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Andrea FoppianiWritten by: Città e Territorio Mosaico Progetti

Milano tra i boschi

Attraverso ulteriori concorsi, prosegue la rigenerazione urbana – rigorosamente verde – nei luoghi della dismissione

 

MILANO. L’incedere dell’agenda di rigenerazione urbana procede sempre più rapido, spinto dalle pressanti scadenze PNRR e dalle ormai non più così lontane Olimpiadi 2026 (è della scorsa settimana la cessione formale dell’ex scalo di Porta Romana da FS a Coima sgr per la realizzazione del villaggio olimpico). E allora Milano sciorina concorsi a gran ritmo (ne abbiamo già parlato qui), premiando proposte che, nel nome o nei fatti, si confrontano con il tema del bosco (e non può che essere così, nella città dell’osannato prototipo verticale di Stefano Boeri Architetti). Ad essere coinvolti sono nuovi distretti che si allargano a frammenti irrisolti di un tessuto punteggiato di aree dismesse le quali, una dopo l’altra, rientrano nella città viva, seguendo i nuovi mantra del disegno urbano contemporaneo: permeabilità, riuso adattivo e sostenibilità. Le trasformazioni urbane assumono a Milano più che altrove il carattere imperativo della deadline e si declinano, secondo le aspettative di giurie e commissioni (e secondo lo spirito del tempo) in un’efficiente formula (anche nella gestione del concorso stesso) che unisce performance ambientale, economica, energetica a contenitori i quali, a livello formale, si rivelano figli della multiforme sperimentazione contemporanea.

 

Così cambiano gli assetti urbani

I progetti si condensano attorno a poli attrattori di un sistema capillare che via via s’infittisce (è della scorsa settimana l’inaugurazione del primo tratto della M4, tra Dateo e l’aeroporto di Linate), occupandosi di migliorare la qualità e il grado di accessibilità dello spazio pubblico. L’obiettivo generale pare configurarsi come l’esplosiva crescita di una Milano contemporanea dentro la Milano consolidata, in quelle periferie più a ridosso del centro.

È questo il caso dei due concorsi internazionali, banditi rispettivamente da ARIA – Regione Lombardia (sul quadrilatero via Pola, Taramelli, Abbadesse, Rosellini) e dal Conservatorio di Milano con il Ministero delle infrastrutture e della mobilità sostenibili (sull’area delle ex Acciaierie Redaelli a Rogoredo). Entrambe le aree sono oggetto di vaste trasformazioni avviate da tempo: Porta Garibaldi – Varesine, intervento emblematico dell’ultimo quindicennio, e quella di Rogoredo con i lavori per il nuovo quartiere Santa Giulia sul punto di ripartire.

In entrambi i concorsi, gestiti attraverso la piattaforma concorrimi.it, ai partecipanti veniva richiesto d’integrare l’impianto del costruito con un sistema di spazio aperto verde destinato alla comunità, con un attacco a terra permeabile e una modellazione del suolo orientata non solo ad una proposta socialmente inclusiva, ma anche ad una gestione ottimale delle risorse naturali (come l’acqua per l’irrigazione). Questo requisito, variamente declinato formalmente nelle diverse soluzioni, si pone alla base dell’agenda milanese mirata al graduale sovvertimento dell’ordine urbano costituito, in cui all’orizzontalità si contrappone puntualmente la verticalità e tra il grigio s’inserisce il verde, con esiti talvolta esoticamente stranianti, talvolta nettamente site specific.

 

La sorpresa del nuovo Palazzo Sistema di Regione Lombardia

Nel cuore pulsante della trasformazione, è Park Associati (nomen omen, verrebbe da dire) a inserire il proprio tassello per il Palazzo Sistema della Regione. La commissione, presieduta da Michele Reginaldi, ha scelto la loro tra le 28 proposte ricevute nella prima fase e le 5 ammesse alla seconda. Il nuovo complesso per enti e società di Regione Lombardia (che prenderà il posto di quello attuale, presto completamente demolito) seguirà un paradigma tutto milanese: edifici in rapporto diretto con il fronte stradale, verde e spazio aperto all’interno. Questo schema, filologicamente mutuato da vari esempi storicamente sedimentati nel contesto, viene attualizzato nel confronto con il panorama più recente costituito da verticalità (una torre da 120 m), trasparenza e porosità. Il Sistema, anzi i sistemi, sono due e intrecciati tra loro: quello costruito stabilisce un recinto trasparente dalle forme rigorose, mentre quello verde lo attraversa e lo apre al resto del quartiere. L’esito sorprende non tanto per le facciate high tech o l’integrazione di serre nell’impianto compositivo da centro direzionale, quanto per l’ambiziosa operazione di ricucitura dello spazio pubblico urbano, qui ottenuta articolando su più livelli una sequenza verde ben più simile ad un parco per la città che al cortile interno di un complesso di uffici.

palazzosistemaregionelombardia.concorrimi.it

 

L’ambizione del Bosco della Musica

A Rogoredo, già dal nome scelto per il concorso (Bosco della Musica, 30 proposte pervenute, giuria presieduta da Elisabetta Spitz, 47 milioni l’investimento previsto), è chiaro l’intento di cancellare quanto rimasto dell’identità industriale del quartiere, riproponendo qui come altrove, l’idea di un’architettura immersa nel verde. Del passato legato alla periferia produttiva rimane la palazzina ex chimici delle Acciaierie Redaelli, dalla pianta semicircolare, integrata nell’impianto organico del nuovo campus musicale. Il risultato, firmato dallo studio Settanta7, potrebbe essere riassunto come una variante sul tema del nuovo campus dell’Università Bocconi (progetto di studio SANAA), recentemente entrato a far parte del multiforme panorama architettonico milanese. Arretrando dal margine stradale dell’isolato urbano, il complesso di edifici dalle forme organiche si presenta come una curiosa costellazione di forme curve e paraboliche di altezza variabile, disposte nello spazio aperto secondo una logica a padiglioni. Il verde che le circonda, modulato su alcune dune, genera – caratteristica comune anche al progetto di Palazzo Sistema – avvallamenti utili alla gestione dell’acqua piovana. Se l’ambizione di dar forma a un bosco (che i progettisti ribadiscono con un disegno che paragona il fluire curvilineo degli edifici a foglie in volo con il vento) può lasciare qualche perplessità, il programma è ambizioso: un campus di eccellenza per la musica con aule, sale prova e spazi flessibili per performance al chiuso e all’aperto, completati da servizi e residenze per studenti e professori.

boscodellamusica.concorrimi.it

 

Boschi dal Portello alla Bovisa

Un bosco (vero e proprio, stavolta) è quello, ampio 73.000 mq, inaugurato proprio in questi giorni al Portello. È la conclusione di una storia lunga 20 anni quando Ennio Brion coinvolge Gino Valle (1923-2003) e Charles Jencks (1939-2019) per disegnare la riqualificazione dell’area ex Alfa Romeo. Il parco, firmato anche da Andreas Kipar oltre che da Jencks, è stato sviluppato da Land Italia per Iper Montebello e si caratterizza, in quest’ultima fase dal nome Moon Garden, da forme che richiamano i corpi astrali di sole e luna e le loro interazioni con la terra.

È degli stessi giorni (25 novembre) la presentazione del masterplan per la goccia di Bovisa (anche questa una vicenda di lunga durata, 32 ettari di estensione) che il Politecnico di Milano ha affidato a Renzo Piano: «Sarà un campus aperto, sostenibile e [ovviamente, nda] verde». A celebrare questo rapporto ormai consolidato, insieme al sindaco Giuseppe Sala, c’era Ferruccio Resta, rettore uscente del Politecnico (da gennaio gli subentrerà Donatella Sciuto, prima volta di una donna al vertice). Intanto il connubio Piano – Politecnico ha anche permesso la donazione di parte dell’archivio personale dell’architetto: una sede dell’omonima Fondazione trova posto nella “Nave”, affacciata proprio sugli spazi inaugurati lo scorso anno nel campus di Città studi.

 

Immagine di copertina: Bosco della Musica, render di concorso

 

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Last modified: 30 Novembre 2022