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Federica CiavattiniWritten by: Reviews

Federico e Francesco, tra Gubbio e Urbino

Due mostre celebrano Federico da Montefeltro a 600 anni dalla nascita, e il suo rapporto con Francesco di Giorgio Martini

 

GUBBIO (PERUGIA) E URBINO (PESARO-URBINO). Solo un’ora d’auto separa Gubbio da Urbino, le città di Federico da Montefeltro cui sono dedicate due mostre per onorare i 600 anni dalla nascita. Si parte dalla città natale, oggi in Umbria e fino al 1861 nelle Marche, “Lì è tucto el core nostro et tucta l’anima nostra” (aperta fino al 2 ottobre), perché lì Federico nacque come figlio illegittimo di un Montefeltro, per spostarsi gradualmente verso il capoluogo marchigiano previo il suo primo titolo nobiliare ottenuto sposando Gentile Brancaleoni, signora di Mercatello e Sant’Angelo in Vado. A Urbino invece, dove si esprimerà tutta la sua propensione mecenatesca una volta sostituito il fratellastro erede legittimo Oddantonio, è in corso (fino al 10 settembre) “Federico da Montefeltro e Francesco di Giorgio: Urbino crocevia delle arti”.

Gubbio restò sempre fondamentale per il Duca al punto che fece realizzare uno studiolo di tarsie lignee anche nel locale palazzetto ducale – oggi purtroppo al Metropolitan Museum di New York, venduto incredibilmente nel 1939 dopo vari passaggi di proprietà – e dove fece battezzare il tanto agognato erede maschio Guidubaldo con un doppio nome che includeva il santo patrono eugubino, Sant’Ubaldo, appunto. La doppia visita è dunque fortemente raccomandata anche per accarezzare gli antichi confini dello stato feltresco che ai suoi margini conserva le rocche di difesa più integre, come a Cagli, Sassocorvaro, Costacciaro, perché quando il Valentino tentò d’impossessarsi del regno, Guidubaldo ne fece saltare in aria la gran parte per agevolarne la riconquista.

La maggioranza delle difese militari fu opera di Francesco di Giorgio Martini, ingegnoso senese allievo dei mastri bottini delle strutture ipogee di piazza del Campo atte alla raccolta dell’acqua, che dunque oggi meriterebbe di essere riscoperto anche per i suoi esiti di sostenibilità: accanto alla mostra urbinate c’è l’ingresso per i poco visitati sotterranei del palazzo con la neviera che permetteva di conservare cibarie fino all’estate, e poi le cantine, i pozzi, le cucine, le stalle equine di Oddantonio, i bagni, tutti ambienti freschissimi. Giusto dunque che qui la mostra sia stata dedicata a entrambi, visto che tutti gli altri grandi artisti della corte poi si eclissarono o emigrarono come Luciano Laurana, il dalmata attivo anche a Napoli e morto a Pesaro dagli Sforza, o il divino Piero da Sansepolcro.

 

Il legame con Francesco di Giorgio Martini

Il Martini nacque pittore, ma aveva una propensione verso il bassorilievo bronzeo anche sottilissimo. Tuttavia egli giunse alla notorietà come architetto civile e militare quando ancora queste due sfere non erano separate come nel secolo successivo, anche perché era un grande esperto costruttore di macchine lignee. Su questa passione poliedrica e pragmatica, molto prossima all’ingegneria, anche idraulica, si basa l’affinità con Leonardo da Vinci che incontrò una volta sola a Pavia, in viaggio, commentando insieme Vitruvio, che Francesco non capiva essendo digiuno di latino. È un peccato che a Urbino non sia segnalato che le due versioni dei trattati di Francesco, uno proveniente da Torino, siano in mostra a Gubbio e per questo le due mostre avrebbero potuto coordinarsi meglio.

Il grande problema del senese e del motivo per cui agli occhi degli architetti postbramanteschi appariva come goffo, stava nel fatto che non era in grado di distinguere gli ordini: I dieci libri dell’architettura infatti ci erano arrivati senza le illustrazioni, e quindi non era indicato cosa fosse dorico, ionico o corinzio. Fu Bramante il primo a capirlo, studiando le vestigia romane e durante il suo oscuro apprendistato con il monumentalista Fra Carnevale – capace di dipingere colossi e smisurati timpani anche in piccolissime predelle -, ma bisognerà aspettare Palladio per avere una prima edizione vitruviana illustrata. Peraltro, sappiamo che Vitruvio lavorò a Fano; ed è appunto grazie alla conquista militare di quella città, nonché di Senigallia, che Federico poté finanziare il Palazzo Ducale. In opere pittoriche e scultoree come la Battaglia di nudi detta la Discordia, l’architettura dipinta a carattere urbano è trattata con lo stesso dettaglio delle città ideali realizzate in questo secolo, tanto che proprio il Martini è ipotizzato come possibile esecutore della Città ideale di attribuzione tuttora incerta.

 

Nessuna riattualizzazione

La mostra non tenta nessun tipo di riattualizzazione. Ad esempio, non si è saputo o voluto rispolverare le poetiche pagine di Giancarlo De Carlo, Gli spiriti di Palazzo Ducale (1985): “Il mio mestiere è di trasformare lo spazio fisico”, scriverà più tardi, “e non di ricostruire le traiettorie delle trasformazioni che hanno fatto altri. Se mi capita d’intervenire su un edificio del passato è per destrutturarlo dei suoi significati originali e poi ristrutturarlo in un nuovo contesto di significati che considero rilevanti per il mio tempo”. Meglio così: l’identificazione decarliana con Francesco di Giorgio (maestro di recycling architettonico), che fu infatti massima, nonché fondamentale anche per la riscoperta del senese a lungo sottovalutato dagli storici dell’arte, potrà essere oggetto di un’altra mostra futura.

Immagine di copertina: allestimento di “Federico da Montefeltro e Gubbio. Lì è tucto el core nostro et tucta l’anima nostra”

 

“Federico da Montefeltro e Gubbio. Lì è tucto el core nostro et tucta l’anima nostra”

20 giugno – 2 ottobre 2022
Palazzo Ducale, Palazzo dei Consoli, Museo Diocesano, Gubbio
mostrafedericogubbio.it

“Federico da Montefeltro e Francesco di Giorgio: Urbino crocevia delle arti”

23 giugno – 9 ottobre 2022
Galleria nazionale delle Marche
gallerianazionalemarche.it/federico-da-montefeltro-e-francesco-di-giorgio-urbino-crocevia-delle-arti

 

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Last modified: 27 Luglio 2022