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Marco RagoneseWritten by: Professione e Formazione

Marcello D’Olivo, troppo rigorosamente libero

Il centenario della nascita è occasione per ricordare il progettista friulano e la sua articolata opera, di non facile interpretazione

 

Il 2021 verrà ricordato per diverse ricorrenze e anniversari. Tra questi è da citare il centenario della nascita di Marcello D’Olivo (1921-1991), l’architetto friulano “appassionato di linee curve e spirali ma che la storia ha condannato all’oblio”, come ha scritto Luigi Prestinenza Puglisi su Artribune.

In realtà, in Friuli Venezia Giulia il ricordo di D’Olivo è vivido e sempre rinnovato, quantomeno nella comunità degli architetti. Il territorio è, infatti, legato indissolubilmente al progettista udinese capace di realizzare trasversalmente in tutta la regione, superando campanilismi e dimostrando una determinazione (e una capacità diplomatica) che gli permetterà di costruire in Africa e Medio Oriente, anche per committenti alquanto discussi. Questo forte legame è testimoniato dall’istituzione di un premio biennale a lui intitolato con cui, fino al 2019, sono stati gratificati i migliori progetti realizzati dagli architetti friulani ed è stato delineato un quadro esaustivo della produzione architettonica della regione mitteleuropea.

Quest’anno la celebrazione si è tradotta in due mostre allestite a Lignano Sabbiadoro e a Lignano Pineta (Udine): la prima presso la sala mostre della Terrazza mare, edificio iconico di Aldo Bernardis; la seconda lungo il viale curvilineo – denominato il “Treno”, per gli edifici bifronte che si sviluppano lungo il tracciato – che attraversa l’impianto a spirale della località turistica progettata proprio da D’Olivo.

Nell’esposizione all’aperto, che terminerà a fine anno, i 17 pannelli progettati e installati sui lampioni doliviani (allestimento di Lucia Ardito) illustrano la genesi di Lignano Pineta e le ville che hanno contribuito alla fama dell’architetto udinese. Promossa dalla Società Lignano Pineta, la medesima che finanziò il progetto del nuovo insediamento e che oggi gestisce parte del litorale, la mostra è pensata per chi passeggia (magari con un gelato in mano) risultando di facile lettura e, a tratti, encomiastica nel sottolineare l’eroicità dell’impresa fondativa.

Di altro tenore l’esposizione alla Terrazza Mare – terminata il 24 ottobre e curata da Francesco Borella, storico collaboratore di D’Olivo – in cui è stato evitato l’approccio autocelebrativo per illustrare, invece, la poliedricità dell’uomo, progettista, artista e visionario. Alcuni documenti inediti, “salvati” dalla vendita dello studio di Portogruaro proprio da Borella, mostrano la multiscalarità – in termini dimensionali ed espressivi – dell’approccio doliviano, ed esprimono una libertà di pensiero che, probabilmente, rimane la vera cifra stilistica di tutte le opere realizzate. E, probabilmente, anche il limite: la critica architettonica non è infatti riuscita ad attribuire a D’Olivo un aggettivo che sintetizzasse il suo lavoro, troppo complesso, sfaccettato. Insomma, troppo rigorosamente libero.

 

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Last modified: 23 Novembre 2021