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Giacomo "Piraz" PirazzoliWritten by: Città e Territorio Mosaico

Firenze: le Piagge non sono spiaggiate

Esempi di riscatto del quartiere periferico, dove progetti partecipativi stanno portando recupero, animazione territoriale e inclusione sociale

 

FIRENZE. Per anni luogo della periferia “difficile” (nonché palestra progettuale per studenti di architettura), il quartiere fiorentino delle Piagge conta circa 6.000 abitanti ed è delimitato dalla cortina insediativa storica sulla via pistoiese a nord e dal rilevato ferroviario e dall’alveo del fiume Arno a sud. È occupato in prevalenza dagli stecconi residenziali pubblici anni ottanta detti “le navi” (per cui leggenda vuole che in tempi ormai lontani le imprese di manutenzione rifiutassero di lavorare a causa della presenza di siringhe usate, specie nei vani ascensore), quindi, nella zona est, da isolati post-IBA costruiti negli anni novanta e duemila, nonché da un centro commerciale arrivato a offrire nel nuovo millennio quei servizi di base invano invocati in precedenza per superare la monofunzionalità residenziale – tuttavia con una corte interna aperta e privata che chiude la sera insieme al supermercato.

Nel 2003 lo studio di Giancarlo de Carlo (1919-2005) elabora il progetto-guida per le Piagge su incarico del Comune, mentre negli anni successivi vengono realizzati per mezzo di provvedimenti-acronimo come PRUSS (certamente non più allegri dell’attuale PNRR) interventi di riqualificazione tecnologica su alcune delle “navi” (16.942.000). In un’area residuale, eppure quasi baricentrica rispetto all’intero quartiere – accanto a un galoppatoio anche quello provvisto di propria leggenda urbana – sta la sede della Comunità delle Piagge, oggi piazza Ilaria Alpi e Miran Hrovatin, dalla quale s’irradia l’opera incessante (dal 1994) quanto illuminata di don Alessandro Santoro, prete di frontiera della migliore stirpe toscana, da don Milani a padre Balducci.

 

Agire, nonostante tutto

In questo contesto s’inserisce l’azione di due persone straordinariamente non convenzionali, Elena Barthel (che viene da lavoro di lunga lena con Rural Studio) e Anna Lisa Pecoriello (che vanta una peculiare serie di esperienze da “La città bambina” allo spin off universitario MHC-Mapping Hyperlocal Communities), entrambe architette con un dottorato in urbanistica, che alle Piagge sono riuscite a portare avanti, in tasca all’italica cronica inadeguatezza, una serie di azioni dall’immateriale all’assai materiale, sempre sviluppate con modalità sistemica e partecipativa.

 

Apriti piazza!

Nel 2018 è stato dato avvio al primo progetto, Apriti piazza!, sostenuto attraverso la Legge regionale Toscana 46/2013 “Dibattito pubblico regionale e promozione della partecipazione alla elaborazione delle politiche regionali e locali” (12.000 euro). Così, con l’obiettivo di trovare una configurazione per i 10.000 mq di spazio aperto del centro sociale, stabilizzandone le piccole costruzioni temporanee che ospitano i servizi e le attività incentivate da questa comunità largamente multietnica, sono stati promossi workshop progettuali e incontri con esperti. Hanno iniziato a essere recuperate alla coscienza e conoscenza condivisa questioni anche antiche, come il rischio idraulico o la mai effettuata bonifica dei terreni. Eventi di animazione territoriale e d’inclusione sociale hanno completato e differenziato le azioni in loco, alle quali hanno complessivamente partecipato in modo diretto 15 associazioni a loro volta presenti sul territorio con progetti sociali, educativi o di sensibilizzazione specifica, oltre a cittadini e scuole.

Tra il 20 agosto 2019 e il 20 febbraio 2020, grazie al bando Creative Living Lab del MiBAC (35.000 euro), è stata sviluppata una nuova tranche di progetto che ha trovato rappresentazione visiva nel Tazebao – leggete il muro! (in collaborazione con ND studio). Il “muro parlante” che cambia pelle per comunicare è diventato manifesto partecipativo per la comunità attraverso azioni immateriali quali residenze artistiche e un laboratorio con le scuole del territorio – tra cui la Paolo Uccello, una delle istituzioni fiorentine con il più alto numero di studenti stranieri, che ospita un centro di alfabetizzazione e mediazione culturale. Inoltre, sempre con il coinvolgimento delle scuole, sono state organizzate derive conoscitive sul luogo fino alla sponda dell’Arno, oltre ad azioni conviviali e di animazione culturale. Tutto ciò con una attenzione particolare al dialogo intergenerazionale e interculturale, nonché alla solidarietà come forma strutturante della socialità.

Il documentario Apriti piazza!, appositamente realizzato con la regia di Alberto Tempi e Elena Barthel, diviene occasione per stimolare racconti e riflessioni sul quartiere, con l’obiettivo di rompere l’isolamento e l’autoreferenzialità, per raggiungere altri luoghi, “fuori”. Si sono contati in questa fase circa mille partecipanti in forma diretta o laboratoriale.

 

Germinale, una serra per coltivare le nuove generazioni

Nel 2022 il progetto Germinale – una serra per coltivare le nuove generazioni viene ripescato nell’ambito del nuovo bando Creative Living Lab; perciò, in rincorsa con il tempo, viene realizzata la rigenerazione di una serra esistente attraverso smontaggio e ricostruzione per adibirla a spazio per il teatro e le arti dedicato ai giovani delle Piagge.

Il progetto, sviluppato con modalità design & build, ovvero autocostruzione, ha visto anche il coinvolgimento degli studenti di Architettura dell’Università di Firenze (docenti Iacopo Zetti e Maria Rita Gisotti) ed è stato integrato dal volontariato locale, ancora una volta grazie a un peculiare percorso formativo: i contenuti sono quelli di un laboratorio di teatro dell’oppresso organizzato presso la scuola Paolo Uccello, con la partecipazione del gruppo le Rotte sedie. Con una timeline serratissima, e nonostante il caldo di questa estate di climate change, lo spazio Germinale è stato inaugurato ospitando un laboratorio d’incisione realizzato in collaborazione con Il bisonte, custode della grande tradizione fiorentina di una tecnica, raffinata e difficile, che diventa qui il simbolo del riscatto culturale e intellettuale della periferia e dei suoi abitanti.

Non più sperato, nell’ottobre scorso è giunto anche un risultato concreto rispetto a un’azione che ha attraversato tutti i laboratori e le iniziative. Il Comune , che, pregiudicandone qualsiasi possibilità di uso per riqualificazione locale, aveva previsto di usare la piazza come deposito per i vagoni della tramvia, dopo tormentata vicenda di “sensibilizzazione” cominciata con Apriti piazza!, è tornato sui suoi passi, prevedendo di localizzare il deposito in altro luogo, parallelo al letto dell’Arno. La piazza è salva, viva questa piazza che insegna molte cose, dimostrando anche l’efficacia dell’attivismo grassroots che fa la differenza rispetto al vecchio sistema quantitativo dell’outsourcing di progetto e dei grandi appalti.

Foto di copertina: Elena Barthel

 

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Last modified: 2 Dicembre 2022