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Giacomo "Piraz" PirazzoliWritten by: Reviews

Brasilia e Oscar Niemeyer, manifesto del radicalismo fotografico

Due saggi dell’architetto e fotografo di architettura Leonardo Finotti esplorano edifici e tecniche

 

Con Brasilia, Leonardo Finotti propone un saggio di 130 foto a colori in larghissima parte disposte su doppia pagina appoggiata sul lato corto con margine in basso e piccola cornice sui tre lati – a formare così un volumetto di circa 17 x 24 cm. L’edizione è accompagnata da due contributi scritti: Non basta aprire la finestra per vedere di Andrey Rosenthal Schlee, che traccia un breve ma utile sunto su Brasilia come sfida per i fotografi, e Sguardi e tempi di una capitale: Brasilia a sessant’anni di Luciano Figueiredo, che offre una sintesi tra progetto e realizzazione di questa capitale inaugurata nel 1960, pur ritenendola “unico esemplare […] di città modernista completa”, insomma astraendo da Chandigarh di Le Corbusier & soci, che è precedente.

Un succinto indice, anch’esso in portoghese e inglese, riporta le fotine in bianco e nero dandone una descrizione minima con luogo, data e autore. Gli scatti sono stati realizzati da cavalletto, elicottero e drone, questi ultimi in particolare per restituire fotopiani di grande interesse, come l’infrastruttura-stazione: l’opera forse più difficile, meno virtuosistica eppure totalmente geniale di Lucio Costa. Così, questo volumetto, che raccoglie opere dal Catetinho di Niemeyer (1956) al B Hotel di Weinfeld (2017), potrebbe essere parte di un manifesto di radicalismo fotografico per almeno tre ragioni. Principalmente, perché gli scatti hanno dietro un lavoro temporalmente lungo, fatto di pause, riflessioni e ritorni in loco – stabilendo in questo modo una differenza di produzione a monte del lavoro, strutturalmente diverso da quello dei fotografi globali paracadutati per la durata di un servizio. In secondo luogo, per la qualità intrinsecamente altissima delle immagini – sia dal punto di vista compositivo delle inquadrature che da quello delle scelte cromatiche. Infine, per la qualità di stampa, di buon livello ma non eccelsa, che paradossalmente dimostra come il prodotto finale non ne soffra, contribuendo in questo modo a un’interpretazione estrema o, appunto, radicale, della fotografia contemporanea che siamo abituati a vedere magnificata da schermo o da light-box (cfr. leonardofinotti.com).

Leonardo Finotti, Brasilia: historia e modernidade/History and Modernity, texto/text: A.R. Schlee e L. Figuereido, Companhia Brasileira de Arte Cultura e Esportes, São Paulo, 2020

 

Oscar Niemeyer è una sorta di iper-volume composto da 268 foto in bianco e nero, in maggioranza disposte in pagina singola con base sul lato lungo, con margine inferiore (ove trovano posto data della foto, numero di pagina, data e nome dell’opera fotografata) e piccola cornice sui tre lati, per circa 23,5 x 30 cm. Accompagnano le foto i saggi: Arte, cultura e politica: l’influenza di Oscar Niemeyer sul Brasile del XX secolo di Nivaldo Andrade, scritto approfondito e brillante a tutto tondo che ricostruisce i legami anche personali di Niemeyer, dalla musica alla letteratura alla politica; Leonardo Finotti, fotografia e architettura di Francisco Alambert, che riflette pur in modo sintetico sul lavoro di Finotti, architetto prima che fotografo di architettura; L’architetto Oscar Niemeyer di Andrey Schlee e Sylvia Ficher, che propone un utile profilo complesso dell’Oscar brasiliano, purtroppo banalizzato in chiusura da “[Niemeyer che] detta lo stile del proprio tempo nel mondo intero“; conclude il “Parallelismo di similitudini” tra Niemeyer e Finotti di Michelle Castro, che cura gli allestimenti delle esposizioni di Finotti ed è sua compagna nella vita.

Gli scatti sono stati realizzati da cavalletto, elicottero e drone, con i primi fotopiani già nel 2007. Degli oltre 700 progetti di Niemeyer sono fotografate opere realizzate – salvo il teatro municipale di Uberlandia (1979-2012) presentato in forma incompiuta con foto del 2006 – anche fuori dal Brasile (Francia, Algeria, Spagna, Portogallo, Italia) specie durante il decennio 1964-74 quando il nostro, comunista attivo e fiero, fu costretto all’esilio.

Ancora, il radicalismo fotografico di questo saggio starebbe nel bianco e nero (con una qualità di stampa decisamente buona) e nel cospicuo lavoro che Finotti ha dedicato a Niemeyer attraverso mostre e pubblicazioni precedenti, tanto che le foto selezionate hanno date comprese tra il 2006 e il 2020, oltre che nell’assenza di didascalie o descrizioni puntuali.

Leonardo Finotti, Andrey Rosenthal Schlee, Michelle Jean de Castro, Oscar Niemeyer, Produtora Rio de Arte e Cultura, Rio de Janeiro, 2021

Le immagini seguenti, selezionate in dialogo con Finotti, evidenziano come la stessa composizione grafica sia stata usata in relazione alle foto, alla geometria dei contenuti e alla loro sequenza, per restituire la visione complessa che è radicale finalità di entrambi i volumi

 

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Last modified: 12 Novembre 2022