Visit Sponsor

Alessandro ColomboWritten by: Forum Mosaico

L’archiviaggio. Milano-Kassel A/R

Diario minimo autostradale per architetti

 

Corso Sempione è il grande asse che collega Milano alla Francia e che parte dall’Arco della pace, voluto da Napoleone per celebrare il nuovo ordine europeo. Percorrendolo si punta a nord-ovest, ma conviene lasciare i luoghi segnati da Pietro Lingeri e Giuseppe Terragni con casa Rustici e da Bottoni con l’avamposto del mai nato piano AR per deviare su City Life, novella enclave della città verticale disegnata dalle archistar. Giusto per gustare le tracce della vecchia fiera, dell’ancor più antico sito industriale del Portello (dal quale uscivano fiammanti Alfa Romeo di cui non sentiamo più il rombo sulle strade), e constatare la debolezza degli ultimi interventi disegnati lungo la spina della fiera da Mario Bellini, ci si lascia a sinistra il monte Stella, il quartiere sperimentale dell’ottava Triennale, e s’imbocca decisi l’ampio cavalcavia, già autostradale, in tempo per sentire, se i finestrini sono aperti, l’udito fine e il momento propizio, la campana della certosa di Garegnano, gioiello tardo-rinascimentale meneghino non abbastanza conosciuto.

La giornata è limpida e il Monte Rosa s’impone sull’orizzonte, mentre a sinistra s’intravede l’albero della vita dell’Expo 2015 e a destra l’Alfa Romeo di Ignazio Gardella, triste avamposto (musealizzato con una protesi rossa platealmente non necessaria) di una grande fabbrica scomparsa, solo in parte sostituita dal vasto centro commerciale in legno lamellare firmato Michele De Lucchi.

 

Il congedo dalla città

Il casello ci congeda dalla città e i due autogrill giustapposti – uno ricostruzione comeradovera del simbolo di progresso degli anni cinquanta, l’altro curioso vulcano che erutta una debole luce giusto la sera – sembrano prepararci alla distesa di capannoni che, dopo un bel curvone, ci portano dritti verso nord lasciando la direzione francigena per quella lacustre ed elvetica.

L’occhio già mette a fuoco il Monte Generoso, ma l’intervento di Mario Botta non si vede, che con la coda dello stesso si riconosce la struttura industriale disegnata da Angelo Mangiarotti a Turate. Un accenno di colline e si è al casello di Como, immerso in una landa commerciale che in nulla ricorda il razionalismo lariano che vorremmo ritrovare. Il percorso non è dei migliori, le tormentate gallerie che sembrano abbandonate a una decadenza ineluttabile lasciano intravedere in un brevissimo tratto il lago e la città. Non senza rischi di tamponamento, si è già in coda in frontiera, accampamento di pensiline che sembrano una sorta di modello al vero degli effetti contrapposti della buona e della cattiva manutenzione, ovviamente quella buona oltre confine.

 

La Svizzera, tra infrastruttura e paesaggio, arte e big pharma

La ridente confederazione presenta subito la sua architettura, un disco volante commerciale e la struttura fonoassorbente a filare di alberi che Botta ha disegnato per celare la vista di Chiasso (o per proteggere dal disturbo dei frontalieri). Slalomando fra i cantieri, qui sempre presenti, si sbocca sul lago di Lugano e, minuto ma inconfondibile, il volume della casa di Riva San Vitale ci riporta sempre al Mario confederale, qui molto più felicemente agli esordi. La Svizzera di laghi e monti che ci aspettiamo ci viene ben presto negata dalle barriere protettive: si buca il San Salvatore e si plana nella conca commerciale di Lugano, inconfondibile zonizzazione che si affolla ai piedi della collina d’oro, dalla quale non crediamo che Hermann Hesse avrebbe il piacere di affacciarsi oggi.

Bucato anche il Monte Ceneri e lasciato in lontananza il Monte Verità, si punta sul Monte Carasso, luogo di felice incontro fra il modernismo di Luigi Snozzi e la storia.

Il disegno dell’infrastruttura autostradale dialoga col paesaggio montano. Già magistralmente impostata agli esordi dagli interventi di Rino Tami, la qualità del disegno permane anche nei ben più cospicui lavori eseguiti per l’AlpTransit. Attacchi delle gallerie, viadotti, ponti, financo guardrail, caditoie e segnaletica rispondono a un progetto meditato, ben realizzato e manutenuto che, sappiamo già, al ritorno ci lascerà orfani delle gallerie incerate e del manto stradale a giunti perfetti.

A nord delle Alpi alti tralicci seguono la valle che arriva ai laghi, preziose cartoline che a un occhio più attento denunciano un’urbanistica speculativa e un’edilizia comune, solo in parte compensata dalla qualità di realizzazione. Lucerna semplicemente non appare, il nastro autostradale totalmente intubato: dobbiamo solo immaginare il centro culturale KKL di Jean Nouvel sul lago e il poco conosciuto intervento di Alvar Aalto in collina. Superati gli ultimi rilevati montuosi che chiudono l’altipiano a nord, giungiamo in vista dei boschi che racchiudono i resti di Augusta Raurica – gli antichi romani ci segnano la strada – e il prezioso complesso del Gotheanum, che Rudolf Steiner volle luogo di vita a conferma della sua teosofia.

Basilea, città passata dall’industria della carta a quella della medicina moderna, si presenta oramai come una della capitali mondiali dell’architettura, meta com’è dei viaggi di studenti ammaestrati da docenti più o meno consapevoli. Le cittadelle delle big pharma vs la città dei musei, ambedue ovviamente ad opera di conclamate archistar, ma potremmo anche usare l’immagine di turris babelis, eccezione unica ma fra poco trina, vs collezione di architettura. Il risultato è una vera accozzaglia di volumi sulle rive del Reno, a partire dal fuori scala delle torri volute dall’azienda Roche (la seconda inaugurata in questi giorni e la terza in progetto) a picco sull’acqua e disegnate dagli inevitabili Herzog & de Meuron, che già si erano presentati all’ingresso della città con lo stadio “pneumatico” e la più minuta cabina sulla ferrovia, per proseguire con il museo Tinguely di Botta, forte anche qui, e la cittadella di Novartis che il piano di Vittorio Magnago Lampugnani ha reso un ordinato archivio del contemporaneo, da Frank Gehry a Tadao Ando, da Rafael Moneo a Rem Koolhaas, da Sanaa a David Chipperfield. Per chi volesse un attimo di raccoglimento, consigliato in tutti i sensi, ci sono sempre la Antoniuskirche di Karl Moser (sua anche la Badischer Banhof), e la Johanneskirche, di Karl Egender e Ernst Burkhardt.

Fuggendo, anche dalle onnipresenti code, ci si consola pensando ai ciliegi di Weil am Rhein e ancor più agli alberi impacchettati di Christo, che un inverno di anni or sono, a Basilea hanno abitato i campi intorno alla Fondazione Beyeler. Alberi suggeritori di memorie più dolci del rigido museo di RPBW e di quella Disneyland – scusate, si scrive campus! – per architetti e designer che è Vitra.

 

Sul grande plateau continentale che smista le acque

Sull’autostrada l’helvetica lascia il posto al din, i ponti sottili diventano più grandi ma sempre gettati in opera, i perfetti giunti della pavimentazione in cemento ti conducono veloci mentre i tralicci dell’alta tensione cambiano, qui più aperti e larghi a dominare il paesaggio.

Si lascia Corbu a Ronchamp in lontananza ad ovest e, in qualche modo, si sente di essere sul grande plateau continentale che smista le acque, Mediterraneo e Mare del Nord mentre l’indicazione Donauschinghen c’invita a scendere verso il Mar Nero con il lento Danubio.

Ma noi seguiamo il Reno, grande via fluviale fiancheggiata dalle due autostrade che sembrano i due eserciti, francese e tedesco, che ancora si fronteggiano, le colline sullo sfondo e la storia delle città che si susseguono ad accompagnarci. Colmar vale la deviazione per la pala d’altare di Issenheim, così ci si prende anche l’allestimento di Herzog & de MeuronStrasburgo ci ricorda di essere in Europa, mentre sul versante germanico scorrono Heidelberg, Karlsruhe dall’impianto radiale (dove ci si può anche fermare alla Siedlung Dammerstock di Walter Gropius), Darmstadt (come non pagare un tributo a Josef Maria Olbrich al Matildenhohe non senza un attimo di raccoglimento di fronte alla casa Behrens) per piombare, infine, su Francoforte, dove la city col suo skyline è anticipata sulla destra dal grattacielo alla fiera di Oswald Mathias Ungers, il cui ossessivo reticolo ci riporta ai fiumi d’inchiostro letti all’epoca.

 

Dal Reno a Meno, dal romanticismo alla finanza

Il Reno e il romanticismo lasciano il posto al Meno e alla finanza, ma la sosta si consiglia non al museo di Richard Meier, ma un poco fuori la città, a Hessenpark, ove in una piacevole campagna sono ricostruiti, con gentile disegno a villaggio, una serie d’interessanti edifici rurali, scrupolosamente preservati e salvati dall’incedere del nuovo che qui trovano, smontati e rimontati, un archivio al vero e a cielo aperto di solido interesse.

Siamo ormai nel cuore boscoso e vallivo della Germania. L’autostrada, che non disdegna forti pendenze per superare monti e corsi d’acqua, attraversa i luoghi della storia e dell’architettura europea: Fulda con la memoria della basilica di Ratgar, in un remoto passato uno dei più grandi impianti a transetto a nord delle Alpi; Würzburg con la sua Residenz, lo scalone e gli affreschi dei Tiepolo.

 

Kassel, dalle scenografie barocche al modernismo leggero ed elegante

La Castellum Cattorum di fondazione romana, nostra meta, si presenta come la città di Documenta, e come tale va approfondita anche perché scopo del viaggio, ma in questa sede vale la pena di esplorarla nella sua dicotomia. Da una parte luogo di uno degli impianti scenografici barocchi più importanti di Europa, dall’altra esempio della ricostruzione negli anni cinquanta (la città fu bombardata e completamente distrutta nel 1943), della quale rimangono ancora esempi, forse proprio a causa del clima depresso che per lunghi anni oppresse la città al confine della cortina di ferro e che diede l’idea, brillante, di farne sede di una delle più importanti mostre di arte contemporanea.

Quindi, dopo una visita d’obbligo ai palazzi e castelli di Wilhelmshöhe, con la replica dell’ercole Farnese, e il Bergpark, grande parco con 12 chilometri di cascata patrimonio mondiale Unesco, godiamoci il centro cittadino che dalla Hauptbanhof, ora declassata a favore dell’alta velocità collocata fuori, conduce alla piazza principale, ove il solo Fridericianum, museo pubblico, è stato ricostruito nel dopoguerra.

Tutto il resto è di un modernismo leggero, preciso ed elegante, orami storicizzato in un insieme che ha più di un cultore: come testimoniano gli artisti oggi ospiti dell’hotel Hessenland con annessa sala da ballo, disegnato da Paul Bode, fratello di Arnold, fondatore di Documenta. Da non perdere.

 

Al ritorno, altre scoperte

Il ritorno non è un semplice riavvolgere il nastro del percorso: il carro del sole che inverte il suo viaggio cambia la visione e la prospettiva.

A Francoforte vale la pensa uscire verso l’aeroporto e fermarsi al piccolo ma ricco museo dedicato agli Zeppelin, i dirigibili che sono forse le architetture volanti che non hanno ancora avuto eguali nella storia.

Baden Baden, città termale di fondazione romana, patrimonio Unesco, gioiello eclettico di grande eleganza perfettamente restaurato, può accogliere per una notte all’insegna di fortuna, cultura e cura. Il casinò, la Kurhaus e il monumentale edificio delle terme Friedrichsbad, nonché gli altri edifici di Friedrich Weinbrenner, confortano il soggiorno.

Arrivati in Svizzera, dall’altipiano le Alpi si stagliano asciutte e i ghiacciai vanno cercati con occhio attento. Complice il traffico, il passo del Gottardo ti fa assaporare il piacere del valicare i monti, come un antico viaggiatore che sfidi le cime e l’altitudine, non senza uno sguardo e una sosta ai plastici condotti di aerazione del tunnel sottostante, opera del già citato Tami. Meraviglioso il tratto di strada storica in porfido che scende ad Airolo e non da meno, sul percorso contemporaneo, il grande tornante che si spinge verso la val Leventina, opera ingegneristica ad alto valore vedutistico.

Scendendo verso meridione, il lago di Lugano offre la non edificante mole del casinò di Campione, sempre di Botta, mentre Mendrisio impone il pastiche del centro commerciale sul quale sempre domina il casinò in forma di tempio greco che, se non fosse per i limiti di velocità, ti farebbe spingere sull’acceleratore.

Ripassate le forche della frontiera e delle gallerie paleo-autostradali siamo di ritorno in pianura. La Brianza si apre sullo skyline di Milano, city finanziaria che appare quasi in contraltare alla Francoforte lasciata al Nord. Ma dietro questi grattacieli, più o meno dritti, si avverte distendersi una penisola, ed è chiaro che si deve arrivare al grande mare delle civiltà mediterranee.

Ma questo è tutto un altro viaggio.

Immagine di copertina: Hessenpark (courtesy Sascha Erdman)

 

  1. Luigi Cagnola, Arco della Pace, Milano, I, 1806 – 1859
  2. Pietro Lingeri, Giuseppe Terragni, Casa Rustici, Milano, I, 1933 – 1935
  3. Piero Bottoni, Grattacielo Ina, Milano, I, 1953 – 1958
  4. City Life, Complesso residenziale e commerciale, Arata Isozaki, Daniel Libeskind e Zaha Hadid, Milano, I, 2007 –
  5. Mario Bellini, Progetto Portello di Fiera Milano, Milano, I, 1987 – 1998
  6. Mario Bellini, MICo Fiera Milano, Milano, I, 2012
  7. Bottoni Piero, Cerruti Ezio, Gandolfi Vittorio, Morini Mario, Pucci Mario, Pollini Gino, Putelli Aldo, QT8, quartiere sperimentale della ottava Triennale di Milano, Milano, I, 1947 – 1954
  8. Vincenzo Seregni, Certosa di Garegnano, Milano, I, 1570
  9. Angelo Bianchetti, Villoresi Ovest, Lainate, I, 1958
  10. Giulio Ceppi, Villoresi Est, Lainate, I, 2013
  11. Ignazio Gardella, Anna Ferrieri Castelli, Jacopo Gardella, Uffici Tecnici di fabbrica Alfa Romeo, Arese, I, 1970 – 1974
  12. Angelo Mangiarotti, Complesso industriale Unifor, Turate, I, 1974 – 1982
  13. Elio Ostinelli, Centro Ovale, Chiasso, CH, 2011
  14. Mario Botta, Barriere antirumore, Chiasso, CH, 1993 – 2003
  15. Mario Botta Casa Bianchi, Riva San Vitale, CH, 1971 – 73
  16. Luigi Snozzi, Piano per Monte Carasso, Monte Carasso, CH, 1979 – 2009
  17. Rino Tami, Consulente estetico dell’Ufficio Strade Nazionali del Cantone Ticino, CH, 1963 – 1983
  18. Alp Transit San Gottardo, Gruppo di consulenza per la progettazione architettonica (BGG),  Uli Huber (presidente), Pierre Feddersen, Rainer Klostermann, Flora Ruchat-Roncati e Pascal Sigrist, 1993 – 2020
  19. Alvar Aalto, Wohnhochhaus Schonbuhl, Lucerna, CH, 1966 – 67
  20. Jean Nouvel, KKL Luzern Conzert Hall,  Lucerna, CH, 1998
  21. Mario Botta, Museum Tinguely, Basilea, CH, 1996
  22. Rudolf Steiner, Gotheanum, Heizhaus, Glashaus, Dornach, CH, 1913 – 1928
  23. Novartis Campus, Vittorio Magnago Lampugnani (master plan), edifici di Gehry, Diener & Diener, Sanaa, Chipperfiled, Souto de Mora, AMDL Circle, Maki, Moneo, Serra, Siza e altri.
  24. Herzog & de Meuron, Roche Towers 1 and 2, Basilea, CH, 2006 – 2022
  25. Herzog & de Meuron, Sankt Jakob-Park Stadium, Basilea, CH, 2001
  26. Herzog & de Meuron, Cabina di segnalazione ferroviaria Auf dem Wolf, Basilea, CH, 1995
  27. Karl Moser, Antoniuskirche, Basilea, CH, 1926 – 31
  28. Karl Moser, Badischer Bahnhof, Basilea, CH, 1912 – 13
  29. Egender & E. F. Burckhardt, Iohanneskirche, Basilea, CH, 1936
  30. Herzog & de Meuron, Musée d’Unterlinden, Colmar, F, 2009 – 2016
  31. Josef Maria Olbrich, Matildenhohe, Darmstadt, D, 1899 – 1914
  32. Peter Behrens, Haus Beherens, Darmstadt, D, 1900 – 01
  33. Oswald Mathias Ungers, Messe Torhaus, Francoforte, D, 1984
  34. Richard Meier & Partners, Museum fur kunsthandwerk, Francoforte, D, 1983 – 85
  35. Freilichtmuseum Hessenpark, Neu – Anspach, D, 1974 –
  36. Johann Balthasar Neumann, Würzburger Residenz, Würzburg, D, 1720 – 1744
  37. Città di Kassel, Masterplan per la ricostruzione, Kassel, D, 1948
  38. Paul Bode, Hotel Hessenland, Kassel, D, 1951
  39. Simon Louis du Ry, Fridericianum, Kassel, D, 1779 (ricostruito)
  40. Giovanni Francesco Guerniero, Bergpark Wilhelmshöhe, Kassel, D, 1701 – 1717
  41. Voigt, F. Herzig, Zeppelin Museum Zeppelinheim, Neu-Isenburg, D, 1988 Friedrich Weinbrenner, Kurhaus, Baden Baden, 1821 – 24
  42. Francesco Meschini, Strada della Tremola San Gottardo, CH, 1827 – 1832
  43. Mario Botta e Giorgio Orsini, Casino, Campione d’Italia, I, 1990 – 2006
  44. Foxtown Factory Stores, Mendrisio, 1995 –

 

(Visited 411 times, 1 visits today)

Share

Tag


, , , ,
Last modified: 9 Settembre 2022