demolizione, da parte di Ater, Comune e Regione Veneto, dell’edificio per abitazioni popolari progettato da Gianni Fabbri e Roberto Sordina

 

Gli antefatti

“La Nave”, progettata da Gianni Fabbri e Roberto Sordina nei primi anni ottanta, è nota per essere stata pubblicata in riviste italiane ed estere e in storie dell’architettura contemporanea; è stato studiata e discussa in sedi universitarie, in mostre e conferenze in Italia e all’estero come esempio significativo di architettura nell’ambito dell’edilizia abitativa economico-popolare. La sua demolizione sarebbe una grave perdita culturale sia in generale che, in particolare, per Mestre e il quartiere Altobello.

Quando l’edificio venne completato e abitato, la soddisfazione dei neo-abitanti si espresse nella formazione spontanea di un comitato che ne gestiva l’uso uniformando le tende esterne, l’uso dei pergolati e degli spazi comuni. L’assenza, negli ultimi vent’anni, di un adeguato controllo gestionale e di un’adeguata manutenzione ha comportato un crescente degrado – sociale e fisico – dell’edificio con gli alloggi diventati liberi lasciati vuoti e murati (il 40%!), con grave deperimento delle parti comuni e delle condizioni di vita e di sicurezza. Si è dunque creato un caso che è stato discusso nel Consiglio di quartiere e nel locale “Gruppo di ascolto”, nel Consiglio comunale e in un recente convegno dell’Ordine degli Architetti di Venezia.

 

Confronto economico

Da parte di Ater, Comune e Regione si è scelta una concezione utilitaristica a prescindere da valutazioni culturali, in nome di confronti economici tendenti a mettere fuori gioco le ragioni, financo costituzionali, di conservazione di questo bene culturale. Tuttavia, pur accettando un riduttivo confronto economico, va sottolineato che l’ipotesi demolizione comporta anzitutto la spesa per un centinaio di alloggi sostitutivi con il corrispondente consumo di suolo e la dispersione degli attuali abitanti in nuove aree ghetto; la spesa assai consistente della demolizione nonché quella della riedificazione nell’area dell’edificio demolito. Nel suo insieme costi economici e sociali di molto superiori a quelli della riqualificazione dell’edificio esistente.

 

Riqualificazione edilizia e adeguamento normativo

L’edificio si presta ad essere un caso emblematico di “restauro del moderno”. Esso richiede ormai urgentemente un complesso intervento di riqualificazione normativa, strutturale e impiantistica, usando le tecnologie innovative oggi esistenti negli impianti a rete, nei materiali di protezione delle armature di cemento armato, in quello della coibentazione (risparmio energetico), ecc. Il complesso si presta inoltre ottimamente all’uso di pannelli fotovoltaici (sul tetto) per conseguire l’autosufficienza energetica. È possibile fare tutto ciò salvaguardando la sua qualità architettonica e valorizzando l’articolazione dei suoi tipi di alloggio. Vi sono già numerose esperienze di recupero di architetture del moderno e un punto di riferimento importante in questo senso è il DO.CO.MO.MO., che si occupa della documentazione e conservazione dell’architettura moderna a livello nazionale e internazionale.

 

Riqualificazione urbanistica e sociale

Il problema di questo complesso abitativo di mano pubblica non è (come sostiene incautamente qualche politico) il modello insediativo intensivo: analoghe situazioni di degrado sociale e fisico si sono verificate in insediamenti con assai minore intensità edilizia. Il problema è invece il modello della “ghettizzazione insediativa” sia dal punto di vista del ruolo urbano dell’intero quartiere che della tipologia dell’utenza. Gli interventi tecnici sopra richiamati vanno dunque accompagnati da una politica urbanistica e gestionale che superi l’attuale isolamento del quartiere e l’esclusività abitativa economico-popolare, realizzando un mix di usi abitativi pur nell’ambito dell’edilizia sociale.

Nel caso di Altobello l’alternativa alla “ghettizzazione” insediativa è molto favorita dalla condizione di potenziale centralità del quartiere: accessibilità ai servizi e ai trasporto (Corso del Popolo, Piazza Barche, Piazzale Cialdini); immediata adiacenza con la grande area vuota dell’Italgas (in via di bonifica); vicinanza con il complesso degli insediamenti universitari (via Torino) ecc.. Non a caso sul finire degli anni novanta un intelligente programma di articolazione sociale degli abitanti era stato avviato con il restauro e la ristrutturazione delle tre ex Tettoie Da Re, delle quali una era destinata ad alloggi per studenti, una ad alloggi per artigiani (casa e bottega), una per giovani coppie. Ed è significativo dell’attuale comportamento gestionale che, dopo una decina d’anni dalla realizzazione delle opere, gli edifici siano ancora inutilizzati, chiusi e abbandonati!

Ma oltre alla condizione di centralità del quartiere, “La Nave” offre una notevole qualità e articolazione distributiva, con ben 5 tipi di alloggio – dai monolocali al piano terreno al duplex con 4 camere da letto negli ultimi piani – ognuno dei quali ha il posto auto nel garage comune, una cantinola al piano e almeno una terrazza se non un giardino pensile.

Nell’insieme, dunque, condizioni assai favorevoli per poter accogliere in un mix equilibrato diverse esigenze abitative: quelle di tipo economico-popolare; quelle di edilizia sociale per categorie protette; ma anche quelle per residenze di studenti, visiting professor, ricercatori di breve e lungo periodo delle vicine sedi universitarie. Nel loro insieme, un’offerta insediativa che va accompagnata da quegli interventi di adeguamento tecnologico che consentano il lavoro nelle forme dello smart working e nelle forme sempre più diffuse di coworking.

Si tratta in definitiva di configurare un intervento che, in alternativa alla demolizione, faccia di questo edificio la componente attiva di una parte di città aperta a nuovi rapporti urbani e di vita comunitaria.

 

Alberto Ferlenga – Professore ordinario di Progettazione Architettonica e Urbana – Già Rettore dell’Università IUAV di Venezia
Donatella Calabi – Professore ordinario di Storia dell’Architettura – Università IUAV di Venezia
Marino Folin – Professore ordinario Di Urbanistica. Già Rettore dell’Università IUAV di Venezia
Guido Zucconi – Professore ordinario. di Storia dell’Architettura – Università IUAV di Venezia
Franco Laner – Professore ordinario di Tecnologia del Recupero – Università IUAV di Venezia
Franco Purini – Professore ordinario Di Progettazione Architettonica e Urbana – Università La Sapienza, Roma
Carlo Quintelli – Professore ordinario di Composizione Architettonica e Urbana – Università di Parma
Roberta Amirante – Professore ordinario di Composizione Architettonica e Urbana, Università Federico II, Napoli
Enrico Bordogna – Professore ordinario di Progettazione Architettonica e Urbana, Politecnico di Milano
Ilaria Valente – Professore ordinario di Progettazione Architettonica e Urbana – Già Preside della Facoltà di Architettura del Politecnico di Milano
Tommaso Brighenti – Ricercatore in Composizione Architettonica e Urbana, Politecnico di Milano
Giorgio Ciucci – Professore ordinario di Storia dell’Architettura Moderna, Università di Roma Tre
Uberto Siola – Professore ordinario di Progettazione Architettonica e Urbana. Già Preside della Facoltà di Achitettura dell’Università Federico II, Napoli
Giovanna Osti – Già Presidente dell’Ordine degli Architetti PP e C di Padova
Maurizio Milan – Responsabile della Società Milan ingegneria, Milano e Venezia
Hilde Leon –  léonwohlhage Architettura Berlin. Leibniz Università, Hannover
Rodrigo Perez de Arce Antoncice – Prof. Titular Asociado, Pontificia Universidad Catolica Santiago, Cile
Jorge Ferrada – Director del Centro de Estudios Patrimoniale, Pontificia Universidad Catolica Valparaiao, Cile
Xavier Fabre – Académie Architecture de France, Ecole d’Architecture et Beaux Arts, Paris Malaquai – Agence architecture Fabre/Speller
Domenico Luciani – Già Direttore della Fondazione Benetton Studi Ricerche, Treviso

 

Chi sono i progettisti

Gianni Fabbri, professore ordinario di Progettazione architettonica e urbana presso l’Università IUAV di Venezia. Pubblicazioni recenti: Testimonianze sull’architettura (Poligrafo, 2014), A proposito di Castiglia. (LetteraVentidue, 2021). Due primi premi e varie menzioni in concorsi nazionali e internazionali. Tra i progetti realizzati, la ristrutturazione urbanistico-edilizia del quartiere Altobello a Mestre e i recuperi dell’ex chiesa di Santa Giustina (Venezia), del Teatro della Fortuna a Fano (Pesaro Urbino), di Villa Dora a San Giorgio di Nogaro (Udine) e del Teatro Ruzante a Padova.

Roberto Sordina, professore ordinario di Composizione architettonica e urbana presso l’Università IUAV di Venezia, ha condotto anche all’estero attività didattica e di ricerca progettuale, documentata in mostre e pubblicazioni. Tra i progetti realizzati, Piazza Astengo a Torino, il Parco scientifico e tecnologico Vega a Mestre-Marghera (con Wilhelm Holzbauer e Paolo Piva), il recupero dei Convento dei Crociferi a Venezia. Le sue opere sono documentate nel volume Roberto Sordina, Architetture e progetti (Electa, 1999).

 

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Last modified: 9 Febbraio 2023