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Giuseppe Maria Soli, padre dei progettisti modenesi moderni

Modena celebra il bicentenario dalla morte dell’architetto pittore con tre mostre e altre iniziative

 

MODENA. “Giuseppe Maria Soli, architetto d’impronta classicista nato a Vignola”, spiega lo studioso Vincenzo Vandelli che ne ha firmato la biografia sull’enciclopedia Treccani, “possiamo considerarlo il padre dei progettisti modenesi e uno dei più importanti dell’epoca moderna per avere operato nel Ducato Estense, che rinnovò in direzione neoclassica e purista, ma anche a Roma e Venezia, con lo scultore Antonio Canova che lo stimava in modo diretto”.

In occasione del bicentenario dalla morte di Soli, nato in territorio modenese e vissuto tra il 1747 e il 1822, vari istituti di Modena hanno organizzato una serie d’iniziative presso l’Archivio di Stato, l’Accademia nazionale di Scienze Lettere Arti e il Palazzo dei Musei, con il coinvolgimento di studenti del Liceo artistico Venturi di Modena, contribuendo così a riproporre un’importante figura storica.

La sua centralità, grazie alle testimonianze del grande Canova ma, soprattutto, dalle Memorie degli architetti antichi e moderni di Francesco Milizia (1827) e la biografia di Giovanni De Brignoli di Brunnhoff nella Biblioteca modenese di Girolamo Tiraboschi (1833), si deve ai decenni di attività presso alcuni dei maggiori “potentati” dell’epoca, dagli Este agli Asburgo Lorena fino, soprattutto, a Napoleone, dal quale ottenne titoli come la Legion d’onore e il ruolo di “Ispettore de’ Reali Fabbricati di Modena”, cui seguì la commissione per costruire l’ala delle “Procuratie nuovissime” in piazza San Marco a Venezia (1810-14), il cui cantiere era fermo da tempo.

A quali esempi della pratica architettonica – senza dimenticare che Soli è stato anche pittore, come dimostra a esempio il dipinto raffigurante Archimede, realizzato nel 1779 e conservato al Museo civico di Modena – si deve questa fama?

 

La formazione

Nato in una famiglia con pochissimi mezzi, Soli studiò grazie alla “protezione” prima di Giulio De Nobili, governatore di Vignola all’epoca nel marchesato dei principi Boncompagni Lodovisi, e poi del conte di Bologna Carlo Malvasia di Bologna, che lo introdusse dodicenne presso la felsinea Accademia Clementina. Dopo un decennio di formazione presso gli artisti Fra’ Stefano da Carpi, Ercole Lelli e Carlo Bianconi, e dopo alcuni premi come il Marsili Aldovrandi nel 1767, la svolta della carriera fu la sua discesa a Roma, dove giunse nel 1870 grazie alle pressioni del duca Francesco III d’Este e del cardinale Filippo Carandini. Ivi restò fino al 1784, eseguendo le prime prove architettoniche per due edifici collocati nel ducato estense, i campanili delle chiese di San Giacomo a Roncole e della pieve di Nonantola (1771-74), oltre ad alcuni dipinti come la Veduta della piazza ducale di Sant’Agostino, oggi conservato a Milano presso le Civiche raccolte del Castello Sforzesco.

 

L’attività

La prima opera di cui abbiamo riscontro è in realtà il progetto per la chiesa di San Pietro Apostolo a Carbognano (Viterbo). Commissionata dal principe Colonna di Sciarra, precede di poco il rientro di Soli a Modena, che preferisce, secondo le fonti, al recarsi presso il “monarca delle Russie ad essere suo architetto in Pietroburgo”. Qui nel 1785 il duca Ercole III d’Este affida all’architetto e pittore l’istituzione, la progettazione, l’organizzazione e la direzione della Scuola di Disegno di Figura, di Nudo, di Scultura e di Ornato presso il palazzo dell’ex Sant’Uffizio, divenuta poi Accademia Atestina di Belle arti e oggi Istituto d’arte liceo Adolfo Venturi.

Nel 1793 diventa architetto ducale. Costruisce il ponte di Sant’Ambrogio (1789-93, distrutto nella seconda guerra mondiale), la Porta Sant’Agostino (1789-91; demolita nel 1912) e restaura la serra dell’orto botanico universitario, palazzo Paolucci, palazzo Campori, villa Ricci, villa Forni. In epoca napoleonica fa la conoscenza diretta del generale còrso, di passaggio nel 1805 a Modena, per il quale si occupa della ristrutturazione di parti di Palazzo Ducale e delle opere requisite in città, per le quali parzialmente riesce a evitare la via della Francia. “Soli”, prosegue il suo biografo Vandelli, “fu praticamente il deus ex machina della Modena della Restaurazione: non c’era praticamente nulla che non venisse sottoposto al suo esame preventivo”. Prima di ulteriori commissioni private e religiose nel modenese, nel 1810 raggiunge Venezia, dove lavora alle Procuratie nuovissime su commissione dell’imperatore Napoleone.

 

Le celebrazioni

Oltre al convegno internazionale “Giuseppe Maria Soli. Un architetto modenese tra Antico regime e Restaurazione”, svolto il 20 e 21 ottobre all’Accademia Nazionale di Scienze, Lettere ed Arti di Modena (curato da Sonia Cavicchioli, Carlo Mambriani e Vincenzo Vandelli) e al tour guidatoNel segno di Soli”, programmato nel fine settimana del 22 e 23 ottobre e organizzato dagli studenti del Liceo d’arte Venturi che hanno accompagnato il pubblico in visita a palazzo Carandini, alla serra dell’Orto botanico, a palazzo Campori e a palazzo Schedoni, sono in corso tre mostre che delineano la figura di Soli, organizzate da altrettanti istituti cittadini che hanno operato in rete.

All’Accademia di Scienze, Lettere e Arti si può visitare “Giuseppe Maria Soli in Accademia. Carte private e progetti dall’archivio Soli” (fino al 20 novembre, tutti i giorni dalle 9 alle 17 su prenotazione). Grazie all’omonimo Fondo, affidato alcuni decenni fa all’antico istituto dagli eredi, la rassegna espone disegni, progetti, sagome e schizzi autografi dell’architetto modenese offrendo l’opportunità di ripercorrerne la formazione romana e l’esperienza alla corte Estense e al servizio di Napoleone a Venezia.

Architetture perdute” è la mostra che a Palazzo dei Musei (fino al 27 novembre, ingresso libero dal lunedì al sabato dalle 8:30 alle 19, domenica e festivi dalle 9:30 alle 19:30) presenta i modelli lignei moderni di due importanti sue architetture oggi perdute: la scenografica porta Sant’Agostino (1789-93) e il monumentale ponte di Sant’Ambrogio, realizzato nella periferia della città estense (1789-93), ricostruiti dal Laboratorio di “Ricerca Emilia” dell’Alma Mater e dagli allievi del corso di Architettura e design dell’arredamento del liceo artistico Venturi.

Infine, “Un pittore e architetto fra Sette e Ottocento. Giuseppe Maria Soli dalle carte dell’Archivio di Stato di Modena” ripercorre attraverso i documenti alcuni momenti salienti della vita professionale di Soli lungo un arco temporale di circa cinquant’anni (Archivio di Statofino al 30 dicembre, martedì e venerdì dalle 9 alle 15, su prenotazione).

Per informazioni: giuseppemariasoli.it, asmo.beniculturali.it, accademiasla-mo.it, museocivicomodena.it)

Immagine di copertina: A. Malatesta, ritratto del professor Giuseppe Maria Soli decorato della Legion d’Onore

 

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Last modified: 24 Ottobre 2022