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Federica RussoWritten by: Mosaico Reviews

La Puglia nel colore di Ghirri

Una mostra al Museo Fondazione Pino Pascali di Polignano a Mare e un libro portano in un viaggio dall’orizzonte ampio

 

Occhiali e loden verde”. Così si descrisse al telefono Luigi Ghirri, per farsi riconoscere dal fotografo Gianni Leone al suo arrivo nella stazione di Bari. Era il novembre 1981, la sua prima volta in Puglia, soffiava vento di maestrale, il cielo era azzurro e la temperatura mite di fine autunno. Sono passati più di quarant’anni da quella sua prima mostra a Bari, “Still Life” alla Galleria Spazio Immagine, dove lo accolse l’intellighenzia locale ma non solo: Mario Cresci da Matera, Mimmo Jodice da Napoli. Era un’altra Italia, le belle cartoline degli Alinari da un lato e dall’altro il neorealismo che mostrava un Sud nel degrado; molti non erano mai stati in Puglia.

Ghirri da allora ci tornò molte volte: nel 1982 a scattare le sue prime foto nella regione con un maggiolino giallo, la moglie Paola e una Canon 35mm, e lo stesso anno per la mostra “Tra albe e tramonti. Cento immagini per la Puglia” nel Palazzo Città alla Fiera del Levante, nel 1984 per il celebre progetto Viaggio in Italia, e per un decennio fino al 1992 con una Pentax 6×7, per viaggi di lavoro o di piacere con amici e familiari.

 

Due progetti per un trentennale

Ci torna di nuovo quest’anno, in occasione del trentennale dalla morte, con due progetti legati e paralleli: la mostraTra albe e tramonti. Immagini per la Puglia” al Museo Fondazione Pino Pascali a Polignano a Mare; e il libro Luigi Ghirri. Puglia. Tra albe e tramonti, edito da MACK Books, con testi di Adele Ghirri, dello storico dell’arte Arturo Carlo Quintavalle, e con un’intervista della direttrice della Fondazione Rosalba Branà a Gianni Leone.

Una vecchia casa, un portico in ombra, un tetto di tegole, una sbiadita decorazione araba, un uomo seduto contro il muro, una via deserta, un albero mediterraneo: questa fotografia antica mi commuove perché, molto semplicemente, è «là» che vorrei vivere. Per me, le fotografie di paesaggi (urbani o agresti che siano) devono essere abitabili, e non visitabili. Dinanzi a questi paesaggi prediletti, è come se io «fossi sicuro» di esserci stato o di doverci andare”. Questa citazione di Roland Barthes, da La camera chiara fatta da Ghirri, ci riporta in Puglia. Le sue foto in mostra e tra le pagine del libro, inquadrano un Sud autentico: strade bianche, notti illuminate dai fuochi d’artificio, giostre, cerimonie di paese, bambini in strada, portoni e persiane di qualche villaggio, cactus nei vasi di terracotta, macchine dell’epoca, autobus, cicorie su un tavolo di legno.

In quegli anni di post modernità l’attenzione era ai centri storici; lui gira la camera e inquadra dove nessuno stava guardando, il caleidoscopio della realtà. Usa la geometria per dare una regola al caos, trasforma lo sguardo suo e nostro e ci stupisce. Sono paesaggi urbani dall’identità profonda, di vita vissuta, abitata, non visitata, lontani dalla Puglia turistica, tirata a lucido, di trulli, chiese e cittadine che conosciamo oggi.

 

Tra 1982 e 1985, un cambio di registro

È forse la prima volta nella sua storia in cui Ghirri sceglie di fotografare le persone: i ragazzi, i bottegai, le cresimande, l’incontro, il dialogo, il movimento. Durante le campagne di Puglia assistiamo a un cambio nel registro: prima, nel 1982, metafisico, concettuale, contemplativo, silenzioso, uno sguardo che abbiamo conosciuto nel settentrione e nella Pianura padana; poi, dal 1985 la vita, le persone tra i vicoli di calce, il fotografo che si fa guardare negli occhi, il mondo che diventa gioco, viaggio, racconto.

Ghirri era interessato alla lettura della realtà attraverso il racconto, con immagini più forti e meno forti, momenti d’intensità più e meno bassi, pause. Una narrazione a fisarmonica, a ritmi diversificati. Dice nel 1991: “(..) Così come nell’album di famiglia c’è il momento forte che è quello delle cerimonie, poi ci sono i momenti più lievi della vita quotidiana, che entrano spesso perché raccontano lo svolgimento di un’esistenza. Ecco, credo che si possa arrivare a concepire la fotografia anche in questi termini. Non fare soltanto le quaranta foto più belle (…) ma includere i punti di passaggio”.

 

Un viaggio dall’ampio orizzonte

Visitare la mostra, con il suo corpus fotografico, parzialmente inedito, e sfogliare il libro, le quasi 200 foto selezionate tra più di 2.000, alcune mai pubblicate, è un viaggio in questo romanzo con un orizzonte ampio, aperto ai temi della sociologia, filosofia, arte, letteratura, tra cultura alta e bassa, nel “colore di Ghirri”, come lo chiama Quintavalle.

Leggendo i testi e guardando le foto ci si sente quasi parte di quella compagnia che tra gli anni ottanta e novanta attraversava la Puglia: Luigi, Paola, la figlia Ilaria e la cognata Elena, gli amici Gianni Leone, Anna D’Elia, Rosalba Branà, i fotografi Jacques Berthet e Claude Nori, gli scrittori Gianni Celati, Giorgio Messori, Enzo Crosio e Beppe Sabaste, l’artista Davide Benati, i musicisti Lucio Dalla e Ron. A volte compaiono nell’inquadratura, a volte sono appena passati; forse sono al bar a bere dei caffè, s’immagina la cena al trullo di Cala Paura, lo scirocco, le risate.

Un viaggio in Puglia unico, a cui non immaginavamo di poter partecipare dopo tanti anni.

 

Immagine di copertina: Luigi Ghirri, Otranto (1982), in “Tra albe e tramonti. Immagini per la Puglia”

 

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Luigi Ghirri. Tra albe e tramonti. Immagini per la Puglia

16 ottobre 2021 – 1 maggio 2022
Fondazione Pino Pascali
via Parco del Lauro 119, Polignano a Mare
museopinopascali.it

 

 

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Last modified: 9 Marzo 2022